Ragione, desiderio

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L’uomo che vive secondo il dettame della sola ragione è una mera astrazione. In ogni caso bisognerebbe stabilire prima di quale ragione si parli. La sapienza filosofica greca ha sempre pensato che il vivere secondo ragione consista nell’adeguarsi all’ordine del mondo e al movimento circolare dei cieli: nell’intendersi parte di un tutto razionale e divino l’uomo trova realizzazione e felicità. La sapienza tragica degli stessi Greci, di contro, vede nel mondo umano il trionfo dell’ingiustizia e della violenza, che solo il sacrificio può placare. Anche qui vi è una ragione: non vedere che alla base dell’umano sta la violenza è infatti obnubilamento e follia. Se tutti gli umani morissero “sazi di giorni” di morte naturale in tarda età, forse la morte non sarebbe un problema. Ma basta volgersi intorno e si vede che non è così, e così non è mai stato: muoiono i bambini, e la violenza miete vittime innocenti.
Il…

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Scienza, gnosi

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Penso che ci sia gnosi in Cristina Campo. Per gnosi intendo ogni posizione che postuli come unica possibilità di salvezza dello spirito un atto di conoscenza. Perché vi sia gnosi in senso proprio occorre, dunque, che sia concepita una salvezza, e che questa sia una salvezza dello spirito in quanto contrapposto al non-spirito. La gnosi nella Campo è moderata (dal suo cattolicesimo), mentre Simone Weil è una catara, senza dubbio alcuno. Secondo me, c’è una linea catara non interrotta che giunge fino ai nostri giorni, e che emerge in persone e scrittori anche molto distanti. Un mio caro amico ora morto, Alberto Gallas, che è stato uno dei più profondi conoscitori italiani di Kierkegaard, era d’accordo con me nella definizione del grande danese come “cataro protestante”. Nessuna teoria che ponga la salvezza sul piano dell’ordine puramente mondano, e la faccia scaturire da una prassi, può essere definita gnostica.
Ciò che…

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(Omo)sessualità

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Una delle obiezioni contro ciò che oggi si dice omofobia è quella della grandezza di molti omosessuali del passato. Si citano personaggi come Cesare o Alessandro, e si passa a Leonardo, Michelangelo ecc. A dire: non è malattia o perversione l’omosessualità, è solo un altro modo di vivere il sesso. È un argomento debole: di per sé la condizione di malato, infatti, non si oppone alla grandezza, basti pensare a Leopardi o a Nietzsche… Quindi non è argomento a non considerare Michelangelo un malato o un pervertito. Rimarrebbe un grande. Credo che una discussione razionale sull’omosessualità sia oggi molto difficile, soprattutto quando entra in gioco la questione della natura, che è un portato non della cultura ebraica ma di quella greca (ad esempio, Platone nelle Leggi condanna l’omosessualità sulla base di un concetto di natura), che co me tutti sanno si è mediata nel Cristianesimo producendo l’Occidente. Che l’omosessualità sia da…

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Micronote 41

zab1. Purtroppo non esiste la coscienza in sé, uguale per tutti gli individui in ogni tempo e luogo. Le coscienze si formano fin dall’infanzia, nella famiglia, nella scuola, e nelle relazioni. Le coscienze non producono spontaneamente etica come le api secernono il miele. E in una società in cui tutti i punti di riferimento stanno crollando è inevitabile che venga a mancare un’etica comune di riferimento. In altre parole, siamo spacciati.

2. Un postulato: qualsiasi terapia dell’autismo venga offerta alle famiglie, per quanto bislacca e priva di evidenza scientifica e di seri fondamenti sperimentali, troverà sempre un certo numero di sostenitori convinti, appassionati, e talvolta fanatici. Vale per tutte le terapie, per tutte le ricette, per tutte le fedi.

3. La verità fondamentale del Cristianesimo è questa: il fatto di amare quelli che stanno per crocifiggerti non gli impedirà di crocifiggerti. Il Cristianesimo consiste nell’amare quelli che ti crocifiggono, e nel perdonarli perché non sanno quello che fanno, non nel dire che in fondo tutti sono buoni e basta accogliersi e parlarsi. Per questo, il Cristianesimo è umanamente impossibile.

4. Nelle  polemiche sulll’art.18, si vede all’opera il pensiero riduzionista, che ha un disperato bisogno di ridurre le cause ad una, possibilmente legata ad un capro espiatorio da dare in pasto alla massa. Purtroppo la realtà è complessa e “strikes back”.

5. Mai dal secondo Ottocento si sono viste in Occidente tante barbe (in tutte le fasce d’età, quella sessantottesca era generazionale). Basta guardare i maschi della pubblicità: gli sbarbati sono una infima minoranza. E il motivo è chiaro: nell’indifferenziazione odierna la barba è l’unico elemento sicuramente maschile interdetto alle donne. Almeno a quelle che vogliano restare tali.

6. La crisi educativa del nostro Paese è tutta qui. L’assenza di una cultura della responsabilità. Dio chiede a Caino “Dov’è tuo fratello?”, noi rispondiamo “Sono forse il guardiano di mio fratello?”. Che nel linguaggio corrente equivale a: “Chi se ne fotte?”

7. Vedendo quel che accade in Senato, ascoltando le voci dei senatori, le volgarità e stupidaggini che escono dalle loro bocche, e guardando i loro gesti infantili e volgari, non si può non pensare che l’unico argomento che si addice loro sia il calcio. Infatti non percepiscono nemmeno la differenza tra il luogo in cui stanno per mandato elettorale e quello cui è diretto il loro vero interesse. Essi sono, anche in ambito politico, puri tifosi, e in questo sono degni rappresentanti di un popolo che ha perduto ogni dignità e ogni moralità.

8. Berlusconi, Grillo, Renzi: tre differenti incarnazioni della menzogna organica, che il sistema Italia produce senza sosta.

9. La cultura radical-borghese è incredibile: decenni di lotte per disgiungere amore e matrimonio (la tomba dell’amore) e per demolire l’ideologia della famiglia, e ora lotta per garantire ai gay il diritto che il loro amore sia riconosciuto col matrimonio. C’è da perdersi.

10. Anche al di fuori di un contesto religioso dichiarato, sempre gli umani cercano senza sosta nuove colpe e responsabilità di altri umani.

11. Il nostro mondo mediatico-immaginale penalizza severamente la serietà, escludendola – come “seriosità” – dall’ambito del visibile, ed esalta acriticamente, di contro, da un lato la leggerezza, e dall’altro, perversamente e con falsa coscienza, la crudeltà. Lo sanno bene anche i tagliatori di teste del Califfato.

12. La sconcertante sensazione che qualcosa nella Chiesa non vada, nel profondo. Questi preti che si danno un gran da fare, che muovono mari e monti, forse alla fine incontrano sempre lo spirito di Mammona.

13. Ci sono i club “Forza Silvio” e i fan inneggiano a Silvio, Matteo, ecc. È lo spirito dei tempi. Le bariste sconosciute dicono “ciao” al cliente sessantenne… Lo chiamo “il mondo della falsa prossimità”.

14. C’è un oscuramento generale della razionalità politica, e la legge è un fantasma irreale che si evoca a proprio piacimento. Marino incarna lo spirito relativistico e pressapochistico dell’Italia di oggi. Alla fine in questa prospettiva prevale la forza.

15. Se nessuna cultura umana è superiore alle altre o migliore delle altre, ma si può parlare solo di differenze, questo deve valere anche rispetto al passato, e si deve affermare che la cultura greca, basata sulla schiavitù e sulla subordinazione della donna, era diversa dalla nostra, ma non inferiore. Lo stesso per la cultura del nostro medioevo. Lo stesso per la cultura islamica. Ma se è così io ho tutto il diritto di dire che preferisco una società in cui il matrimonio tra persone dello stesso sesso sia ritenuto un abominio, perché se non esiste migliore e peggiore, ma solo differente, ogni scelta è possibile e lecita. Io invece penso che la categoria peggiore-migliore sia inevitabile, e che il pensiero attuale su questi temi sia sostanzialmente auto-contraddittorio e aporetico.

16.  Bisognerebbe trattare la scrittura di poesie come si trattano i reati, e parlare di presunta poesia e presunto poeta, finché non sia passata una generazione, diciamo.

17. Un fenomeno interessante da numerosi punti di vista (antropologico, sociologico, ecc.) che riguarda i social media è questo: l’emergere di una massa di persone che, non sapendo nulla di alcuna materia, ed essendo totalmente inconsapevoli della propria abissale ignoranza e dei propri limiti umani e caratteriali, si accaniscono a discutere di ciò che non conoscono, si impancano a maestri, e impartiscono lezioni al mondo pontificando di questo e di quello, e soprattutto esprimono un insano irreprimibile bisogno di denunciare e linciare capri espiatori di ogni sorta. I social media sono la più potente struttura ideata dagli umani per far circolare il risentimento generando rivalità. Non è detto che questa funzione sia a priori negativa.

18. La tragedia dell’umanità è qui: che per salvare l’umanità dall’orrore a volte bisogna combattere e uccidere.

19. Trovatemi un ordinamento giuridico nel quale l’amore tra due persone sia condizione necessaria perché possano contrarre matrimonio. Non lo trovate? Dunque il matrimonio non si fonda sull’amore.

Proconsul

amnh2 Da sinistra, Shivapitekusu, proconsole

Nella mente di ogni persona adulta abitano parole che richiamano aspetti e scene della fanciullezza, diciamo dei primi dieci anni di vita. Per lo più si tratta di parole comuni, talvolta interessanti solo per l’accento con cui venivano pronunciate da qualcuno, o per il contesto. Le più interessanti sono quelle strane, desuete, poco frequentate. Un esercizio piacevole è andare a ripescarle, anche se spesso riemergono spontaneamente, come ben si sa. Sono sempre legate ad immagini e sensazioni che colpirono la nostra fantasia di bambini. Negli anni Cinquanta mio padre comprava regolarmente il settimanale Epoca, che conteneva spesso articoli di divulgazione scientifica, con illustrazioni. Quando avevo sette od otto anni, uscì una serie sulla preistoria,  che potei leggere, e che rilessi poi per anni (mio padre faceva rilegare gli inserti). Un termine tra gli altri mi si fissò nella mente: proconsul.  Proconsul africanus, un primate del miocene, presentato come un remoto antenato dell’uomo. Ricordo anche che non fu possibile parlarne coi compagni di classe, scarsamente interessati alla paleontologia. Non essendo autistico, tuttavia, capivo le loro ragioni. Condividevamo molti altri interessi.

Dialogo cerebrale

A: Perché, vedi, è il cervello che produce i concetti. Senza cervello, niente idee.
B: Allora il pensiero è un secreto dell’attività neuronale?
A: Dici bene. Come le api secernono il miele, così il cervello secerne pensieri, ed emozioni, ed elabora relazioni e reazioni tra idee ed emozioni. Naturalmente fa questo non isolatamente, ma unito al sistema nervoso che lo collega a tutto il corpo. Non esiste qualcosa di “spirituale”, la sua idea è prodotta dal cervello, come quella del centauro, dell’alieno, ecc.
B: Dunque anche il concetto di cervello è prodotto dal cervello?
A: È così.
B: L’idea stessa di verità di un concetto è prodotta dal cervello?
A: L’hai detto.
B: Possiamo dunque parlare di una sorta di neuro-idealismo e di chi professa questa dottrina come di un neuro-idealista?
A: Non so, attualmente al mio cervello manca il concetto di idealismo.

Tempio e mercanti

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Il giro d’affari che si è generato intorno alla figura di papa Francesco è smisurato, ed infinito è il numero dei gadgets in circolazione che ne portano l’immagine.  Il fenomeno è grandioso, i suoi connotati variano nel tempo, ma esso non è affatto nuovo, nel senso che le sue radici affondano nelle origini stesse della religio, che è innanzitutto un rapporto di scambio tra l’umano e il divino, e di scambio tra umani in rapporto al divino. Basti pensare che le carni degli animali che i romani sacrificavano agli dèi finivano sul mercato (e ciò metterà in crisi i primi cristiani: è lecito mangiare le carni degli animali sacrificati agli idoli?). Mi pare che nel mondo cattolico non vi sia mai stata una riflessione approfondita su questo tema. Penso tuttavia che si possa formulare la seguente massima: un papa che predichi e viva la povertà darà luogo inevitabilmente a un indotto commerciale superiore a quello generato da un papa che non la predichi. Massima che vale per tutti i santi. Sappi che ovunque tu costruirai un tempio, là si raduneranno i mercanti, e questo accadrà fino alla fine dei tempi.

La buona scuola

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Nella mia trentennale carriera di insegnante ho partecipato ad un solo (1) corso di aggiornamento. Mi è bastato per capire che tutta la macchina dell’ aggiornamento dei docenti è una costruzione il cui unico fine è economico, mascherato dall’ideologia del cambiamento come buono per sé. Come le consulenze, che hanno contribuito a impoverire l’Italia. Da abbattere senza pietà. Dopo decenni di aggiornamento, cambiamento, riforme, ecc., i risultati in termini di qualità della scuola sono sotto gli occhi di tutti. Vi dovrebbe essere un ripensamento di tutto, radicale, profondo. Non ve n’è traccia, mancano i presupposti. Invece è evidente che le cose che si dicono sono sempre le stesse, chiunque governi. Il mantra renziano ‪#‎labuonascuola‬ è l’ennesimo polverone, sta sullo stesso piano delle celebri Tre I. Ma il ripensamento che sarebbe necessario è impossibile, perché per ripensare occorre prima pensare. E quelli che sanno pensare non abitano i luoghi del potere. Altro che aggiornamenti e baggianate varie! La ‪#‎buonascuola‬ è quella in cui studenti e insegnanti fanno anzitutto e principalmente questo: studiano, studiano, studiano. Ma chi governa non sa che studiare non significa imparare il Bignami a memoria. Non sospetta nemmeno che lo studio del docente sia mosso anzitutto dall’amore per la propria disciplina, e che senza di quello ogni tecnica sia vana. Ovviamente, chi governa non sa nulla del significato latino di “studium”. Lo dico “sine ira et studio”. Certo che non è facile instillare l’amore per lo studio in chi è certo che il titolo di studio non gli servirà a nulla…

FAI confusione

logo-FAI

Un video per promuovere la valorizzazione e la difesa delle bellezze italiane, a cominciare dal paesaggio (https://www.youtube.com/watch?v=F23K3a31JAs). Benissimo. Il video è realizzato dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) e passa nelle televisioni col motto Ricordati di salvare l’Italia. Benissimo. Il video è accompagnato dalla celebre melodia di Bedřich Smetana che ha reso immortale il poema sinfonico La Moldava, e descrive il fluire del fiume attraverso il paesaggio boemo. La Moldava fa parte della grande composizione in sei poemi sinfonici (o parti) intitolata La mia Patria, e ha appunto una forte ispirazione patriottica. Solo che la patria in questione non è l’Italia. Ora, perché scegliere questo tema musicale, che ogni orecchio minimamente educato riporta alla Boemia e non all’Italia, per promuovere la difesa delle bellezze d’Italia? Uno spirito azzeccagarbugliesco potrebbe argomentare che la melodia di cui parliamo si è manifestata per la prima volta in Italia, nel XVI secolo, nella canzone Fuggi, Fuggi, Fuggi da questo cielo di Giuseppe Cenci (Giuseppino del Biado). Come ancor più massicciamente è avvenuto per il tema della Follia, siamo qui in presenza di una melodia pervasiva, che si diffonde ovunque e riemerge in ambiti musicali differenti. Non è una sorpresa ritrovarla nell’inno nazionale israeliano. E tuttavia è inevitabile concludere che la musica di Smetana identifica la Boemia, e non l’Italia, e nello spot del Fai ci sta come i cavoli a merenda. Perché l’hanno dunque scelta, vista l’immensa quantità di musiche e musicisti italiani degli ultimi cinque secoli da cui attingere? Temo che la risposta sia la solita, desolante: per pressapochismo, incompetenza, cialtroneria. Tre virtù che fanno disperare del futuro del Bel Paese. FAI, sì: fai confusione.

Senato di tifosi

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 Vedendo quel che accade in Senato, ascoltando le voci dei senatori, le volgarità e stupidaggini che escono dalle loro bocche, e guardando i loro gesti infantili e volgari, non si può non pensare che l’unico argomento che si addice loro sia il calcio. Infatti non percepiscono nemmeno la differenza tra il luogo in cui stanno per mandato elettorale e quello cui è diretto il loro vero interesse. Essi sono, anche in ambito politico, puri tifosi, e in questo sono degni rappresentanti di un popolo che ha perduto ogni dignità e ogni moralità.