Rileggo Simone Weil 17

Gravità.

Solamente la verticale dà un senso agli angoli. Direzione per eccellenza.
E tuttavia la terra è rotonda. Pensare le due cose a un tempo…
La gravità, modello di tutte le costrizioni.

Vita e morte degli altri. Essere felici che vi siano altri esseri pensanti, oltre a noi; grazia essenziale. Desiderare la morte di un essere umano è rifiutare questa grazia (cfr. Creonte). Ma essere felici, anche, di essere mortali, che essi siano mortali;  per se stessi e per loro, nella stessa misura. Non desiderare mai la propria morte, ma accettarla.
Il suicidio non è permesso se non quando è solamente apparente, quando vi è costrizione e si è pienamente coscienti di questa costrizione. Così pure per l’uso della forza. Si tratta di costrizione, non di grazia, prakrti, non atman.
Scelta illusoria. Quando si crede di poter scegliere, in realtà si è incoscienti, prigionieri dell’illusione, e si diventa un balocco. Si cessa di essere un balocco elevandosi al di sopra dell’illusione fino alla necessità, ma allora non c’è più scelta, un’azione è imposta dalla situazione stessa chiaramente percepita. L’unica scelta è quella di ascendere. (I, 275)

Io credo che la questione fondamentale nel pensiero di Simone Weil sia quella della corporeità dell’umano. La pesanteur, che normalmente viene tradotta con gravità, ma è meglio resa concettualmente dalla gravitas latina, è una qualità anzitutto del corpo. E nello gnosticismo dualistico weiliano, che ha avuto uno sbocco molto evidente nel modo stesso in cui Simone Weil è andata configurando il suo rapporto col cibo, fino alla sua morte, questa qualità essenziale dei corpi è un’ostacolo all’ascesa spirituale. Ma qui appare una contraddizione: perché accettare la mortalità significa accettare un aspetto essenziale della corporeità. D’altra parte, se il vero sé non è il corpo, in che senso si può parlare della propria morte? E se vi è identità tra lo spirito universale e la sua manifestazione locale in me, chi muore? Se, infine, anche l’io è una illusione, quel che muore è soltanto un grumo di materia animata cui si applica la targa convenzionale di io, cui nulla di sostanziale corrisponde.

Noto che nella cultura latina gravitas significa negativamente una serie di condizioni segnate appunto dalla pesantezza (anche metaforica), ma di contro anche realtà positive, come la dignità o addirittura la sublimità. E l’opposto è levitas, che può avere connotazione sia positiva che negativa, a sua volta.

3 pensieri su “Rileggo Simone Weil 17

  1. Sono anch’io convinto che la definizione di Del Noce della Weil come “quietista” fosse un po’ edulcorante. In realtà ho sempre più l’impressione che anche sulla sua morte gli amici, compreso Schuman, abbiano detto meno di quello che sapevano: mi sa che sia stato una consapevole endura, un suicidio vissuto come sacramento.

  2. non posso non pensare a questo frammento tratto da: L’insostenibile leggerezza dell’essere…

    …che cos’è positivo, la pesantezza o la leggerezza?
    Parmenide rispose: il leggero è positivo, il pesante è negativo.
    Aveva ragione oppure no? Questo è il problema. Una sola cosa è certa: l’opposizione pesante-leggero è la più misteriosa e la più ambigua tra tutte le opposizioni.

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