John Barleycorn

lond2017

John Barleycorn, il protagonista assoluto di questa autobiografia alcoolica di Jack London (trad. L. Bianciardi, UTET 2008) non è un umano, è la personificazione della birra e del whisky. L’io narrante è lo stesso London, che dalla sua prima ubriacatura a soli 5 anni vive il bere come fatto eminentemente sociale, come un elemento fondativo della vita di tutti i maschi di carattere, avventurosi e di un qualche valore. Il rapporto con John Barleycorn si prolunga per tutti i decenni qui narrati, con episodi spesso epici e grandiosi, in cui la miseria umana confina con l’eroismo, nel puro spirito londoniano. Alla fine, la conclusione dell’autore sembra essere quella della necessità di chiudere tutti i saloon: finché esisteranno questi luoghi di incontro tra maschi, l’unico mediatore sarà sempre e solo l’alcool. Per chi ama London, un libro imperdibile.

Micronote 63

gufin

  1. Alle domande mal poste si risponde col silenzio.
  2. Vite che si incrociano, che si perdono, scie di lumache in una notte di luna.
  3. Lavare i piatti e le pignatte, e le stoviglie tutte: una pratica quotidiana raccomandata agli aspiranti filosofi e ai filosofi compiuti.
  4. Perché i sogni svaniti, le illusioni perdute, le speranze distrutte, le persone scomparse per sempre, i piaceri che non rivivremo, irradiano tanta luce intorno a sé, una luce che a volte ci acceca?
  5. Da sempre i movimenti totalitari intendono se stessi come radicalmente differenti, puri e incontaminati, e rifiutano ogni compromesso e accordo con gli altri: ladri, sfruttatori, usurai, immorali, degenerati, impuri, massoni, élites, ebrei, nemici del popolo, ecc. ecc.
  6. Post-verità, post-menzogna, post-vergogna. Ci siamo.
  7. TRADIZIONI. Alcuni uomini molto pii e religiosi di diverse tradizioni si recarono dal Maestro, e gli chiesero, per provocarlo: “Tu che sai tutto, vuoi dirci quale tradizione tra le nostre è vera, o almeno più vicina alla verità?”
    Rispose: “Voi vi attaccate alle vostre tradizioni come cuccioli alle mammelle della madre: quella è la vostra madre, e le madri degli altri vi appaiono tutte brutte e cattive.  Voi non potete uscire da voi stessi, le vostre tradizioni vi avvolgono come il bozzolo avvolge il baco, ma da voi non uscirà nessuna farfalla, perché il vostro bozzolo sarà filato per tessere vesti che non conoscerete mai.  La vostra idea di verità è quella della vostra tradizione, e con essa misurate tutte le altre verità, e le altre tradizioni fanno la stessa cosa, misurano tutto secondo la propria misura.  Se verrà da fuori un nuovo misuratore, voi non potrete misurarlo, perché verrà da un mondo diverso dal vostro, e voi di lui non capirete nulla: ciascuna tradizione lo vedrà a modo suo, secondo la sua scala di verità e falsità, di retto giudizio e di menzogna, che si sarà costruita per sopravvivere e per giustificarsi davanti ai suoi propri occhi”.
  8. C’è una forza arcana, una potenza ineffabile e trascendente, che mi tiene lontano da alcuni autori. Ad esempio, da Bauman.
  9. In una discussione filosofica, prima di sostenere o negare l’esistenza di qualcosa bisognerebbe essersi accordati su cosa si intenda per esistere. (Non ne avremo mica un’idea pre-critica, immediata, e di puro senso comune, nevvero?). Altrimenti la discussione da filosofica si fa paurosamente vicina ad una discussione da bar, diciamo.
  10. RISPETTO. Mi capita di sentire Antonio Padellaro su La 7 invocare rispetto per i milioni di Italiani che hanno votato per il Movimento 5 Stelle. E penso che in politica, e non solo, la categoria del “rispetto” sia estremamente scivolosa e problematica.
    In primo luogo, essa appare sempre legata al numero e alla forza (il rispetto si impone, come nel caso degli uomini di grande rispetto dell’universo mafioso e paramafioso). Non si è soliti invocare rispetto per la volontà di gruppi piccoli e sparuti, ma di movimenti grandi, di grossi animali politici.  In secondo luogo, ma in preciso rapporto col primo fattore, il rispetto non è di per sé legato all’aspetto qualitativo-morale. Anche la volontà dei milioni di elettori tedeschi che nel 1933 votarono per il NSDAP esigeva rispetto, e lo ha ottenuto.
  11. EBREI. Se tu odii qualcuno, un pretesto per giustificare il tuo odio ai tuoi stessi occhi e per sostenere che non si tratta di odio ma di tua avversione per l’altrui malvagità, e di puro desiderio di ristabilire la giustizia da lui violata, un pretesto che funziona lo troverai sempre. Così accade per l’odio verso gli Ebrei, un odio proteiforme, che nei secoli instancabilmente si rigenera, assumendo sempre nuove forme e nuovi colori. Un odio che, nella sua più profonda radice, è l’odio dei secondi verso i primi, di quelli che vengono dopo verso quelli che hanno aperto la strada: che è anzitutto la strada verso il monoteismo etico. Da questo tutto il resto segue.
  12. Ormai solo un cieco non vede che la civiltà è una incrostazione superficiale su un magma ribollente, e che l’umano ha una dimensione violenta, sacrificale e conflittuale ineliminabile. Ma, come i saggi di tutti i tempi hanno detto, l’umanità è composta quasi totalmente da ciechi. Per questo una speranza meramente mondana è priva di fondamento quanto quella religiosa, e l’esito apocalittico è certo.
  13. Quello che appare un detto potrebbe invece essere un contraddetto.
  14. RIGOPIANO. Guardate le pendici del Vesuvio piene di case, leggete la Ginestra, e meditate su due realtà che sempre si intrecciano: l’avidità degli umani e la loro cialtroneria da un lato, dall’altro il disperato bisogno di capri espiatori per ogni sventura.
  15. SILENZIO. La verità non grida mai, e spesso tace. La menzogna urla spesso, ma anch’essa qualche volta tace.
  16. PATTUME. Quanti sono quelli che pensavano di essere gli spazzini che con le loro ramazze avrebbero spazzato la società e riempito le pattumiere della storia, e ora sono loro stessi in quelle pattumiere, e nemmeno si rendono conto di essere rifiuti!
  17. VEDERE. Mai come in questo momento storico è apparso vero che ciascuno vede solo ciò che vuole vedere, ma questa verità i più non la vogliono vedere.
  18. VEDERE 2. Ognuno vede solo quello che può vedere, e di quel che può vedere vede realmente solo quel che vuole vedere. (Massimamente in politica.)
  19. La neuropsichiatria si evolve: a quando la diagnosi di metempsicosi infantile?
  20. KRISIS. Molti dovrebbero rifare le elementari. Quelle di una volta, dove si insegnava l’ortografia. Abbiamo “una scuola primaria ottima” ripetono come un mantra – infatti è pieno di gente che scrive un italiano improbabile, denso di stà, ecc.. Lasciamo perdere, per il momento, sintassi e congiuntivi, dei quali anche parlamentari e ministri fanno un uso, diciamo, impreciso. Del resto, la maggior parte di loro non ha letto neppure il Bignami. Una riforma della scuola dopo l’altra, senza visione, senza intelligenza, senza senso del reale, sotto il dominio di un pensiero pedagogistico inconsistente e fallace, hanno devastato l’Italia. Ma è tardi, i buoi sono scappati, e sono diventati hamburger, e il lamento sulla decadenza non ha più senso alcuno. Purtroppo il crollo del livello culturale della borghesia italiana corrisponde alla non-crescita e al nostro progressivo allontanamento dai Paesi che contano. Tra Leopolda e Casaleggio & Associati, senza scampo. Amen.

Medjugorje

16998006_1253328661369398_1511755151330652024_nIl Cattolicesimo degli ultimi decenni presenta un evidente carattere inflazionistico: inflazione di santi proclamati, inflazione di papi santificati, inflazione di apparizioni mariane a Medjugorje. La soglia critica è stata raggiunta senza che l’istituzione stessa se ne rendesse conto. A questo movimento corrisponde lo svuotamento delle chiese per quel che riguarda la normale vita religiosa, e la riduzione della cultura cattolica a piccola nicchia nel mondo culturale più ampio. Tuttavia, non appare visibile quel tormento di Paolo VI sul divorzio tra cristianesimo e cultura contemporanea, tutto sembra passato in cavalleria dopo il passaggio devastante dell’armata wojtyliana. La stragrande maggioranza della popolazione italiana di religione sa nulla, non conosce neppure gli elementi fondativi del credo, ma venera esseri semi-divini come i padripii, e figure di dea madre come le varie Madonne. Il popolo, si sa, chiede prodigi e potenze protettrici. Il modo in cui Bergoglio tratterà Medjugorje sarà l’elemento sul quale io personalmente giudicherò il suo pontificato.

La voce segreta dei corvi

covbarMi ha affascinato il titolo, e ho preso il libro dallo scaffale di quelli a metà prezzo. Ma questo romanzo mi ha deluso: la cosa più bella rimane il titolo, che però non è l’originale (il romanzo di Christopher Barzak si intitola One for Sorrow – 2007, trad. it. di C. Nubile, Elliot 2008). Storia di formazione di un quindicenne, si presenta come una vera e propria iniziazione nel senso arcaico del termine, una discesa nel mondo dei morti, legata al rapporto con un coetaneo barbaramente assassinato che continua oltre la morte di costui. Il fatto è che anche quando si narra di ritorni di morti-non-ancora-del-tutto-morti, inquieti e nostalgici o assetati di sangue che siano (non è questo il caso), occorre anzitutto rispettare alcune fondamentali regole e offrire un quadro che potrà anche essere assurdo, ma nella sua assurdità o incomprensibilità non deve presentare contraddizioni. Qui l’autore pencola tra orrore ed elegia, quello che torna a visitare Adam, il morto Jamie, non è un etereo fantasma, ma un corpo freddo che si muove e parla, ma non è uno zombie, sebbene a lungo andare mostri segni di putrefazione… Insomma, che cosa è? Una narrazione deve fondarsi comunque su una antropologia anche fisica, per quanto strana o disturbante, che all’interno del racconto abbia un senso. Qui si fa davvero fatica a trovarlo, e non è il caso di sforzarsi. Si può concludere che se la morte rimane uno dei pilastri della letteratura, alta o bassa che sia, oggi è ben difficile che un autore possa affrontare il tema della condizione dei morti, non esistono più i presupposti culturali per farlo decentemente. Del morire, invece, e della perdita per sempre, si parlerà, narrerà e canterà finché il sole risplenderà sulle sciagure umane.

Conrad’s Shadow

lawtoo-conrads-shadowIl primo libro di Nidesh Lawtoo che ho letto è The Phantom of the Ego, necessaria premessa alla lettura di questo Conrad’s Shadow (sottotitolo: Catastrophe, Mimesis, Theory), edito da Michigan State Univerity Press nel 2016, un testo ricchissimo di idee ed estremamente acuto nell’analisi della vasta produzione del grande scrittore polacco in lingua inglese. Un libro anche di lettura estremamente impegnativa, nonostante la brillantezza della scrittura dello studioso. Da Nietzsche ai film legati a Conrad come Apocalypse Now di Coppola a Sabotage di Hitchcock, Lawtoo elabora la sua analisi della metafisica dell’orrore e della natura proteana del soggetto contemporaneo. Joseph Conrad ne esce come un gigante della letteratura e del pensiero. Condivido questo giudizio.

Questo è un mondo strano, nel quale l’ombra non segue le forme originali, ma piuttosto contribuisce a portare materialmente all’essere queste forme. Così che la questione non è più quella di smascherare il modo in cui i media simulano la realtà, generando copie dei fatti, ovvero ombre senza sostanza. Piuttosto la questione è rendersi conto che la maschera ha effetti materiali e in-forma il soggetto che essa copre proprio nella sua stessa sostanza ontologica, lungo linee che oltrepassano la distinzione tra superficie e profondità, copia e originale, idee e materia, ombre surreali e figure reali.
(p. 325)

Micronote 62

gufin

  1. “Tutta questa luce ci ucciderà,” dissero. “Scaviamoci dunque delle tane oscure, nelle quali conservare intatte le nostre credenze e le illusioni che ci permettono di vivere”.
  2. “Il famoso letto di Procuste,” disse il sacerdote, “fu trasportato da Teseo in cima all’Etna, e posto sul bordo del cratere. Quando poi Empedocle salì sulla montagna del fuoco, essendo molto affaticato, si distese su quel letto, e trovandolo adatto a sé e molto comodo, vi si addormentò profondamente, dopo aver congedato il servo da cui si era fatto accompagnare. Costui, ritornato là dopo poche ore, non trovò più né il letto né il filosofo”. Sul momento pensai che il sacerdote fosse pazzo, ma in seguito per anni cercai un sapiente che potesse interpretare per me le sue parole.
  3. Ci sono silenzi eloquenti, e anche silenzi ciarlieri, ai quali si deve imporre di tacere.
  4. SABBIA. Quando anche le classi colte cominciano ad usare le parole in modo impreciso e vago, senza quella coscienza delle parole che è essenziale per la serietà e piena efficacia del discorso e del ragionamento, allora si percepisce il terreno liquefarsi sotto i piedi, diventare sabbia mobile e trappola. Senti che la violenza monta, un rumore sordo, in lontananza per il momento.
  5. Tema: la letteratura dei moderni a confronto con quella degli antichi.
    Svolgimento:
    Il folle amore e il corso delle stelle.
  6. Giorni come lampi, settimane come saette, mesi come fulmini, anni come bolidi.
  7. MORALISMO. Necessario ripeterlo per i secoli dei secoli, finché il sole risplenderà sulle sciagure umane: il tuo moralismo guarda sempre a quello che GLI ALTRI sono e fanno; la tua morale guarda sempre a quello che TU sei e fai.
  8. DILEMMA. A quella gente fu chiesto: “Volete burro o cannoni?”
    Risposero: “Burro, vogliamo, e spassarcela per tutta la durata dei nostri brevi anni!”
    Ebbero cannoni. Cannoni nemici.
  9. “Ma,” disse, “come potranno navigare attraverso le tempeste del futuro coloro che nelle tempeste del passato a stento sono sfuggiti al naufragio, e vi hanno perduto l’intero carico delle loro navi?”
  10. FUGA. Perché è la libertà con la sua fatica che gli umani spesso fuggono, preferendo le cipolle d’Egitto, o l’appartenenza al grosso animale che vive di capri espiatori. E questa fuga, unita al bisogno di venerazione e di sottomissione ad un Padre-Padrone umano-divino, sempre di nuovo ritorna.
  11. Gli esasperati contro l’establishment
    finiscon sempre con l’eleggere magnati.
    E questo è il loro punishment.
  12. La Sinistra-sinistra e il suo ceto intellettuale: la più miseranda realtà, e risibile, che l’Italia abbia partorito negli ultimi decenni. Insieme a una vomitevole Destra confusionaria, e ad una piccola e media borghesia ignorantissime e becere. Queste ultime del tutto prive di un qualcosa che meriti il nome di ceto intellettuale.
  13. Molti scrivono, ma non dovrebbero. Molti parlano, ma dovrebbero imparare il silenzio.
  14. Tutti sono pronti a difendere l’ordinamento generale quando la sua modifica colpisce il loro interesse particolare.
  15. Ho sognato il corso della mia vita come una serie di sipari, alcuni grandi e variopinti, altri più piccoli, grigi, rammendati e polverosi, che si aprono uno dopo l’altro, su scenari via via più ristretti e meno luminosi, e con attori sempre meno bravi e meno numerosi.
  16. DUE QUESTIONI. L’Europa ha davanti a sé due questioni fondamentali, quella economica e quella militare. Della prima parlano tutti, della seconda nessuno. I cannoni che non sparano sono silenziosi, quelli che sparano ci sembrano lontani.
  17. Non arrendersi mai alla disperazione apocalittica, che si presenta in varie e suadenti forme alla soggettività singola e collettiva.
  18. Da cinquant’anni leggo e ascolto attacchi e geremiadi contro i benpensanti da parte di malpensanti perfettamente inseriti nel sistema. E mi hanno tediato, diciamo.
  19. INDIFFERENZA. Non bisogna essere troppo pronti a condannare l’indifferenza. Anzitutto perché quella che si condanna è sempre l’indifferenza degli altri, ed è una condanna facile, a buon mercato e senza rischio. In secondo luogo perché vi sono molte circostanze in cui l’unica alternativa all’indifferenza è la guerra, e la guerra è difficile farla senza aver prima risvegliato la bestia dell’odio.
  20. C’è questo fatto, che è un segno dei tempi: in Italia al valore dell’istruzione (e della cultura) crede solo una minoranza. E tra i politici questa è una piccola minoranza.
  21. LOTOFAGI e LESTRIGONI. Quanto più corrotta è una società, tanta più apatia inocula nella maggioranza dei suoi membri, e tanto più numerosi vi sorgono pseudoprofeti, guide spirituali da strapazzo, e rivoluzionari a buon mercato mossi da vani furori.
  22.   SENSO. L’idea che il mondo sia insensato può nascere solo entro una civiltà che abbia conferito a sé stessa e al mondo un eccesso di senso.
  23. L’attivismo degli ignoranti è una sventura dell’umanità da almeno tremila anni.
  24. Si può amare un fantasma, o chi ama un fantasma in realtà ama solo se stesso? Questo è il tema del mio antico romanzo.
  25. Quanti ignobili giornaletti che nessuno legge, puro ciarpame, ricevono sovvenzioni pubbliche! Ovunque lo sguardo giri, vedi l’Italia come un immenso paesaggio punteggiato da mangiatoie, intorno alle quali si affollano greggi di amici, e di amici di amici, dal robusto appetito.

Cratofania

16299224_1221241251244806_4782807056354529190_n

Da sempre per uomini e dèi
veneranda tra tutte le cose
è la forza di animo e corpo
alla quale si inchinano tutti.
La rinuncia ai beni del mondo
è forza che si manifesta,
e l’asceta atleta di Dio
anche lui testimonia la forza.
Il casto che Venere sdegna
la donna che prega e digiuna,
il martire che si offre ai leoni,
chi prende la croce e la porta,
chi dice di essere nulla,
polvere innanzi all’eterno,
chi nudo affronta l’inverno,
la virtù eroica del santo,
e le debolezze felici,
sono ombra di forza divina,
perché sempre sovrana è la forza.

Il canto delle arvicole

dsc01721

Ricordi, amico, il canto delle arvicole
in quella sera del Settantadue?
Giugno o luglio, non mi ricordo bene,
ma era caldo e bevemmo molto vino
sulla riva dell’argine, sull’erba antica medica
che fa lucido il pelo dei conigli.
Bevemmo vino noi due filosofi
discutendo di mondi e libri e mutazioni
del cuore oscuro della storia. Andava intanto il fiume
che muoveva le alghe in lente spire
e scendeva la notte. Due ragazze
con noi ridevano ogni tanto.

Ricordi, amico, cantavano le arvicole
e le sentimmo, mangiavano e cantavano,
felici della vita ci sembravano,
di quella vita breve, esposta ai gufi
alle volpi e alle donnole rapaci.
In quella sera del Settantadue
un’arvicola d’acqua ci parlò:
Siate felici, umani, lunga vita!
Da quando parlano e cantano le arvicole?
tu mi chiedesti, e io risposi: è il vino.

Ricordi, amico, il canto delle arvicole
in quella sera del Settantadue?
Tu non ricordi, no, non credo,
di noi quattro solo io rimango
a misurare la vita delle arvicole
e quella umana, a ricordare il canto
di piccole creature a cui la voce
prestò per quelle ore in riva al fiume
la nostra giovinezza, il caldo e il vino.

https://www.facebook.com/brottof

Micronote 61

gufin

1. “Maestro,” gli chiesero i discepoli, “ci è lecito piangere?” Rispose: “Se non piangerete voi, piangeranno le pietre”.

 2. Che i magnanimi siano pochissimi, e che la maggioranza degli umani sia composta da persone risentite, invidiose, meschine e codarde, questo è noto da millenni, egregio signore. E il magnanimo anche di ciò non si meraviglia.

3. Nel Veneto la cementificazione selvaggia dei decenni scorsi ha investito anche molti cervelli umani, determinando mutazioni genetiche impressionanti. Ne è nata una nuova specie, nella quale all’abnorme crescita della motilità intestinale corrisponde un altrettanto abnorme e caotico sviluppo delle sinapsi, con catastrofica caduta delle capacità razionali: il Venetista.

4. Conoscenza che uccide, la Sirena.

5. Vedono se stessi come puri, e la classe politica dominante come marcia fino al midollo, e irredimibile. Non saranno mai in grado di capire che un popolo moralmente sano, quale è immaginato dalla loro paranoia, non avrebbe mai e poi mai potuto secernere una classe politica di profittatori, corrotti e ladri come quella contro cui lanciano pietre. Questa classe politica presente non è il frutto di un complotto alieno, le sue radici sono profondamente immerse nell’humus nazionale, e nella storia dell’Italia e delle sue regioni. Corrupti incorruptum sibi animum fingunt.

6. “Non si muove faglia che Dio non voglia”. Al Cattolicesimo attualmente manca una sismoteologia.

7. Cosa sia il tempo lo saprà altri, io non lo so. Certo è cose differenti in ambiti differenti: per me è anzitutto l’abisso insuperabile che mi separa da tutto quello che per me ha maggior valore, è il senso di una perdita incolmabile, è il prefazio della perdita di ogni cosa. Ricordo che fin da quando ero bambino il presente era per me sempre già un esser-stato.

8. “Orsù,” disse, “se non siete incatenati in prigioni reali, createvene delle immaginarie, affinché possiate vivere la vita da schiavi che desiderate con tutto il vostro cuore”.

9. Epicentro di epicentri, tale è ogni essere umano fino all’ultimo sussulto.

10. Là s’incupiscono i mari, vasti e bui.

11. “Chiunque pensi che nella stretta scatola della sua mente sia entrata la vera realtà delle cose, costui è un imbecille,” disse.

12. E dunque, in questa fase finale del mio autunno, alle soglie del mio inverno, devo interrogarmi su cosa sia la maturità: di una cultura, di una civiltà, di una singola persona.

13. In Italia ci sono terremoti guelfi e terremoti ghibellini.

14. Che il Dio adorato sia concepito come violento o non violento dipende soltanto dagli umani.

15. Dimmi qualcosa, Tiresia, non stare lì a guardarmi muto e imbambolato!

16. Quando in una società l’ironia diviene un obbligo sociale di massa, quella società è spacciata.

17. “La chitarra elettrica è un prodotto del capitalismo,” disse.
18. Mai nella storia si è verificata una contingenza simile: tutte le nazioni contemporaneamente in crisi di identità.
19. Ogni forma di demo-crazia è sempre e comunque una espressione del KRATOS, la potenza, fratello di BIA, la forza violenta.
20. Da noi quando uno dice “in Italia non c’è democrazia” in realtà intende “io non sono al potere ma vorrei tanto andarci”.
21. Gli intellettuali più o meno influenti che parlando della democrazia odierna evocano sempre l’Atene di Pericle come società aperta, ecc., si ricordino che quell’Atene era una società a base schiavista, ed estremamente aggressiva verso l’esterno, ben più della non-democratica Sparta, e che fu essa a scatenare la terribile guerra del Peloponneso (che perse). Ci si ricordi che democrazia e pace, fin dall’inizio, non sono equivalenti, per nulla affatto.
22. Nessuno, mai, evoca l’interesse del Paese se non pensa che coincida col proprio particolare. Nessuno, mai.
23. Non è facile trovare oggi fra noi persone anziane a cui si possa riconoscere una personalità matura, nelle quali la decadenza del corpo corrisponda ad una piena maturità dello spirito. Il giovanilismo ideologico imperante accentua questa difficoltà. Come se la norma per un frutto fosse arrivare alla putrefazione da acerbo, saltando la fase del profumo e della dolcezza. Perché il fenomeno non riguarda un frutto singolo, per accidente, ma tutti quelli dell’albero occidentale.
24. DIO 1 e 2. Perché, riducendo la cosa in sé enorme ai suoi minimi termini concettuali, per una certa visione teologica il Dio-Vendetta e il Dio-Amore non possono essere lo stesso Dio, e quindi il Dio-Vendetta, ben presente nelle Scritture, è accantonato; mentre per l’altra visione teologica il Dio-Vendetta è nello stesso tempo anche il Dio-Amore, e la dimensione della vendetta è ineliminabile. Oggi nella Chiesa Cattolica sono compresenti entrambe le visioni, ed entrambe presentano problematicità e aporie. La seconda appartiene a quella che io chiamo la Destra cattolica, oggi minoritaria ma nel corso della storia prevalente.
25. CREDERE, PENSARE. Mi ha sempre colpito il fatto che nel comune discorrere pensare e credere, che in teoria dovrebbero indicare atti differenti, appaiano totalmente intercambiabili. La stragrande maggioranza delle volte in cui noi usiamo uno dei due verbi potremmo infatti usare l’altro. Provate a farne esperimento consapevole: sostituite “credo che” a “penso che” e vedete cosa ne consegue: in genere nulla, il significato che attribuiamo è lo stesso. Chiedetevi dunque quale esso sia. Io penso che non sia un’operazione così semplice. Anzi, lo credo.
Ma ciò che interroga il senso comune e la comune percezione del valore e del significato delle parole che usiamo, si transvalora, per così dire, nel linguaggio teologico che produce testi che vengono sottoposti ad un atto di fede. Il quale atto, sebbene la predicazione cattolica attuale più diffusa tenda a tradurlo in mero atto di fiducia, mantiene una fortissima ed evidentissima componente intellettuale. Al fedele è chiesto non solo di affidarsi a Dio con quella fiducia ma di credere ad un Figlio “della stessa sostanza del Padre”, “Dio da Dio”, “generato, non creato”, ad uno Spirito “che procede dal Padre e dal Figlio”, ecc.
Credere alla processione dello Spirito (vorrei tanto sapere quanti fedeli saprebbero dire cosa significhi…) è atto differente, e in che cosa, dal pensare che lo Spirito proceda? O forse il Credo proclamato è un atto di fiducia nella verità della Tradizione, ovvero nella istituzione che ha tramandato quelle formule come vere, e qui allora il credere-fiducia e il pensare divergono radicalmente?
Il fatto che gli intellettuali cattolici, con rare eccezioni, continuino a lasciare totalmente nelle mani del clero ogni riflessione sulla questioni sostanziali e radicali della fede e della religione, relegando il proprio pensiero alle questioni della società, della politica, ecc., mi pare molto grave. Ma forse questo è nella natura più profonda e immutabile del cattolicesimo come si è venuto strutturando nei secoli. In definitiva, la questione alla base di tutto è quella del Sacro, e di chi lo amministra.
26. Il compratore di anime le paga con cipolle d’Egitto, e tutti gli vendono le loro.