Tra Berlusconi e Vendola

Il vertice della Chiesa Cattolica vive nel terrore di uno Zapatero italiano al potere. Questo la rende disponibile ad ingoiare ogni rospo morale, perché sul piatto della bilancia ad equilibrare il peso di Berlusconi scostumato e delle sue donnine stanno le varie istituzioni e rapporti economici e privilegi, ecc., a cominciare dalla scuola cattolica. Insomma: meglio un Berlusconi dongiovanni depravato che un Vendola che promuova testamenti biologici, matrimoni gay e cose del genere. Incudine e martello.

Per me il problema non è nemmeno questo, il declino del prestigio morale della gerarchia cattolica, tra preti pedofili e appoggio a Berlusconi. Il problema è quello del laicato cattolico, le cui voci sono state per anni deboli in pubblico, assenti o quasi dai media. Il pensiero cattolico è rappresentato da preti e vescovi, e basta. La pubblica opinione dentro la Chiesa italiana è stata soffocata da decenni di wojtilismo, e l’unico intellettuale cattolico che venga ascoltato è Messori, ahimè.

Berlusconi e i Tunisini

Per spiegare ad un alieno chi sia il nostro attuale Presidente del Consiglio non potrei trovare niente di meglio di questa intervista ad una televisione tunisina, una tv con la quale ha avuto un qualche legame, per così dire. Qui l’uomo c’è tutto, senza residui. Nei giorni della caduta di Ben Ali, questo video è da esaminare con molta attenzione. E chissà che ne pensano i leghisti.

Ante Pugnam

Vedea Berlusco Milanese su ‘l corno destro de l’oste sua le schiere de’ Padani verdi per lo colore de l’arme e stemmi, e ne lor volti per la rabia de lo perduto foederalismo; e vedea anco lo Boxone da Gemonio lor duce, co ‘l filio Trotarello e li famuli e scudieri e capitani guatare torvi al centro de li inimici il gran Casino, ch’ei Berlusco avria voluto trar da la parte sua co’ premi e condotte e castella. Ma lo Gemoniese stimava ‘l Casino un fil di paglia, e ‘l centro de l’essercito suo debile e pronto a esser franto, sì che mal celava l’intenzion sua di forzare, e dar l’assalto pria che ‘l fetor de la neapolitana feccia, che tenea ‘l Berlusco in sua reserva, ammorbasse li Lanzi Bergamaschi.

Ma pur sappiendo l’oste sua divisa, e temendo no infedel li fusse, il Berlusco ne’ li precordi sui gaudeva, poi che vedea l’arme de li inimici sui esser divise, e dubia la vertude de li efemenati guerrier del Vendola Pugliese, cui li democratici assegnorno lo baston del comando, ché increbbe lor mal consigliati Bersano cunctatore, et essi elessono un cianciator d’onne fandonia pleno.

Dal Bellum Foederale I dell’umanista Broctino da Zairo

Il nuovo Centro

Da tempo penso che la televisione costituisca il nuovo Centro Sacro. La forza centripeta che spinge tutti gli umani che sono o si avvertono periferici verso questo luogo è sempre molto evidente. In questi giorni, lo si vede con particolare chiarezza in due episodi. Il primo riguarda Berlusconi, che telefona a Giovanni Floris in trasmissione, con un particolare effetto di presenza-assenza. Berlusconi che telefona ad un conduttore televisivo ottiene questo singolare effetto proprio nella mancanza di quello che sembrerebbe un elemento necessario della realtà televisiva, ciè l’immagine. Il manifestarsi di una pura voce nel luogo dell’immagine è analogo ad un pronunciamento divino. Un nume irato rivolge a Floris parole di condanna. Non apparendo, ma facendo sentire la sua ira con la sua voce, Berlusconi riafferma la sua vera centralità, il nume delle TV appare dove vuole nella forma che sceglie. Continua a leggere

Bunga bunga

Bronislaw Malinowski, nel suo libro del 1926 Crimini e costumi nelle società selvagge, si occupa a lungo delle usanze della tribù melanesiana dei Napu-litanu. Presso quella gente, celebre tra tutte le tribù vicine per la musica e le canzoni, che spesso esaltano un modello di vita parassitario e banditesco, il problema fondamentale non è tanto quello delle risorse, che gli ingegnosi Napu-litanu sono abilissimi a procurarsi, quanto quello dello smaltimento dei rifiuti, che essi producono in quantità sovrabbondante. Per questo, il capo che essi eleggono ogni cinque anni, e che scelgono tra coloro che dispongono delle ricchezze più ingenti, deve anzitutto promettere di tenere libero il villaggio dai rifiuti che lo appestano. Oltre alle ricchezze, poi, il capo deve anche dimostrare una prodezza sessuale superiore alla media, ed essere in grado di deflorare le fanciulle che le famiglie gli offrono continuamente per ingraziarselo. Se un capo dei Napu-litanu fallisce ripetutamente nella lotta contro i rifiuti, ha il potere di conferire poteri ad un uomo che si distingua per capacità organizzative, assegnandogli un ruolo che esiste solo presso questa gente. Colui che è scelto viene  chiamato bertulasu. Il capo garantisce al bertulasu onore e gloria e donne, ma se anche il bertulasu fallisce, allora sul capo tribù vengono riversate contumelie di ogni genere, e il consesso degli uomini eminenti lo dichiara bunga-bunga. Il bunga-bunga assume uno statuto sacrificale, e se fallisce anche nella deflorazione delle fanciulle viene estromesso dal potere, e i Napu-litanu cercano un nuovo capo. Le tribù circonvicine, secondo Malinowski, sono solite deridere i Napu-litanu per queste loro usanze.