Penso che René Girard sbagli a ipotizzare una derivazione dell’attività venatoria del genere umano dalla pratica del sacrificio. La caccia e l”uccisione di animali di altre specie a scopo alimentare vengono prima del sacrificio. Potrebbe dimostrarlo quel che si è scoperto sugli scimpanzé.
Rileggo Simone Weil 72
Ciò che chiamiamo paganesimo, in tutte le sue forme, non può essere altro che una degradazione, non qualcosa di primitivo.
L’imperfetto procede dal perfetto e non inversamente. (III, 251) Continua a leggere
Politeismo
In forma stampata, in parola e immagine, i media oggi assumono nuovamente il sacrificio umano, rappresentandolo e moltiplicandolo con una tale frenesia che queste ripetizioni riportano la nostra cultura ad una malinconica barbarie e ci spingono ad un enorme regresso in termini di ominizzazione. Le tecnologie più avanzate riportano la nostra cultura all’età arcaica del politeismo sacrificale.
Dal discorso di accoglienza di René Girard nell’Accademia di Francia (1995) pronunciato da Michel Serres
Del viola
Ieri si è celebrato il No-Berlusconi Day. Perché vanno di moda i Days, e bisogna pure che ci sia un colore in cui i protestants (che ancora non sono insurgents) possano identificarsi, che li amalgami in una sola realtà, e li faccia gioire, perché queste manifestazioni di massa hanno anzitutto uno scopo: identificarsi e fondersi in una massa vivente e gioiosa. Come ha mostrato Elias Canetti nel suo fondamentale e indimenticabile Massa e potere, vi sono varie modalità dell’essere massa (uno dei più inquietanti è la massa del lamento sciita). La più frequente ultimamente è la massa gioiosa che vorrebbe insieme godere del suo essere massa (più numerosi i partecipanti, maggiore l’ebbrezza) e ottenere dei fini politici.
La casa della moschea
Un libro scritto in stato di grazia, La casa della moschea di Kader Abdolah (Het huis van de moskee, 2005, trad. it. di E. Svaluto Moreolo, Iperborea 2008). Questo testo dovrebbe anzitutto stimolare una riflessione sulla magia della traduzione, quel processo per cui le lingue comunicano tra loro dentro le singole menti e nel rapporto che unisce gli umani, al di là di ogni confine. Iraniano esule in Olanda, Abdolah scrive in olandese, mantenendo però vivo il contatto con la lingua d’origine e con lo spirito della sua terra. Questo libro lo incorona grande maestro di arte della narrazione.
La storia si dipana lungo molti anni, avendo come suo centro un complesso architettonico antico, di cui fa parte la moschea principale della città di Senjan. C’è una folla di personaggi, alcuni dei quali davvero indimenticabili, tra cui spicca il mercante di tappeti e responsabile per tradizione familiare della moschea stessa, il saggio Aga Jan, espressione di un Islam coerente e ricco di umanità. Le vicende attraversano gli anni dell’occidentalizzazione spinta dallo Scià, della montante rivoluzione islamista, della guerra Iran-Iraq, della repressione e del fanatismo khomeinista. Tra i personaggi v’è lo stesso Khomeini, ritratto nella sua austera e limitata quotidianità. Il quadro che ne esce è insieme immenso e ricco di particolari, come un enorme tappeto persiano.
Ci sono personaggi di alta levatura morale, altri che cercano nell’adesione fanatica alla sharia il senso della propria esistenza, altri che vivono pericolosamente ed empiamente, come il fratello di Aga Jan, che passa da una donna all’altra e prova la massima ebbrezza nel fare l’amore nella moschea o sul minareto. Episodi che sconfinano nel realismo magico sono mirabilmente raccordati con aspetti del volto più duro della storia.
È anche molto ricco di personaggi femminili questo romanzo, a cominciare dalla moglie del protagonista, che detiene il segreto della bellezza dei tappeti che il marito realizza, un segreto legato al mondo degli uccelli, e ad una pratica che solo le mura della moschea conoscono. Uno dei miracoli di questo libro è l’intreccio tra il reale e il simbolico. La cifra ne è il tappeto.
C’era una volta una casa, una casa antica, che si chiamava “la casa della moschea”. Inizia come devono iniziare le favole, la narrazione di Abdolah, con una prosa piana, dai periodi brevi, ma ricca di rifrazioni e di echi. E termina dopo 450 pagine con Aga Jan che, dopo essere divenuto esperto delli vizi umani e del valore, scende nella stanza più remota e segreta della moschea, e da quella tenebra innalza una lode a Dio, che è “luce su luce”.
Minareti, croci, bandiere

Gli umani sono esseri simbolici. I simboli per essi sono più importanti di qualsiasi cosa, ne vivono a tutti i livelli della loro vita, anche quando non lo sanno. E anche ne muoiono, ne sono morti e ne moriranno.
I simboli hanno molto a che fare con l’appartenenza, l’unità del gruppo, la gerarchia e la differenziazione, senza le quali gli umani non possono sopravvivere. Essi devono identificare se stessi, e non possono farlo se non escludendo ciò che non sono. Io imparo quello che sono escludendo quello che non sono. Il “tu non sei” per il bambino è importante quanto il “tu sei”. Continua a leggere
Uno spot sull’autismo
Questo spot, realizzato per la federazione (FANTASiA), che riunisce le tre associazioni nazionali di familiari di soggetti autistici più serie e più documentate sulla ricerca scientifica che esistano oggi in Italia, richiede un’analisi attenta, e il più possibile razionale. Purtroppo, e con mia grande amarezza, risulta immediatamente che si tratta di uno spot radicalmente sbagliato, e anche controproducente. Continua a leggere
Obama chiama
Obama, che la Sinistra ama, ha tenuto un Consiglio di Guerra.
Obama, Principe della Pace, che riceverà il Nobel per la Pace, manderà 30.000 uomini in Afghanistan, a fare una guerra per la Pace.
Obama telefona a Berlusconi e gli chiede soldati. Berlusconi, che la Sinistra non ama, dice sì.
Per la pace, che l’Italia ama, in Afghanistan andranno nostre truppe in assetto di guerra in Missione di Pace. Quelli che torneranno morti saranno morti per la Pace, e perché la Patria chiama. Tutti amano Obama. Io che non l’amo sono un talebano?
Nugelle
Tre considerazioni distanti tra loro (forse), ma che dicono lo stato di irrimediabile putrefazione dell’Italia di oggi.
1. In provincia di Treviso lavorano 1600 avvocati. Tutti devono mangiare, ecc.
2. Attualmente la coppia più famosa e presente nei media è quella costituita dal losco Corona e dalla femmina Belen. Agli Italiani sono simpatici.
3. Le uniche riforme della giustizia che passano in parlamento sono quelle escogitate per salvare Berlusconi. Alla maggioranza degli Italiani la cosa piace.
Rileggo Simone Weil 71
Ci siamo separati da Dio per il desiderio di partecipare alla divinità mediante la potenza e non mediante l’amore, mediante l’essere e non mediante il non essere. (III, 250)
Bisogna intendere ciò che significa “potenza”, altrimenti l’espressione “potenza dell’amore” diviene un ossimoro insostenibile. Perché se l’amore è causa di qualcosa esso è una potenza, che è il contrario dell’impotenza. E bisogna intendere cosa sia la divinità, altrimenti si porrebbe la questione dell’ a che cosa dovremmo partecipare. Continua a leggere

