Volpi e galline

fox-attacking-chic_1655097a

Dal punto di vista antropologico, lo studio del sentimento animalista dilagante nelle società occidentali è del più grande interesse. E vi sono episodi che, inseriti nel contesto generale della percezione animalista della realtà, sono particolarmente significativi e rivelatori. Qualche giorno fa, in provincia di Venezia, i piccoli animali di una cosiddetta “oasi” sono stati massacrati nel corso di due successive notti. Già dopo il primo evento si è scatenata la caccia al responsabile umano (non poteva che essere un umano, ovviamente), dipinto come una sorta di abominevole mostro assetato del sangue di creature innocenti. Dopo il secondo evento si è raggiunto il climax, con persone che sui social media esprimevano una brama di sangue, invocavano un occhio per occhio animale-umano. Il delirio animalista ha subito una doccia fredda quando un’accurata analisi dei cadaveri ha portato all’inoppugnabile conclusione che le morti sono state causate da canini aguzzi, non da improbabili uncini. Il colpevole è un canide di piccole dimensioni, quasi sicuramente una volpe. Ora, qualsiasi allevatore di polli, anche dilettante, sa benissimo cosa può fare una volpe in un pollaio o in un recinto quando riesca a penetrarvi. Non si accontenta affatto di prendere un pollo e via, se non avverte pericolo imminente può accadere che si lasci andare al piacere di uccidere. Perché non è mica vero quello che afferma la dottrina che viene inculcata ai bambini occidentali fin dalla più tenera età, e cioè che i predatori “uccidono sempre e solo quando hanno fame”, “uccidono solo le prede che possono mangiare”, perché “in natura non esiste spreco”, perché “la natura è un equilibrio perfetto”. A parte che se la natura fosse di per sé un equilibrio perfetto non vi sarebbe stata alcuna evoluzione, né alcuna estinzione di massa, compresa quella dei dinosauri, che certo non furono eliminati dagli umani, è evidente che i predatori cacciano e uccidono spinti dalla fame, ma è vero anche che nell’uccidere una preda provano piacere. E questo spiega come una volpe in un pollaio, o un lupo in mezzo ad un gregge di pecore, trovandosi a contatto con prede incapaci di difendersi e di fuggire, si lascino andare al piacere di uccidere, in una sorta di orgasmo, di estasi del sangue, al di là della stretta necessità alimentare. Del resto, applicare concetti umani come risparmio e necessità al comportamento animale è comunque una forzatura. Noi nel cervello di una volpe non potremo mai entrare: sappiamo però che se entra in un pollaio fa esattamente quello che si vede nel video, ammazza più polli che può. Le testimonianze di questo comportamento sono infinite, ma l’ideologia animalista le rifiuta in forza di un dogma.

 

Paradiso per gatti

Ascolto oggi alla radio in auto, mentre ritorno a casa dall’Orto di San Francesco, dove ho portato il mio figliolo autistico, nella trasmissione Uomini e profeti di Gabriella Caramore, la fanta-teologia animalistica di Paolo De Benedetti, che farnetica, tra le altre cose, di un paradiso per cani e gatti. C’è da restar basiti. Mi viene da pensare che ascoltando le bambinate teologiche di De Benedetti un uomo adulto razionale potrebbe avvertire tutto il fascino dell’ateismo e dello scientismo. Un paradiso solo per cani e gatti? Un Pet-Paradise? Per i coccodrilli e i cobra niente? E come sarebbe il paradiso dei gatti? Il solito umano-troppo umano, animalista-troppo animalista. De Benedetti proietta l’umano (il suo) nell’animale, stravolgendone e violentandone la natura, ma seraficamente, senza nemmeno accorgersene. Il gatto come pacifico umanoide a quattro zampe che mangia solo crocchette vegetali. La morte che entra nel mondo col peccato di Adamo, dunque portata dagli umani, coinvolgendo gli animali innocenti, che prima dell’avvento degli umani dunque non morivano? Erano tutti erbivori, anche quelli dotati di unghie e zanne? E gli squali si nutrivano di alghe… Ma io lo so come sarebbe il paradiso gattesco (me l’ha detto la gatta del vicino): sarebbe pieno di topi da cacciare, che felicità.

Cats

Spaventosi gli spot pubblicitari di cibi per gatti, con alimenti preziosi su piattini di porcellana. La maggior parte dei gatti domestici vive ormai una condizione di snaturamento totale, subisce una violenza che si pensa buona e affettuosa, e che impedisce all’animale di esplicare la sua natura. Lo castrano, lo costringono in appartamento, gli danno da mangiare solo bocconcini in scatola, lo fanno dormire sul proprio letto, lo considerano una persona, e lo pensano felice. Esistono anche linee di cibi per gatti senza contenuto animale, cioè vegetariane, perché l’anima sensibile dei padroncini non può tollerare che qualche animaletto venga ucciso per nutrire il felino. Che sentimentalismo nauseabondo, che ignoranza ipocrita! E invece il gatto è un formidabile predatore, e solo quando caccia è veramente felice e realizzato, quasi divino, come la foto rivela.   

La coscienza della Brambilla

L’instancabile promotrice della libertà, la ministra Brambilla, ha promosso un manifesto della coscienza degli animali, che si può leggere qui. Il manifesto appare una summa del sentimentalismo animalista, una congerie di elementi del tutto irrazionali. Che vi abbiano aderito degli scienziati è l’ennesima dimostrazione della parcellizzazione contemporanea dei saperi: uno può essere un genio in una disciplina e uno sprovveduto totale in altri campi. L’uso disciplinare (verrebbe da dire idiota nel senso originario) della ragione convive con l’incapacità di ragionare in termini universali, e porta ad una più generale idiozia.  Vediamo dunque alcune affermazioni idiote del manifesto. Continua a leggere

Credenze

L’umano sempre crede. Per quanto uno sia dedito alla più rigorosa scientificità, o filosofi razionalisticamente usando rasoi di Occam, giunge un punto in cui il suo sapere diviene credenza, spesso senza che egli se ne accorga. Eppure c’è sempre un saltus. Per esempio: Umberto Veronesi dice che le scimmie superiori condividono con noi quasi interamente il patrimonio genetico, e per questo hanno dei diritti, come del resto, secondo gli animalisti, li hanno tutti gli animali. Gli scimpanzé sono dei quasi-uomini, secondo una sua dichiarazione: “Uno scimpanzé che cos’è? Un essere vivente con una differenza minima nel genoma rispetto all’uomo. Talmente minima, i geni sono uguali al 99,5 per cento, che potenzialmente potrebbe essere un progetto di uomo. E allora perché non tutelare anche lui? La Chiesa in realtà ha una visione antropocentrica: solo l’uomo conta. Ma io che sono animalista e vegetariano mi chiedo, provocatoriamente, perché non tuteliamo anche gli embrioni degli scimpanzé, anch’essi sono progetti di esseri umani.” Continua a leggere

gatto, cane e topo

Questo video mostra un comportamento animale assai interessante. Un cane e un gatto che tra loro sono evidentemente in ottimi rapporti si imbattono in un sorcio. Entrambi cacciatori, si divertono a turno con la stessa preda. C’è sempre da riflettere sul fatto che i due animali amici dell’uomo per eccellenza siano entrambi predatori. Denti e artigli non sono stati dati loro perché potessero mangiare crocchette. E se si ama la natura, bisogna amare anche questo suo aspetto.

Museruole

In questi giorni si dibatte sui cani pericolosi. Prevalgono, ovviamente, le posizioni più irrazionali, tra le quali la più ricorrente ed esemplare è quella che si condensa nella frase “non sono i cani ad essere pericolosi, ma i loro padroni”: ovvero non esistono razze più o meno aggressive, ma “anche un barboncino può mordere”. Continua a leggere