Avatar

I film che ottengono un successo globale vanno analizzati con cura, perché hanno molto da rivelare circa il modo in cui qell’élite che domina la scena della rappresentazione mediatica vuole che noi concepiamo il mondo. I blockbuster hollywoodiani sono sempre anche film ideologici. Il film che in questo momento domina la scena della rappresentazione mediatica (e il presidente Obama si è affrettato ad andare a vederlo con la famiglia) è Avatar di J. Cameron. Ora, al di là di tutte le considerazioni sulla tecnologia impiegata nella realizzazione di quest’opera (che peraltro non è priva di rapporto coi suoi contenuti), mi pare che il senso fondamentale del film si possa condensare in questi 4 punti: Continua a leggere

Vergogna

La vergogna nasce dal senso della propria insufficienza rispetto a quello che il gruppo di appartenenza richiede all’individuo. Perché si dia vergogna, occorre che questa insufficienza si palesi, perciò spesso la vergogna coincide con uno smascheramento. E’ risaputo, poi, che colpa e vergogna non sono la stessa cosa, e si è parlato di intere civiltà basate sull’una o sull’altra, anche se esse interagiscono spesso tra loro e si intrecciano in nodi gordiani. Continua a leggere

Nota di Bartlett

Una nota da un intervento teologico-antropologico di Anthony Bartlett che sto traducendo.

Potremmo continuare col punto polemico per cui per il pensiero originario la “vittima” reale è sempre un’altra vittima umana, un umano che viene del tutto privato di oggetti, non gli oggetti consumati. Il pianeta Terra non è mai stato né mai sarà nostra “vittima”, eccetto per analogia con la violenza fatta da umani su altri umani—inclusa quella che consiste nel privare altri del cibo. Quanto prima il pensiero ambientalista afferrerà questo concetto, tanto prima la sua politica diventerà antropologicamente attraente invece che panteisticamente contro-intuitiva. Continua a leggere

Kelebek

Nel blog antiamericano e antiebraico Kelebek, una delle icone del risentimento intellettuale, si può leggere un post che critica la commemorazione della memoria della Shoah cui hanno partecipato Fini e Wiesel. Molto interessante il passo che qui riporto. Continua a leggere

Un dialogo tra semplici

Dialogo tra semplici carpito in treno

A. Che Paese! In Italia nemmeno i giuristi sanno esattamente quante leggi esistano e siano in vigore!
B. “Le leggi son, ma chi pon mano ad elle?”.
A. Vi pon mano gente poco avveduta, che gli Italiani eleggono al Parlamento…
B. Che Paese! In Italia nessuno sa quale sia il numero degli immigrati clandestini che si aggirano per le strade, lavorano nei campi di pomodori del Sud o nei laboratori segreti del Nord!
A. Ma, tutto sommato, questo significa che l’Italia non può, per sua natura, diventare un Paese totalitario. Troppa anarchia costitutiva.
B. Però può essere un Paese molto ingiusto. O no?

Rileggo Simone Weil 74

Il disprezzo dei Greci per le applicazioni della scienza non era dovuto ad una mentalità aristocratica, ma alla verità elementare che le applicazioni possono essere tanto cattive che buone. (III 259)

La scienza greca era basata sulla pietà. La nostra è basata sull’orgoglio. C’è un peccato originale della scienza moderna. (III 261)

La tecnica, che colloca sullo stesso versante la forza e la civilizzazione, rende impossibili queste rigenerazioni. E’ maledetta. (III 267) Continua a leggere

Cacce sottili 6

I mondi si intersecano, si sovrappongono, spesso si oscurano a vicenda. C’è una grande ignoranza, ormai, una ignoranza di massa sulla natura e sugli animali. Tanto più si dilata la coscienza animalista tanto più la realtà animale viene sepolta nell’oblio o  mistificata. Questo sta insieme alla dilagante antropizzazione del pianeta, che sottrae terreno alla natura, confinandola nelle riserve e nei parchi. In Italia la cosa presenta un aspetto contraddittorio, ovviamente. Da un lato le pianure sono sempre più simili a formicai di cemento e asfalto, in cui si concentra la popolazione umana; dall’altro le montagne perdono ogni traccia di coltivazione, e avanza la foresta coi suoi abitanti animali. La Terra è infinitamente meno varia e interessante di un secolo fa. E’ anche per questo che ci si rifugia nel mondo piccolo. Continua a leggere

Storga

Una piccola chiesetta sorge sulla sponda dello Storga, un fiume di risorgiva che nasce già adulto pochi metri più in là, e sfocia nel Sile a Treviso. E’ un fiume di periferia, che dà il nome ad un parco. Un luogo strano ed estraneo alle porte della città. Di qui, in mezzora a piedi sei in Piazza dei Signori, nel centro di Treviso. Una città con un territorio comunale ristretto, ultra-urbanizzato, dove tutti gli spazi verdi e  i campi coltivati che fino a pochi anni fa davano respiro alla periferia sono stati sostituiti da case e capannoni, da edifici di ogni tipo, da supermercati  e centri commerciali e direzionali. La mia casa si trova a qualche metro dal punto in cui s’arrestano le condotte del gas e dell’acqua. Tra la città e la non-città. Continua a leggere

Cacce sottili 5

Avere tempo è più importante che avere spazio. Lo spazio, il potere, il denaro, diventano catene se non ci lasciano tempo. La libertà è riposta nel tempo; il singolo individuo può ricavarne un potere straordinario – e può perfino farlo crescere. La lotta per la sovranità che egli combatte con la società raggiunge la tensione massima quando si tratta di conquistare la disponibilità del proprio tempo, e molte sono le tragedie, i sacrifici, i soprusi, i trionfi, gli stratagemmi che ne derivano. Con ogni nuovo orologio la cerchia che ci stringe si fa sempre più stretta e la sacra fuga diventa sempre più difficile. Ma tutto questo non accade invano. Alle domande che contano davvero non si può dare una sola risposta, le risposte sono sempre più d’una. (99) Continua a leggere