Artemis Efesia

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L’errore di coloro che pongono l’alternativa Freud o Jung è appunto di restar sul piano della psicologia come scienza, anche se i due studiosi stessi credettero di rimanere su quel piano. Ma dovrebbe subito disingannare la riflessione che Freud fu costretto dalla logica interna delle sue ricerche a occuparsi appunto di storia delle religioni e a scrivere libri come Totem e Tabù e Mosè e il monoteismo; quanto a Jung, del suo interesse storico per le religioni non è il caso di sottolineare l’evidenza. In realtà nelle mani di entrambi la psicanalisi si rivelò tutt’altra cosa che della « psicologia », né più né meno invece che una o più proposte di filosofia della religione nella Iinea di un Hegel e di un Feuerbach, sia pure tenendo conto degli elementi che i loro particolari studi psicologici permettevano di utilizzare.

Albino Galvano, Artemis Efesia. Il significato del politeismo greco, Adelphi 1967, p.104

3 pensieri su “Artemis Efesia

  1. Circa quarant’anni fa lo psicanalista inglese Edward Glover scrisse “Freud o Jung?”, tradotto in Italia da Mario Spinella per SugarCo, con una nota di Elvio Fachinelli ( traduttore, tra il molto altro, dell’ “Interpretazione dei sogni”) . Il suo post mi ha indotto a rileggere quel libro di Glover , un testo fondamentale e ormai classico sul dibattito tra le tesi di Freud e quelle di Jung. Senza entrare nei dettagli del lavoro di Glover, e a costo di schematizzare, mi pare che Fachinelli cogliesse la differenza fra le due tesi nel modo in cui Freud e Jung affrontano il problema dell’emergere nel simbolo nel sogno e nella nevrosi.

    “ Freud esita, si corregge, tendenzialmente limita”, nota Fachinelli, “perché non dispone di strumenti interpretativi adeguati. Per contro, Jung sembra immergersi completamente nel nuovo regno e dall’interno di esso esige la nostra interpretazione.” Per “nuovo regno” s’intende l’Inconscio, un concetto che per Freud si scopre e si sposta “nell’ambito di una strategia o logica dei rapporti interpersonali”, distribuendosi non già “nel profondo” – come nella nozione mistico-romantica dell’Inconscio – ma “secondo una certa geometria dello spazio umano, che libera l’indagine da quell’alone di irrazionalismo che lo ha finora circondato.” Fachinelli osserva che Jung : “ ci parla miticamente del mito” e che la sua opera crea quasi una sorta di duplicazione in chi si affatichi ad attraversarne gli scritti. In altri termini, Jung postula un inconscio “collettivo”, inteso in maniera peculiare come “già” dato in partenza e uguale per tutti.

    Ciò che viene eluso dal rimando di Jung alla gerarchia degli archetipi numinosi della psiche è proprio quella falsa opposizione individuo- società che invece Freud interroga continuamente e cerca di superare dall’interno del suo lavoro.

    Un lavoro, scriverà Freud ironicamente in una lettera a Jung, che si mantiene, o vorrebbe mantenersi, ai “piani bassi” della nuova scienza psicoanalitica, mentre Jung spazia ai “piani alti” della religione e della metafisica. In questa difficoltà possiamo vedere, ancora oggi, mi pare, “l’asserzione della povertà essenziale, negativa, da cui si dovrà partire per raccogliere l’eredità junghiana” – che “veleggiando tranquillamente verso i suoi itenerari archetipali” tanta suggestione esercita sul mitopoieta , il religioso e il new age, mentre Freud “ è stato in questi anni semplicemente divorato in un banchetto cannibalico, come forse a nessun altro pensatore è capitato”.

    Un divoramento ( si divora ciò che nutre) che costituisce proprio il difficile e spesso scabroso lavoro della cultura e della critica necessaria alla cultura. In sintesi, a costo di schematizzare, l’uso più o meno felice dei concetti junghiani è suggestivo, ma quasi sempre applicativo, “tale insomma da lasciare intatto, inerte il concetto stesso” ( Ombra, Persona, Anima, ecc.).

    Mi fermo qui ( volevo solo ricordare il lavoro denso, spero utile e nutriente del compianto Elvio Fachinelli in merito a uno dei più affascinanti, e irrisolti dibattiti della storia della psicoanalisi e della nostra cultura, non intavolare un vero e proprio banchetto o fare una scorpacciata… ). :-)

    Grazie della Sua visita al mio blog e auguri, anche di buon anno, alle nuove Brotture.

  2. Errata corrige

    mi pare che Fachinelli cogliesse la differenza fra le due tesi nel modo in cui Freud e Jung affrontano il problema dell’emergere del simbolo nel sogno e nella nevrosi.

    IN LUOGO DI :

    mi pare che Fachinelli cogliesse la differenza fra le due tesi nel modo in cui Freud e Jung affrontano il problema dell’emergere nel simbolo nel sogno e nella nevrosi.

  3. Personalmente, ho sempre nutrito forti sospetti sullo statuto epistemologico della psicoanalisi “as a whole”. Da quando ho un figlio autistico, e ho scoperto quanto mistificanti siano state le interpretazioni psicoanalitiche della sindrome, i sospetti si sono trasformati nella certezza che la psicoanalisi non è né scienza né cura in senso propriamente scientifico, ma interpretazione. Che doveva necessariamente raggiungere il suo apice nell’oscuro e gergale lacanismo.

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