4 dicembre 1943. Tra 1/4 d’ora ci sarà il cinema alla baracca 9. Ieri furono distribuite le lettere con i moduli per i pacchi. Siccome non bastavano per tutti li diedero agli ammogliati. Dicono che tra giorni ne daranno in distribuzione a tutti. Speriamo. Arrivarono 37 lettere dall’Italia. Per noi niente. Ci fu anche una richiesta di lavoratori. Io ero propenso, Mario no. Abbiamo fatto le carte. Uscì il cinque di bastoni, carta dispari = a no. Diversi ufficiali aderirono.
Mario pensa: fintanto che abbiamo pane in più della razione possiamo restare. Poi si vedrà. Abbiamo quasi terminato il pane dell’orologio di Mario. Restano le 2 sveglie 1 paio di mutande 2 ghefanghens [sic] ed 1 paio di guanti di lana che mi regalò Trinca a Ragusa.
Oggi ci diedero 1 lenzuolo a testa. Non capisco perché i tedeschi facciano le cose a metà. Ci danno dopo 1 mese e mezzo 1 lenzuolo invece che due. Non potevano aspettare un altro po’ e darcene 2, oppure non darceli addirittura?
Dopo l’ondata di ottimismo suscitata dai bombardamenti inglesi in Germania, un senso di freddo pessimismo pervade ognuno. Tutti temono che la Germania sia ancora un osso troppo duro. Dio non lo voglia!
A casa ci penso sovente. Tanti tetri pensieri a volte mi avvolgono. Di Tomaso e Ciro che ne sarà? E gli altri come vivranno, cosa mangeranno? Dio li protegga.
Zabaione
Memoria

Manifesto nazista? No, oggi nei giornali arabi vignette del genere sono normali. Nel Giorno della Memoria è bene ricordarselo. Ricordarsi di Amalek.
Taccuino di prigionia (8)
26 novembre 1943. Oggi c’è un’adunata in campo sportivo. Ci sarà qualche comunicazione? Sono rimasto in baracca perché il dolor di denti di ieri sera mi produce una enfiagione alla guancia destra. C’è silenzio in baracca. Mi sembra una cosa stranissima. È così raro il silenzio in questo campo! Neanche di notte. A mezzogiorno ho mangiato minestra di semolino (acquosa) e poi io e Mario ci abbiamo aggiunto i rimasugli di patate del mastello filtrati con il sacco del pagliericcio. È venuta una cosa piuttosto densa. Però si sentiva la terra scricchiolare sotto i denti. Scommetto che in tempi normali i porci l’avrebbero rifiutata.
A volte penso che se avessi quella semola che Norma [una delle tre sorelle di mio padre] dà alle galline ci farei certi minestroni giganti (per usare un termine di Mario).
Adesso è finita la quiete; tornano dall’adunata. Nessuna novità.
Taccuino di prigionia (7)
24 novembre 1943. Sono passati 21 giorni. Se ci penso mi sembrano anni. Strano perché altre volte non so convincermi di aver trascorsi tanti giorni in prigionia. Mi par di essere arrivato ieri.
Cosa è successo di bello in questo lasso di tempo. Un concerto diretto da Scellini del Teatro la Scala di Milano. 6 violini. 1 violoncello. Cornetta. Clarino. Fisarmonica, pianoforte. Molto ben riuscito.
Sono partiti tutti gli ufficiali superiori. Sono arrivati altri ufficiali ancora.
L’adunata si fa fuori dalla baracca. Grande miglioramento. 1/4 d’ora di ginnastica al mattino a partire da ieri.
Compera di pane a 300 £ il Kg da parte di Mario. Continua a leggere
Micronote 10
- Forse il ritorno alla moneta nazionale è impossibile, se non come catastrofe, ma il progetto euro sembra fallito, e vi sarà comunque una catastrofe. Anzi, è già qui.
- Purtroppo i lavoratori iperprotetti sono ipopagati, i manager ipoprotetti sono iperpagati. Il contrario sembra irrealizzabile.
- Avremo dunque scuole coi cessi senza tavolette, ma piene di tablet.
- Dite, miei signori: persone malpagate e frustrate possono lavorare bene e produttivamente?
- Ciclicamente si celebra il Natale, che è rottura del tempo ciclico. Continua a leggere
Taccuino di prigionia (6)
3 novembre 1943. Giorni tristi che ricordano le famiglie e i nostri cari trapassati. Memorie rievocate dai nostri cuori con malinconica tristezza. Si rivà con la mente ai giorni trascorsi nella pace delle nostre famiglie e vien voglia di piangere.
Ieri sono arrivati altri ufficiali, circa 300. Dicono che a Spalato ufficiali della Bergamo siano stati fucilati perché passati coi reparti di ribelli.
Mario ha procurato cavoli e patate. Ho fatto stamane la fila per le bucce di patata.
Taccuino di prigionia (5)
28 ottobre 1943. Stamane mi svegliai per il chiacchericcio dei miei vicini di letto tutti capitani meridionali anzi siciliani. Ricordavano il XXVIII ottobre, data da pronunciare dopo i debiti scongiuri. Si scherzò un po’ tutti, e qualcuno disse anche che ci sarebbe stato rancio speciale.
Nei giorni scorsi non ho scritto niente poiché ci fu la demolizione delle vecchie lettiere e la sistemazione dei lettini biposto. Io dormo sopra, Mario sotto. Non c’è male. Abbiamo lavorato però. Anche i capitani vecchiotti lavorarono. Anzi lavorarono forse anche più di noi. Sto fumando una sigaretta di quelle che ci hanno dato, che porcheria! Si dice che non siano fatte con tabacco. Oggi in qualche baracca fu distribuita la birra. 1/2 litro a testa. L’altro giorno vicino al campo delle adunate vidi dei ragazzini polacchi che lanciavano sopra il reticolato delle mele. Gli ufficiali che stavano più vicini si gettarono a tuffo per prenderle. Come i ragazzi si buttano sui confetti che gli sposi distribuiscono all’uscita di chiesa. Continua a leggere
Schettino

Poteri forti, uomini deboli: questa è l’Italia. Gli ultimi tempi hanno partorito due Italiani esemplari: Schettino e Scilipoti. S & S con la loro rispettiva parabola sono la cifra più esatta di quello che ora siamo, dopo 30 anni di martellante corruzione mediatica che ha esaltato i secolari vizi italiani. I pregiudizi internazionali che ci ritraggono come codardi, inaffidabili, individualisti e immorali non sono pregiudizi, ma giudizi. E tuttavia la cosa più preoccupante e significativa è che in Italia uno che come De Falco semplicemente, dalla sua scrivania e senza rischio della propria vita, dà gli ordini giusti con fermezza appaia all’opinione pubblica italiana come un eroe. Questo è pazzesco, e mostra che veramente abbiamo raggiunto il fondo.
Taccuino di prigionia (4)
23 ottobre 1943. Oggi mi sono abbuffato. Eh, sì! Mario non voleva ch’io mi mangiassi il minestrone di cavoli che ci siamo fatti stamane perché diceva bisogna conservarlo per stasera. Invece non fui capace di resistere. Fu così che dopo il minestrone mi mangiai pure la “sbobba”. Almeno una volta tanto sentirsi lo stomaco pieno. Questo stomaco che non è contento mai e inveisce contro di me e mi butta in debolezza sì che le ginocchia talvolta non mi reggono ed ho vuota la testa. Continua a leggere
Taccuino di prigionia (3)
20 ottobre 1943. Stamane siamo stati al solito appello biquotidiano. Mario s’è dato da fare per trovare il sale per cuocere il gatto che abbiamo ucciso ieri. Ora è a bagno. Speriamo venga fuori qualche cosa di buono. Ci leviamo di bocca quella specie di burro che ci danno alla sera per condire il gatto. Ho sentito da quel capitano dei granatieri che parla col megafono le spettanze. Credo si dovrebbe tirare meno la cinghia se andasse tutto dentro le pentole.
Quei due capitani di aviazione che si assomigliano stanno facendosi i capelli con la ‹RASELET›. Figuriamoci come risulteranno le capigliature.
Il colonnello italiano Biglia lamenta ancora furti di patate in cucina.
Ho visto ufficiali cuocere le bucce e raccogliere cicche a terra. Ce n’era uno l’altra notte che girava per la baracca circospetto e raccoglieva. Povero vecchio, chi sa quanta voglia di fumare oppure quanta fame. Perché a volte si fuma per non sentire i morsi della fame.

