Più si avanza nella lettura del ricco testo di Fornari, più si rinforzano le principali questioni. Fornari vede giustamente in Girard una sottovalutazione del linguaggio e della sua origine, ma anch’egli non lo spiega davvero, esattamente come Girard. Non basta, infatti, affermare che il linguaggio nasca da un movimento traslativo. In realtà, quando parliamo di linguaggio noi pensiamo alla parola, ma prima della parola viene il segno, al cui ambito più vasto la parola appartiene. Continua a leggere
Zabaione
Poesia della domenica
Io e Non-Io
Da Frammenti dal Peloponneso
di Friedrich Von Ort (1775 -1815)
Traduzione mia
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Filosofia di passione 4
Ricordo un incontro cui partecipai molti anni fa a Venezia. Tra gli oratori c’erano Enzo Bianchi e Massimo Cacciari, che sedevano l’uno accanto all’altro. Ero abbastanza vicino a loro, tanto da poter udire il primo chiedere sottovoce al secondo che cosa ne pensasse di René Girard. Cacciari rispose: “Questi francesi dopo aver letto un pugno di libri credono di aver capito il mondo”. Continua a leggere
Filosofia di passione 3
La cultura è a tal punto un’apertura e una realizzazione di potenzialità prima solo latenti a livello naturale che è essa stessa in un certo senso a “spiegare”, e dispiegare, la natura, poiché vi introduce la possibilità inaudita e inedita d’una spiegazione, di qualcuno che abbia in sé la capacità culturale di compierla. Tali considerazioni possono essere adesso solo accennate, ma cercherò di riprenderle lungo tutta questa indagine, in attesa di svilupparle ulteriormente. Risulta abbastanza evidente che esse modificano nella sostanza, e anzi rovesciano, l’impostazione oggi prevalente nel considerare l’origine della cultura. (p. 63) Continua a leggere
Filosofia di passione 2
Le critiche che Fornari muove a Girard non sono di scarso spessore. Non mi sorprendono affatto, perché già nel 2002, in uno scambio di e-mail successivo alla pubblicazione di Fra Dioniso e Cristo, mi aveva fatto capire come su alcune questioni egli si stesse differenziando dal maestro.
Anzitutto, questa differenziazione si attua sui concetti di desiderio, mediazione e relazione all’oggetto. Continua a leggere
Filosofia di passione 1
C’è molta passione in Filosofia di passione di Giuseppe Fornari (Transeuropa 2006). Una passione della ricerca e della verità che può contagiare il lettore, stimolandolo alla riflessione critica. Si tratta di una tappa importante nello sviluppo del pensiero di Fornari, che qui definisce il suo rapporto con René Girard, pensatore di cui resta profondamente debitore e da cui nello stesso tempo si distacca su alcuni punti assai rilevanti. Attuerò nel corso di alcuni post una sintetica riflessione sugli elementi per me decisivi di questo ampio testo, riprendendo in qualche modo le fila di alcuni miei interventi su altri libri dello stesso autore. Continua a leggere
Museruole
In questi giorni si dibatte sui cani pericolosi. Prevalgono, ovviamente, le posizioni più irrazionali, tra le quali la più ricorrente ed esemplare è quella che si condensa nella frase “non sono i cani ad essere pericolosi, ma i loro padroni”: ovvero non esistono razze più o meno aggressive, ma “anche un barboncino può mordere”. Continua a leggere
Poesia della domenica
Serpente del nulla
Come letture soavi
nel cuore ti prendono molto
dimentichi il tempo che corre,
parole che grave ti fanno.
Ecco parole di Dio,
il suono che nulla conosce
riprende a volare quel canto,
invano si spande sul volto. Continua a leggere
Sulla trascendenza 8
di Eric Gans
Le narrazioni religiose “assurde” che mediano tra il mondo dell’appetito e quello della trascendenza sono tutte più o meno esplicitamente delle storie della creazione che raccontano dell’irruzione del sacro entro il mondo appetitivo, che crea noi come umani attraverso il dono della rappresentazione. La creazione dell’universo naturale da parte delle medesime forze può quindi essere compreso come un’affermazione del nuovo principio antropico: il creatore dell’universo entro il quale possono essere creati gli umani deve essere altrettanto potente del creatore dell’umanità, se non a lui superiore. Continua a leggere
Sulla trascendenza 7
di Eric Gans
Il termine principio antropico è usato comunemente come mezzo per accantonare l’idea di una creazione divina: se gli ultimi modelli cosmologici rendono altamente improbabili le condizioni per l’esistenza della vita (umana), è sufficiente notare che se noi non esistessimo non staremmo osservando queste condizioni. Quindi se la probabilità di un universo che soddisfi queste condizioni è 1/n, basterà rimuovere questa anomalia per assumere che il nostro è l’unico caso “antropico” fra k universi, ove ((n-1)/n)^k <.5. Continua a leggere

