Autismo, questione politica

L’autismo si viene dunque configurando anche come un problema politico, ed è un problema del quale la politica italiana fino ad oggi non si è fatta carico. È un problema politico anzitutto perché è un problema di equità. Mentre tutti sanno che, fintanto che non crollerà il welfare, nel caso di una grave malattia l’operaio e il manager dal sistema sanitario avranno sostanzialmente la stessa risposta, saranno trattati nell’ospedale pubblico allo stesso modo, se io ho un figlio autistico e sono un povero diavolo, magari culturalmente poco attrezzato e non in grado di muovermi all’interno della grande offerta di informazione e disinformazione che c’è, non sono assolutamente nella stessa condizione della persona ricca e colta, in grado di decriptare e interpretare le informazioni, di trovare la giusta strada con i giusti appoggi, e sostenere i costi delle terapie private. Qui c’è un’ingiustizia gravissima, di cui la politica deve farsi carico, se siamo e finché siamo all’interno di un sistema che si pretende democratico e che quindi ha alla base l’idea che la salute è un diritto di tutti, a prescindere dall’appartenenza a caste o classi sociali. Per questo l’autismo è un problema politico, che mette sotto questione la politica italiana di oggi. Continua a leggere

Taccuino di prigionia (13)

7 Gennaio 1944. L’anno scorso 1943 com’è finito male! Con Mario le feste ce le siamo passate alla meno peggio. Avevamo un po’ di pane del baratto sveglia.

8 Gennaio. Ho ricevuto una cartolina con mia somma gioia. È arrivata la commissione di cui tanto si era parlato. Tutte le supposizioni che avevano riempite le nostre giornate, facendoci sperare dio sa che ispirate condizioni per rientrare, crollarono appena vedemmo arrivare quel colonnello degli alpini. Poi ci parlò di assistenza, di interessamento per il miglioramento del trattamento, e infine disse qualcosa della situazione militare.
Accennò anche ai giovani italiani che imbracciavano le armi con gli inni del risorgimento sulle labbra. Lasciò capire che avrebbe ricevuto anche gruppi di noi per schiarimenti e per eventuali possibili facilitazioni ecc. Insomma una velata fine propaganda. Molti aderirono e sottoscrissero:
Dichiaro di aderire all’idea dell’Italia Repubblicana Fascista e di combattere con le armi nell’istituendo esercito repubblicano senza riserve anche sotto comando supremo tedesco.
Il 7 di bastoni decise la nostra adesione. 900 circa ufficiali firmarono.

Il fiume dell’oppio

Il fiume dell'oppio

Sono 582 pagine che aggiungendosi a quelle del primo romanzo della trilogia di Amitav Ghosh fanno più di 1000. Dal Mare di papaveri scende Il fiume dell’oppio (River of Smoke, 2011, trad. it. di A. Nadotti e N. Gobetti, Neri Pozza 2011). In realtà, questa è la seconda parte di un romanzo gigantesco, che è un romanzo storico molto particolare, perché è anche una narrazione del nostro presente: lo sfondo è quello delle Guerre dell’oppio e della globalizzazione ai suoi inizi ottocenteschi, quando la rete dei commerci e degli scambi internazionali configurava già un Mercato mondiale, con i suoi tremendi squilibri. India, Occidente, Cina. La scena degli eventi narrati è la città di Canton, con la sua piccola comunità di occidentali che vive nella propria enclave, una comunità di soli maschi. Come nel primo capitolo della trilogia, la struttura del romanzo è complessa, ricchissima di personaggi e caratteri. Nessuna semplificazione, estremo rigore nello studio di usanze, oggetti, abitudini, pratiche ed eventi. Alla marea dei papaveri e del loro prodotto fa da contraltare l’attività appassionata di due botanici affascinati dalla straordinaria ricchezza della flora e della floricultura cinesi. La camelia aurea che hanno visto dipinta e che ricercano in tutti i modi, è forse il simbolo di un Bene a cui gli umani sembrano preferire il Male. Alla fine si viene a scoprire che quella camelia nella realtà non esiste. Esiste solo nella rappresentazione. Che sia un grado superiore di esistenza?

Taccuino di prigionia (12)

24 Dicembre 1943. La vigilia. Mario ha ricevuto una cartolina dalla famiglia tramite la Croce rossa. È stata una bella sorpresa ed il più bel regalo per Natale. Io spero ricevere tra giorni poiché altra posta sembra sia arrivata. Da Treviso hanno ricevuto parecchi ufficiali, tra cui Turchetto e Zucchegna.
Stanotte ho vegliato per cuocere i fagioli che Mario ha avuto come noleggio della bilancia. Ancora cinghia in questi giorni, sempre acqua nelle sbobbe!
Avevano promesso un rancio speciale per domani. Ma già è arrivata la smentita. Si parla con una certa sicurezza della partenza degli ufficiali effettivi. Molte supposizioni. Non parlo dei ricordi che mi inteneriscono.

Taccuino di prigionia (11)

20 Dicembre 1943. Finalmente ci hanno dato la 2ª cartolina da scrivere a casa. Però siamo stati scalognati, a noi niente modulo per il pacco. Scriverò a casa che si interessino per farmelo avere tramite  la Croce rossa.
Ho messo in vendita l’unica maglia che avevo: il maglione regalo di Lisetta. Stamattina sono stato a Messa. Han fatto anche la Novena. Soliti ricordi!
Ieri sera ho visto il teatrino. Rivista di Guareschi. Alcuni quadri furono davvero interessanti. L’orchestrina suonò canzonette di qualche anno fa. Chiudendo gli occhi mi trsportai in Sala Balzaro. Un momento, quante cose si rievocano!
Dicono che a Natale ci sarà la pastasciutta. Intanto ci fanno fare una cinghia straordinaria.

Taccuino di prigionia (10)

16 Dicembre 1943. Stasera fumeremo l’ultima sigaretta della razione di novembre. Dicono che al 24 distribuiranno quella di dicembre. Quindi 9 giorni senza fumare.
Dovevamo darne 12 al cap. Rorè per via dell’orologio mio. Però è stata una fregatura! L’orologio non funziona neanche adesso, dopo la riparazione. Pazienza! Non lo potremo vendere. Chissà se la sveglia tascabile di Mario potremo commerciarla.
Don Pesa viene sempre per la funzione nella nostra baracca. Stamane hanno cantato la novena. È caro al cuore il canto liturgico imparato alla Pieve del paese natio.
E ricordi, ricordi arrivano galoppando che non si potrebbero dire tutti.

Cialtroneria istituzionalizzata

Gente come Rutelli, Letta, ecc., che ambisce a governare questo Paese, ha dimostrato di non essere in grado (o di non voler) vigilare sulle finanze del suo ex partito. Una cialtroneria inammissibile. Vadano a zappare la terra, dei loro discorsi ne abbiamo piene le tasche, soprattutto quando evocano temi come quello dell’etica e della giustizia. Vadano a giocare a carte all’osteria, con Schettino e Scilipoti. Ma gli ex margheritini mi lasciano perplesso, non so se sogno o son desto. Letta trova la vicenda Lusi “incredibile”. Ma dove stava? Dobbiamo pensare che questi siano soliti affidare tutto ad una persona sola, senza alcun controllo, convinti che debba essere così. Lo faranno dunque in qualsiasi situazione si trovino: non vigileranno, non controlleranno, tutti presi dagli alti giochi della politica. E ovviamente trovano giustissimo papparsi i soldi dei “rimborsi” anche non esistendo più come partito, magari investendoli in affari di vario tipo. Sui quali però non vigilano, mica vogliono sporcarsi le mani con lo sterco del demonio. Del resto, se anche la Lega i suoi soldi li investe di qua e di là…

Ma l’importante è fustigare il demone dell’antipolitica. 

Il Conto? Lusi l’usi pure.

Luigi Lusi

Il cittadino comune, già assai maldisposto verso i politici, sente che l’elusivo Lusi amministra un conto assai pingue di un partito che non esiste da anni, conto in cui sono stati versati i rimborsi (si fa per dire) elettorali del non-più partito. Sente che il Lusi quel conto, coi soldi presi ai cittadini, l’ha usato molto, per se stesso. Sente poi che l’ex presidente di quel non-più-partito, l’illuso Rutelli, non si è accorto di nulla, ignorando beatamente tutto. E il cittadino comune deve anche sorbirsi i rimbrotti di Napolitano sui pericoli dell’anti-politica, che è brutta, essa sì, tanto brutta. Come disse Scalfaro, io non ci sto.