Artemis Efesia

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L’errore di coloro che pongono l’alternativa Freud o Jung è appunto di restar sul piano della psicologia come scienza, anche se i due studiosi stessi credettero di rimanere su quel piano. Ma dovrebbe subito disingannare la riflessione che Freud fu costretto dalla logica interna delle sue ricerche a occuparsi appunto di storia delle religioni e a scrivere libri come Totem e Tabù e Mosè e il monoteismo; quanto a Jung, del suo interesse storico per le religioni non è il caso di sottolineare l’evidenza. In realtà nelle mani di entrambi la psicanalisi si rivelò tutt’altra cosa che della « psicologia », né più né meno invece che una o più proposte di filosofia della religione nella Iinea di un Hegel e di un Feuerbach, sia pure tenendo conto degli elementi che i loro particolari studi psicologici permettevano di utilizzare.

Albino Galvano, Artemis Efesia. Il significato del politeismo greco, Adelphi 1967, p.104

Phineas Finn

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Devo l’interesse per l’opera complessiva di Anthony Trollope, che mi ha portato a leggerne l’Autobiografia e alcuni romanzi, ad un capitolo del libro di Robert Polhemus Erotic Faith. Si tratta di un capitolo intitolato The Mirror of Desire: Anthony Trollope’s Phineas Finn / Phineas Redux (1869-74) (pp. 196 – 222). Le pagine di Polhemus mi hanno indicato in Trollope un fine analista della dinamica del desiderio, e dei rapporti tra eros, società e politica. Del resto Trollope, che vide da vicino la vita politica e parlamentare inglese, vi dedicò un ciclo di romanzi, detti i romanzi Palliser dal cognome di uno dei personaggi principali (con la sua consorte). In questo ciclo, e soprattutto nei due romanzi il cui protagonista è l’irlandese Phineas Finn, un giovane affascinante, ambizioso, e anche moralmente retto, si delineano perfettamente l’idea di Trollope romanziere che il romanzo in quanto tale debba sempre avere al suo centro l’amore, e il compenetrarsi di eros e politica in una unica sfera, peraltro sfaccettata, problematica e iridescente.
In Phineas Finn (Aegypan Press 2008) vediamo il giovane Finn lasciare il luogo natale e la quasi-fidanzata Mary, entrare nel Parlamento inglese interrompendo la sua carriera legale (e non prendendovi un soldo, perché nell’Inghilterra del tempo il parlamentare non percepisce nulla), emergere e farsi apprezzare nel mondo politico e nei salotti che contano, innamorarsi prima della bella e intelligente Laura Standish, poi della bella e battagliera Violet Effingham, infine della bellissima e affascinante Marie Max Gosler. Tre donne belle, ovviamente – non l’ho ripetuto a caso – ma anche assai differenti tra loro, e tutte e tre dotate di forte personalità. Nel mondo vittoriano di Trollope, in cui si stanno ponendo lentamente le basi dell’emancipazione femminile, queste tre donne sono tre diverse figure dell’emergere della donna come soggetto di desiderio, come protagonista tendenzialmente attivo della vita sociale e di relazione, e come attrice con un progetto di vita proprio. Come accade in tutti i grandi autori, poi, anche in Trollope i personaggi acquistano un’autonomia che li porta ad azioni il cui significato oltrepassa quello che l’autore intenderebbe attribuire loro, e a raggiungere un senso che all’autore stesso può sfuggire. Così, è evidente come Mary Flood Jones, la quasi-fidanzata dell’inizio, cui infine Phineas ritorna, e che sposa, la quale oltre ad essere carina non è di per sé nulla, solo dedizione all’amato e volontà di annullarsi in lui, questa vergine vittoriana cui Trollope guarda inizialmente con la massima simpatia, di fronte alle tre altre appare un mero vuoto, uno specchio per il narcisismo maschile e null’altro. Infatti nella memoria del lettore si spegne subito, mentre le altre rimangono, perché non sono puri specchi dell’eros maschile, ma sono a loro volta creature che guardano e desiderano.
Laura agli inizi della carriera di Phineas si pone come una sorta di mentore in gonnella, e lo spinge e lo guida. Lui se ne innamora, e le si propone apertamente, lei lo respinge perché non ha più nulla, avendo impegnato tutte le sue sostanze per salvare dalla rovina il riottoso e selvaggio fratello Lord Chiltern, e deve a sua volta cercare un matrimonio di salvezza economica con il rigoroso calvinista Kennedy. Pagherà poi questa sua scelta con una vita di angustie morali e di rimorso: il marito tenterà di annientarne la personalità, perché nella sua visione di assolutismo patriarcale la moglie è solo un’appendice del marito. Le tristi vicende matrimoniali di Lady Laura fanno da contrappunto ai successivi sviluppi della vita sentimentale di Phineas Finn.
Violet Effingham è una giovane ereditiera, brillante e piena di spirito, che piace moltissimo a Phineas, tanto che per lei entra in competizione col fratello di Laura, Lord Chiltern, giungendo addirittura ad un duello con lui, qualcosa che la società ormai condanna senza appello. Infine Laura lo respinge a sua volta, e non perché non le piaccia (Phineas piace a tutti, uomini e donne, è bello e simpatico), ma perché, ragionando – ne diffida un poco, anche perché si è già innamorato di un’altra, e quindi il suo amore le appare leggero, la sua personalità non abbastanza consistente. Infine si persuade di aver sempre amato il pericoloso, asociale e violento Chiltern, perché sicuramente lui ha sempre amato lei.
Marie Max Gosler è una giovane vedova ricchissima e totalmente libera e indipendente, una personalità fortissima, bramata da molti, e in particolare dal potentissimo Duca di Omnium, che lei respinge perché innamorata di Phineas. Dal quale verrà a sua volta respinta (in Phineas Finn, ma ritornerà in Phineas Redux) perché egli ha scelto l’insignificante Mary come sua sposa.
Si può notare come la tematica dell’eros e del matrimonio (congiunti in Trollope – nella società occidentale è dottrina comune che il matrimonio debba derivare da un innamoramento, e che se questo non c’è la relazione sia infelice necessariamente) evochi quella della rivalità. Per ognuna delle donne di cui in successione Phineas si innamora si dà un rivale. Due rivali hanno la meglio su Phineas, dell’ultimo, che dovrebbe essere il più temibile, è lui a trionfare, per poi rinunciare però al premio (donna bellissima, ricchissima e intelligentissima, che gli avrebbe permesso una piena realizzazione sociale e politica) e ridursi ad una vita periferica e modesta in Irlanda con la piccola Mary.
Ora, è chiaro come senza rivalità mimetica sia difficile che si generi storia romanzesca. Il romanzo per procedere e svilupparsi richiede rivalità e impedimento. Quando gli impedimenti sono superati e la rivalità sciolta in amicizia o superata in altro modo – con la sconfitta di uno dei rivali – il romanzo si spegne, muore. La vita con Mary Flood Jones non può essere che la fine della storia, l’annullamento del divenire nella piattezza dell’esser-sempre-uguale. Per questo Mary (in seguito) dovrà morire, e il vedovo Phineas potrà tornare nel mondo dell’azione romanzesca come Phineas Redux.
Una nota sul motivo per cui Finn lascia il Parlamento inglese e la vita politica. Il motivo è sempre attuale: Phineas si accorge che è impossibile mantenere la sua personale libertà di opinione e di azione, e quindi anche di voto in aula, e nello stesso tempo militare in uno schieramento, come è del resto inevitabile. La ragione di partito ti obbliga a votare per quello che indica il partito, non per quello che a te singolo pare giusto. Ma questo è eticamente insostenibile per Phineas, che quindi rassegna le dimissioni dall’importante (e retribuito) incarico di governo che era riuscito a conquistare.

Dike

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La debolezza del pensiero attuale si verifica anche in questo, nella sua assoluta incapacità di porre la relazione tra arte (letteratura in primis) e giustizia. Poiché l’artista moderno è fondamentalmente un apostata, un rinunciatario o un velleitario servo delle emozioni (ovvero della parte bassa dell’umano), egli si pensa come uno scuotitore della società, un ribelle o un anarca, mai come uno che debba rappresentare la giustizia come virtù dell’anima. Etica ed arte sono scisse concettualmente da secoli, e coincidono talvolta solo per accidens. Ma questo non può che accadere necessariamente, nel momento in cui il sistema culturale di riferimento si intende come fluido, mutevole, incostante, ed è diffusa universalmente la convinzione dell’arbitrarietà, convenzionalità e relatività delle tavole dei valori. Il valore etico di un comportamento e di un’azione può essere misurato solo in rapporto ad una legge intesa come assoluta (in quanto libera dal flusso caotico degli eventi e delle passioni), da cui le norme positive attingono forza. Nel momento in cui quell’assolutezza diviene impensabile, allora restano solo le pretese della singolarità, le brame del soggetto, e infine il mero prevalere della forza. Come si vede nell’Italia contemporanea. Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 39

weilquaderni

Mancanza di fede, nell’ortodossia totalitaria della Chiesa. Chiunque chiede del pane a Dio non riceverà delle pietre. Se a colui che desidera la verità appare un errore, questo è per lui una tappa verso la verità, e se continua lo vedrà come un errore. Colui che non desidera la verità s’inganna, ma s’inganna anche recitando il credo. La condanna degli errori era cosa buona; ma non « anathema sit ». In quale modo si può stabilire che un certo errore non sia necessario per un certo spirito in quanto tappa? Sarebbe stato sufficiente dire: Chiunque dice che… non è giunto alla verità. Proteggere i piccoli? Non bastava la preghiera?
Se io chiedo la verità, ogni pensiero che mi appare come vero mi viene da Dio, fosse pure un errore, ed io non ho il diritto di respingerlo per sottomissione a un’autorità anche liberamente accettata.
Ogni religione è l’unica vera, vale a dire che nel momento in cui la si pensa è necessario applicarle così tanta attenzione, come se non vi fosse nient’altro; allo stesso modo ogni paesaggio, ogni quadro, ogni poesia,ecc. è l’unico bello. La «sintesi» delle religioni implica una qualità di attenzione inferiore.
(II, 152 – 153) Continua a leggere

Il dilemma dell’onnivoro 6

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La parte finale del libro di Pollan è tutta dedicata alla caccia, alla raccolta, e alla preparazione di un pranzo “autarchico”. Una sorta di ritorno a prima dell’agricoltura. Si tratta di un interessante esperimento, cui Pollan si sottopone con grande impegno, prendendo la licenza di caccia in California, e seguendo le istruzioni di un suo mentore (un italiano immigrato) con grande determinazione. Continua a leggere

Corruzione

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Stupisce sempre nuovamente lo stupore che si rinnova per la corruzione diffusa capillarmente e ovunque in Italia. Da noi non esiste una vera società civile. Come scriveva Leopardi nel Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani (1824):

Il vincolo e il freno delle leggi e della forza pubblica, che sembra ora essere l’unico che rimanga alla società, è cosa da gran tempo riconosciuta per insufficientissima a ritenere dal male e molto più a stimolare al bene. Tutti sanno con Orazio, che le leggi senza i costumi non bastano, e da altra parte che i costumi dipendono e sono determinati e fondati principalmente e garantiti dalle opinioni. In questa universale dissoluzione dei principii sociali, in questo caos che veramente spaventa il cuor di un filosofo, e lo pone in gran forse circa il futuro destino delle società civili e in grande incertezza del come elle possano durare a sussistere in avvenire, le altre nazioni civili, cioè principalmente la Francia, l’Inghilterra e la Germania, hanno un principio conservatore della morale e quindi della società, che benché paia minimo, e quasi vile rispetto ai grandi principii morali e d’illusione che si sono perduti, pure è d’un grandissimo effetto. Questo principio è la società stessa. Continua a leggere

Il dilemma dell’onnivoro 5

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La chimica applicata all’agricoltura pensa il suolo produttivo in termini di NPK, ovvero azoto, fosforo e potassio. Ma il terreno e l’humus sono realtà estremamente complesse, nelle quali moltissimi fattori (piante, animali, anellidi, insetti, batteri e funghi) interagiscono tra loro. Quello che è avvenuto nelle praterie americane trasformate in distese di mais è tremendo: in un secolo lo strato di humus si è dimezzato, è stato sostanzialmente distrutto. Continua a leggere

Il dilemma dell’onnivoro 4

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Nel Dilemma dell’onnivoro si trovano dei passi in cui la problematica del cibo viene condensata in sintesi efficacissime. Come le due seguenti. Nella prima si dice della scomparsa della natura produttrice (ad esempio di un manzo vivo e vegeto) dalla coscienza del consumatore; nella seconda della onnipresenza del mais nella dieta dello stesso consumatore contemporaneo. Continua a leggere