Memoria

Manifesto nazista? No, oggi nei giornali arabi vignette del genere sono normali. Nel Giorno della Memoria è bene ricordarselo. Ricordarsi di Amalek.

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6 thoughts on “Memoria

  1. Uno spettro raffigurato fin dai tempi del Mein Kampf con il ‘naso adunco’ incombe sull’Europa e nei paesi arabo-musulmani… ancora e sempre: lo straniero. Non accoglierlo significa la morte dello spirito – oltre che mancare la grande fortuna di poter diventare davvero Europa, cioè femmina.

  2. Riflessione a margine. Per quanto non metta in dubbio che vi sia di certo stato un prezioso contributo della comunità ebraica nel promuovere concretamente l’istituzione di questa importante giornata della memoria, mi risulta che essa serva a ricordare le vittime dell’olocausto e che sia una ricorrenza laica, non una sorta di festività ebraica che serva a parlare soltanto delle vittime ebree, come ogni anno puntualmente accade, mi duole dirlo, anche nelle scuole pubbliche. Mi domando a chi giovi, visto che da anni (almeno 15 che io ricordi) ho sentito sempre più commenti crassi e agghiaccianti del tipo “ogni anno questa solfa, questi ebrei hanno rotto” anche da parte di personalità importanti. Forse però se si cominciasse a vedere questa giornata non come una celebrazione delle vittime ebree, ma come una “meditazione che questo è stato”, come una riflessione storica ed etica su ciò che gli esseri umani possono arrivare a fare, ecco che l’intento sarebbe sicuramente più utile, più produttivo e meno soggetto a polemiche. Non ha senso infatti fare ironia sugli ebrei o su Israele, come nella vignetta, prendendo come spunto una giornata che dovrebbe avere l’intento di ricordare la sistematica, massiccia ed oculata carneficina che i nazisti perpetrarono indistintamente su esseri umani prigionieri politici europei, piuttosto che ebrei, piuttosto che malati di mente…non c’entrerebbe molto, giusto?…A meno che non sia accaduto che questa giornata sia diventata appannaggio di una sola categoria di vittime…Io credo che se in tv il 27 gennaio invece di limitarsi a far passare pigramente film come Schlinder’s List per la 100ma volta si promuovessero più programmi e dibattiti seri sul ruolo dei paesi europei nella seconda guerra mondiale, oppure che se nella scuole si promuovessero più tavole rotonde e seminari e dibattiti (che noia eh? Troppo poco moderno, forse…), invece delle più fantasiose iniziative interattive, dal cinema, al teatro, ai concerti (ma che è, la recita di Natale rivisitata?), tanta retorica e tanta polemica potrebbero essere evitate a favore di una più sana e genuina educazione della popolazione. Si continua a far vivere la giornata della memoria ai cittadini (leggi telespettatori) e agli studenti come una festività esattamente al pari del Natale o dell’Epifania, un rito annuale, un’occasione per far qualcosa di diverso, un’inutile, ma doverosa digressione. Ogni anno le stesse riflessioni trite e ritrite, cristallizzate su una verità che col tempo perde di significato, viene elevata a sorta di religione, alla faccia di quella memoria che dovrebbe essere rinverdita con i fatti, anche in maniera semplice, basterebbe avere il tempo di ascoltare chi ancora può parlarci per esperienza dei campi di concentramento o leggere lettere e diari di padri e nonni. Ma l’ascolto e la lettura di tali testimonianze provocano inadeguatezza, vergogna, senso di fallimento, disperazione, annichilimento, senso di incertezza, di rabbia, di attonita incomprensione, di incredulità e necessitano di consapevolezza, attenzione, impegno…vuoi mettere con qualche filmettino (per quanto ben fatto) che fornisce alle masse in quattro e quattrotto spettacolarizzazione, catarsi, senso di verità e solidità?

  3. Errata corrige: vuoi mettere con qualche filmettino (per quanto ben fatto) che fornisce alle masse in quattro e quattrotto (senza impegno, senza fatica) spettacolarizzazione, catarsi, SEMPLIFICAZIONE, senso di verità e solidità? Coscienza a posto e anche questo 27 gennaio è andato…

    1. Il fatto che lei abbia «sentito sempre più commenti crassi e agghiaccianti del tipo “ogni anno questa solfa, questi ebrei hanno rotto”» dimostra semplicemente che l’antisemitismo è sempre presente. Sono d’accordo sull’idea che per sconfiggerlo non basti una giornata della memoria, soprattutto se stereotipata.

  4. La vera vittima di un vero genocidio non parla, è morta. Tanto dolore e tante lacrime sembrare affondare in un mare di note e di chiacchiere…Se poi a parlare è la vittima sopravvissuta, quindi non una perfetta vittima, ma un testimone dalla memoria vacillante e che magari trema, balbetta e racconta fatti talmente orribili da sembrare enormità, il fastidio negli ascoltatori è, nella maggior parte dei casi, grande: perché – come pare accada anche alle donne stuprate e ai bambini violentati – si preferirebbe non sapere, essere lasciati in pace, e, pur sapendo, dimenticare e quindi rendere il genocidio e l’orrore come non avvenuti.

    Come raccontare l’impossibile? In una conferenza del 15 maggio 1944 su “psicologia e stato di guerra”, Ernest Jones osservava– al seguito delle osservazioni di Sigmund Freud a proposito della carneficina del 14-18 – come durante la Seconda Guerra mondiale le forme di crudeltà sviluppatesi sembrassero aver oltrepassato i limiti cosiddetti umani e anche in maniera evidente tutti i comportamenti animali conosciuti. Ernest Jones si chiedeva inoltre se chiunque, a parte le vittime, fosse capace d’immaginare davvero quelle cose – eccetto quelli che ricavavano direttamente un piacere sadico nell’evocare o immaginare gli orrori, un compiacimento che avrebbe scarso valore sociale. “ E’ regola generale – scriveva Jones – che lo spirito indietreggi davanti a tali orrori con violenza o
    collera; più spesso, che si rifugi in una ignoranza voluta utilizzando tutte le forme di diniego, di rifiuto psicologico dominato da fattori inconsci, e di disconoscimento”.

    E’ così che la negazione delle persone, uomini, donne e bambini posti nei campi di sterminio nazisti sotto la voce “costi” e “pezzi” da gestire, si ripete con la negazione della Shoah, che sarebbe solo una fastidiosa propaganda inventata dagli Ebrei per ricattare il mondo e ottenere soldi e territori per edificare lo Stato d’Israele. Questa menzogna ( ripresa nei paesi arabo-musulmani nelle scuole e le tv satellitari) mette la vittima al posto del carnefice, affermando che i veri nazisti sono gli Ebrei. La negazione è immonda e criminale perché perfeziona, se possibile, l’abbattimento delle vittime ricalcato sulla messa a morte degli animali. SE NON ZITTI E MUTI, li si vuole, nello stesso tempo, cacciare fuori dalle frontiere dell’umano e della loro Patria, in pratica esiliare – verbo che etimologicamente significa anche rovinare.

    L’ossessione nazista del grande complotto ebraico ha già contribuito alla guerra più sanguinosa della storia e alle persecuzioni di milioni di innocenti. L’antisemitismo è una passione, e, come tutte le passioni, refrattaria al principio di realtà – contro cui non può che affabulare a gran voce che « Il fine ultimo degli ebrei … dopo aver conquistato il mondo … è di strappare dalle mani del Signore molte stelle e galassie… ». ( Lo scrive un raffinato intellettuale iraniano, commentando i Protocolli dei Savi di Sion). Il guaio è che finti complotti cosmici ispirano vere carneficine sulla terra.

    Certo, lo sterminio delle creature considerate insetti da schiacciare in nome dell’ossessione della purezza del sangue e della razza dei Superuomini non riguarda solo gli Ebrei ma anche dei malati, degli handicappati, degli omosessuali, degli asociali, dei testimoni di Geova, degli zingari. Ciò non toglie che gli Ebrei abbiano il diritto
    di non essere espropriati della Shoah e noi il dovere etico di ricordarlo in maniera non stereotipata.

    Pertanto – sebbene se gli Stati e le bandiere non mi piacciano, non tanto ( preferirei i sacchi a pelo, se solo fossi più giovane…), credo che ci sia ancora un modo davvero etico e politicamente efficace per ricordare l’orrore della Shoah nell’interesse più generale e adoperarsi, nel proprio piccolo, affinché non si ripeta, mai più: essere per il diritto di Israele ad esistere, prosperare e, se del caso, purtroppo* difendere anche con le armi la proprietà e la vita dei propri cittadini ancora una volta minacciati di sterminio dai propri vicini armati e il fastidio, se non l’indifferenza, dell’Europa degli Schettino e di sant’Euro.

    * Nota. Con le parole di Freud, in nota a ‘Il disagio della civiltà’ : “Che immane ostacolo alla civiltà dev’essere la tendenza aggressiva, se la difesa contro di essa può rendere tanto infelici quanto la sua stessa esistenza ! ”. Freud lo ha scritto nel 1929, durante l’ascesa sfolgorante, quindi non vista, dell’aggressivo regime nazista. Quella di Freud è un’annotazione a proposito del precetto “ama il prossimo come te stesso”. Dopo aver riconosciuto la funzione civilizzatrice di tale precetto, osserva : “ Eppure, chi nella presente civiltà s’attiene a tale precetto si mette solo in svantaggio rispetto a chi non se ne cura. Che immane ostacolo alla civiltà dev’essere la tendenza aggressiva, se la difesa contro di essa può rendere tanto infelici quanto la sua stessa esistenza”.

  5. ERRATA CORRIGE

    La vera vittima di un vero genocidio non parla, è morta. Tanto dolore e tante lacrime sembrano affondare in un mare di note e di chiacchiere…

    INVECE DI

    Tanto dolore e tante lacrime sembrare affondare in un mare di note e di chiacchiere…

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