Rileggo Simone Weil 52

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Quando i cattolici dicono che un certo sacramento produce un certo effetto soprannaturale perché Dio ha così voluto, questo è vero, ma come è vero, né più né meno, dire che una pietra lasciata andare nell’aria cade perché Dio l’ha voluto. La volontà di Dio non è la causa di alcun avvenimento. E’ l’essere stesso di tutto ciò che è. La causalità è un rapporto tra un fenomeno e un altro. [La ripulitura filosofica della religione cattolica non è mai stata fatta. Per farla è necessario essere dentro e fuori]
(II, 268 – 269) Continua a leggere

Da Hegel a Nietzsche

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Fabio Brotto

L’essenza della costruzione hegeliana consiste nel fatto che essa misura il corso della storia secondo il progresso temporale, cioè costruisce dall’ultimo passo quelli precedenti, considerandoli come necessariamente determinanti la situazione attuale. Questo orientamento secondo la successione temporale presuppone che nella storia del mondo valga soltanto ciò che determina delle conseguenze, e che il susseguirsi degli avvenimenti del mondo debba essere valutato secondo la ragione del successo. Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 51

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Lo spirito non è forzato a credere all’esistenza di niente. (Soggettivismo, idealismo assoluto, solipsismo, scetticismo. Vedere le Upaniṣad, i taoisti e Platone, che usano tutti di quest’attitudine filosofica a titolo di purificazione). Per questo l’unico organo di contatto con l’esistenza è l’accettazione, l’amore. Per questo bellezza e realtà sono identiche. Per questo la gioia pura e il sentimento di realtà sono identici.
Tutto ciò che è colto con le facoltà naturali è ipotetico. Solo l’amore soprannaturale afferma. In tal modo noi siamo co-creatori.
Noi partecipiamo alla creazione del mondo decreando noi stessi. (II, 262-263) Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 49

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I santi che hanno approvato la Crociata, l’Inquisizione o la conquista dell’America. Penso che abbiano avuto torto. Non posso ricusare la luce della coscienza. Se, pur essendo tanto al di sotto di loro, su questo punto io vedo più chiaramente, dovevano essere accecati da qualcosa di ben potente. Questo qualcosa è la Chiesa come cosa sociale, come àmbito del Principe di questo mondo. Se ciò ha fatto loro tanto male, quale male non farebbe a me? (II, 250) Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 48

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Dio ci ha rivestito di una personalità – ciò che noi siamo – affinché noi ce ne svestiamo. (II, 214)
Lebbrosi. (…). La lebbra sono io. Tutto ciò che io sono è lebbra. L’io come tale è lebbra. (II, 215) Continua a leggere

Anoressia

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L’anoressia non è più un fatto di sole adolescenti femmine: sempre più sono i maschi coinvolti. Perché stupirsene? L’anoressia (prescindendo dai pochi casi originati da un trauma psichico) può essere spiegata solo ponendola in relazione a due elementi: il culto dell’immagine e il mimetismo competitivo, che nella nostra società sono inscindibilmente connessi. Anche quando l’individuo pensa sé e il suo rapporto al corpo nella forma dell’immediatezza (del tipo: mi faccio bella per piacermi), tale immediatezza percepita è solo illusoria, perché le forme dell’apparire e dell’apparire a se stessi sono socialmente mediate. Una società in cui sono valorizzate le donne grasse non produce anoressiche. Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 47

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La morte degli esseri cari è una purificazione, se non si crede alla loro immortalità.

Dio invia la sventura indistintamente ai cattivi e ai buoni, così come la pioggia e il sole. (Egli non ha riservato la croce al Cristo). Egli non entra in contatto con l’individuo umano in quanto tale se non mediante la grazia puramente spirituale che corrisponde allo sguardo volto verso di lui, cioè nella misura esatta in cui l’individuo cessa d’essere tale. Nessun avvenimento è un favore di Dio; soltanto la grazia. (II, 212) Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 46

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Distruzione di una città, di un popolo, di una civiltà: quale azione meglio di questa dà all’uomo la falsa divinità? Già uccidere un uomo, il proprio simile, lo eleva in immaginazione al di sopra della morte. Ma uccidere qualcosa di sociale, quel sociale che è al di sopra di noi, che noi non arriviamo mai a comprendere, che ci costringe in ciò che è quasi il più interiore di noi stessi, che imita il religioso fino al punto di confondervisi salvo discernimento soprannaturale…
Il pentimento provato dai Greci per quest’azione, sentimento soprannaturale, ha valso loro il miracolo della loro civiltà.
La volontà di potenza. Rajas. È la tentazione di Adamo e quella del Cristo. (II, 210) Continua a leggere

Englaro

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Ho spesso meditato sulla fine della vita (qui, ad esempio), e le modalità con cui avviene nelle nostre società tecnotroniche. Casi come quello di Eluana Englaro sono già accaduti, e altri se ne presenteranno, perché i continui progressi della tecnoscienza applicata alla medicina costituiscono un fronte mobile che l’etica collettiva fatica a seguire. Anche negli Stati Uniti casi analoghi hanno causato una spaccatura nell’opinione pubblica, ma in Italia questa avviene ora con i tipici tratti di ogni frattura del Paese dei Guelfi e Ghibellini. Che è anche il Paese di Machiavelli. Ingenuamente, ci si potrebbe chiedere come sia possibile che tutti i ministri in carica, senza eccezione alcuna, siano stati dell’opinione che occorresse intervenire con una legge approvata d’urgenza per impedire la morte della Englaro, mentre i pareri tra la gente (indipendentemente dal credo politico professato) sono molto più incerti e variegati. Naturalmente, si dovrebbe essere del tutto all’oscuro della costituzione mentale del politico italiano tipo per porsi una siffatta domanda ingenua. La verità evidente a tutti è che il caso, in sé terribile, è stato usato strumentalmente. Anche dal padre della sventurata. Continua a leggere