Ogni tanto capita anche a me, che poco giro tra i siti e i blog, di imbattermi in pagine di disgustoso antigiudaismo, come mi è capitato passando su Effedieffe. Il suo creatore è certamente divorato da una forma di risentimento estremamente virulenta. Qui è molto mediata culturalmente, ma nonostante ciò la sua essenza traspare nel modo più nitido. Complessità culturale apparente, semplicità dell’odio, critica totalmente interna alla logica del capro espiatorio.
Zabaione
Casarca
Per caso avevo in auto la mia fotocamera digitale quando ho scorto sul fiume Botteniga, un affluente del Sile che vi sfocia in piena città, la più bella delle anatre selvatiche, la dorata casarca (tadorna ferruginea). Ne avevo vista una coppia per qualche giorno due anni fa, nello stesso punto, ma non avevo potuto scattare alcuna foto. Una rarità dalle nostre parti, una creatura che trasforma il bird-watching in pura contemplazione della bellezza. Continua a leggere
Rileggo Simone Weil 17
Gravità.
Solamente la verticale dà un senso agli angoli. Direzione per eccellenza.
E tuttavia la terra è rotonda. Pensare le due cose a un tempo…
La gravità, modello di tutte le costrizioni.
Vita e morte degli altri. Essere felici che vi siano altri esseri pensanti, oltre a noi; grazia essenziale. Desiderare la morte di un essere umano è rifiutare questa grazia (cfr. Creonte). Ma essere felici, anche, di essere mortali, che essi siano mortali; per se stessi e per loro, nella stessa misura. Non desiderare mai la propria morte, ma accettarla.
Il suicidio non è permesso se non quando è solamente apparente, quando vi è costrizione e si è pienamente coscienti di questa costrizione. Così pure per l’uso della forza. Si tratta di costrizione, non di grazia, prakrti, non atman.
Scelta illusoria. Quando si crede di poter scegliere, in realtà si è incoscienti, prigionieri dell’illusione, e si diventa un balocco. Si cessa di essere un balocco elevandosi al di sopra dell’illusione fino alla necessità, ma allora non c’è più scelta, un’azione è imposta dalla situazione stessa chiaramente percepita. L’unica scelta è quella di ascendere. (I, 275)
Sulla trascendenza 1
Dalle Chronicles of Love and Ressentiment di Eric Gans
Mi trovo nelle fasi preliminari di un progetto che riguarda la questione sollevata dall’attuale ondata di libri antireligiosi e dalle risposte che essa ha ricevuto da parte dei credenti. Dopo aver letto alcuni libri di entrambi gli schieramenti, sono in grado di fornire un aggiornamento. In questa fase non mi occuperò dei punti particolari toccati da queste opere. Sebbene infine io dovrò rispondere alle loro argomentazioni fondamentali così come esse sono avanzate, le mie letture confermano la mia convinzione che nessuno concepisca quella che chiamerò la questione della trascendenza in termini avvicinabili a quelli dell’antropologia generativa. Continua a leggere
Ministri
Ho sempre giudicato i Governi appena costituiti guardando alla qualità della persona cui veniva affidata l’Istruzione. Nel tempo mi sono fatto l’idea che in Italia l’istruzione sia considerata dalla classe politica un tema secondario, e secondario quindi il Ministero relativo. Nulla di paragonabile all’Economia o alla Politica Estera. Continua a leggere
Del bruciare bandiere
Mi interessa molto il gesto del bruciare bandiere. Capita spesso che si dia fuoco, durante manifestazioni di piazza qua e là per il mondo, e talvolta anche in Italia come nei giorni scorsi, a delle bandiere. Sono quasi sempre bandiere USA e israeliane. Il significato del gesto mi pare lampante. Si tratta di un atto sostitutivo, che comunica il desiderio di bruciare, cioè di nientificare, la realtà che il simbolo-bandiera significa.
Ciò che si vorrebbe compiere sul piano della realtà, e che non si può compiere perché l’oggetto è più forte di noi, noi lo attuiamo sul piano simbolico, scambiandoci reciprocamente, all’interno del gruppo unificato dal comune nemico, il segno del fuoco che consuma l’ente odiato. Di ciò che si odia, America e Israele, si desidera l’espulsione, la più radicale, la negazione del diritto di esistere. Per questo, chi brucia bandiere è in preda all’odio più profondo, quello che travalica la semplice ostilità, poiché col nemico si può trattare, e si può trattare se gli si riconosce il diritto di esistere. Ben differente sarebbe il senso del gesto di bruciare altre immagini: che so, fotografie di carri armati israeliani. Esso significherebbe guerra sì, ma non desiderio di annientamento totale. Infatti la bandiera rappresenta il tutto di una nazione, non le sue forze armate o la sua politica militare. Nessun esercito ha mai bruciato le bandiere di un esercito nemico: piuttosto, esse erano considerate trofei. Il bruciare bandiere, dunque, è un emblema della tragica deriva nichilistica del tempo presente.
Il corpo di Bossi
Le ultime elezioni politiche hanno visto un grande successo della Lega Nord, che nel governo dell’Italia avrà un peso molto forte. L’Italia è uno strano Paese. E’ un Paese che ama molto le parole, che spesso vede la parola prevalere sul dato fattuale, coprirlo e annebbiarlo. Un Paese di avvocaticchi, di azzeccagarbugli, di notai. Un Paese ciarliero, in cui la parola viene spesa senza limiti e riguardi, fino al punto che essa si priva di efficacia comunicativa, di valore pragmatico. Continua a leggere
Rileggo Simone Weil 15
Al contatto del ferro bisogna sentirsi separati da Dio, come il Cristo, altrimenti è un altro Dio. I martiri non si sentivano separati da Dio, ma era un altro Dio, e forse sarebbe stato meglio non essere martire. Il Dio in cui i martiri trovavano la gioia nelle torture e nella morte è vicino a quello che fu ufficialmente adottato dall’Impero Romano e in seguito imposto con gli stermini. (I, 234 – 235) Continua a leggere
Tra due rive
Ho pubblicato nella pagina canadese del mio sito un testo di Gabriel Niccoli, Tra due rive sconosciute e distanti: Frammenti di relazione personale con la trilogia Lives of the Saints di Nino Ricci. Comincia così:
Se questa breve considerazione sulla mia personale relazione con Lives of the Saints di Nino Ricci, o per meglio dire con tutta la sua trilogia migratoria, deve avere un inizio, una sorta di incipit misterioso i cui tratti apparentemente immutabili ascrivono significazione e identità sia al testo che a questo lettore privilegiato, allora questo inizio, che in se stesso può essere considerato una fine, ha luogo in un freddo e fosco giorno nella seconda metà di marzo del 1961, sulle distese immense dell’Atlantico. Continua a leggere
Papa e America
Il Papa è stato in America. I numerosi antiamericani che allignano anche nel mondo cattolico italiano hanno seguito quel viaggio obtorto collo. Si sa che anche le parole e gli atti del Papa possono essere, per così dire, tirati da una parte o dall’altra, o colorati secondo le lenti dell’osservatore. Ma ci sono parole inequivocabili, come quelle pronunciate nella Sinagoga di New York, o queste, che Benedetto XVI ha detto ieri, all’Udienza del 30 aprile. Continua a leggere




