Ministri

Ho sempre giudicato i Governi appena costituiti guardando alla qualità della persona cui veniva affidata l’Istruzione. Nel tempo mi sono fatto l’idea che in Italia l’istruzione sia considerata dalla classe politica un tema secondario, e secondario quindi il Ministero relativo. Nulla di paragonabile all’Economia o alla Politica Estera.

Infatti, mentre a quei Ministeri vanno sempre personalità pesanti, all’Istruzione può andare un pinco pallino che di scuola e università non si sia mai occupato nella vita. L’ho detto due anni fa per Fioroni, ma lo dico a maggior ragione per questa trentacinquenne Mariastella Gelmini. Che ne sa di scuola? Nulla. Avvocato, si è occupata d’altro. Dunque, secondo i nostri criteri politici è adatta al Ministero in questione, tanto, si sa, per quel che riguarda l’istruzione ai politici italiani interessa solo la questione del finanziamento della scuola privata, in un senso o nell’altro, e della laicità o non laicità, ovvero la questione per loro è tra il finanziario e l’ideologico. Il tracollo del livello culturale del Paese, benché abbia conseguenze di enorme portata sull’economia e sul funzionamento generale dello Stato, sembra non importare ad alcuno. Invece è, senza confronti, la prima emergenza nazionale. L’unica cosa giusta è che il ministro sia una donna, visto che fra poco non esisterà un solo insegnante di sesso maschile, e forse propriamente alcun insegnante, visto che non si insegna più, e non si impara.
Ci sarebbe un provvedimento urgente, da prendere immediatamente: ritornare all’esame di maturità con commissioni esterne, quali erano prima dei devastanti interventi di Berlinguer, che come unico scopo reale avevano il risparmio di soldi. Ma il provvedimento costerebbe, quindi non sarà preso. Il declino continuerà inesorabile, fino alla fine dell’Istruzione italiana come realtà, e la sua sostituzione con la fiction. Poiché siamo il Paese della Commedia dell’Arte, del Melodramma, e delle TV, in cui il tragico, che pur esiste, viene costantemente de-realizzato sul piano della pura immagine e della retorica sottostante. Tra Veltroni e Berlusconi ci sono i Cesaroni.

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