Il dilemma dell’onnivoro 6

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La parte finale del libro di Pollan è tutta dedicata alla caccia, alla raccolta, e alla preparazione di un pranzo “autarchico”. Una sorta di ritorno a prima dell’agricoltura. Si tratta di un interessante esperimento, cui Pollan si sottopone con grande impegno, prendendo la licenza di caccia in California, e seguendo le istruzioni di un suo mentore (un italiano immigrato) con grande determinazione. Continua a leggere

Il dilemma dell’onnivoro 5

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La chimica applicata all’agricoltura pensa il suolo produttivo in termini di NPK, ovvero azoto, fosforo e potassio. Ma il terreno e l’humus sono realtà estremamente complesse, nelle quali moltissimi fattori (piante, animali, anellidi, insetti, batteri e funghi) interagiscono tra loro. Quello che è avvenuto nelle praterie americane trasformate in distese di mais è tremendo: in un secolo lo strato di humus si è dimezzato, è stato sostanzialmente distrutto. Continua a leggere

Il dilemma dell’onnivoro 4

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Nel Dilemma dell’onnivoro si trovano dei passi in cui la problematica del cibo viene condensata in sintesi efficacissime. Come le due seguenti. Nella prima si dice della scomparsa della natura produttrice (ad esempio di un manzo vivo e vegeto) dalla coscienza del consumatore; nella seconda della onnipresenza del mais nella dieta dello stesso consumatore contemporaneo. Continua a leggere

Il dilemma dell’onnivoro 3

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Il dilemma dell’onnivoro si pone per quelle creature che, come il ratto e l’umano, possono nutrirsi di una enorme varietà di cibi. Quando si trova di fronte a qualcosa che appare commestibile ma è insolito o sconosciuto, il ratto ha un’unica possibilità di ridurre i rischi di avvelenamento: mangiarne una quantità minima e aspettare. Il ratto farà sempre così. L’umano, essendo un essere culturale e dotato di ragione, si comporterà in modo diverso e imprevedibile, a seconda della rappresentazione della cosa da parte del singolo o del gruppo. Le tradizioni culturali dei vari popoli hanno nel corso dei millenni fissato il che cosa si deve e si può mangiare, ma nella attuale fase storica, in cui l’offerta alimentare è in alcuni luoghi del pianeta sovrabbondante, il singolo viene spesso a trovarsi in una situazione dilemmatica: questo cibo mi farà bene o mi farà male? Continua a leggere

Il dilemma dell’onnivoro 2

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Anch’io non sapevo nulla di Fritz Haber. Benché abbia ricevuto il Nobel per la chimica “per la sintesi dell’ammoniaca dai suoi elementi”, inventando un processo che permise la realizzazione dei fertilizzanti chimici senza i quali non si sarebbe avuta l’immensa crescita della produzione agricola mondiale realizzatasi nel Novecento, nessuno lo nomina mai.
Per questo sono molto interessanti le pagine de Il dilemma dell’onnivoro in cui se ne parla. Continua a leggere

Il dilemma dell’onnivoro 1

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Un libro da leggere assolutamente è Il dilemma dell’onnivoro (Omnivore’s Dilemma, 2006, trad. it. di L. Civalleri, Adelphi 2008). Michael Pollan indaga sulla catena alimentare, su quello che mangiamo e sui modi in cui prende forma, passando attraverso la chimica e gli allevamenti industriali, la distruzione del terreno e l’abuso di fertilizzanti, i mangimi innaturali e la riduzione degli animali a macchine da ingrasso. Il tutto sotto il dominio del mais, la cui sovrapproduzione negli Stati Uniti ha conseguenze globali. Anche per noi Italiani. Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 38

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Restaurare la libertà spirituale. La Chiesa ha avuto torto nel separare libertà e spiritualità: il Rinascimento, nel suo bisogno di libertà, ha abbandonato la spiritualità. Esso si è impregnato della Grecia, meno la spiritualità greca. (II, 150) Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 37

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La fonte dell’energia morale è per l’uomo all’esterno, come quella dell’energia fisica (nutrimento, respirazione). In genere egli la trova, e per questo ha l’illusione – come fisicamente – che il proprio essere porti in sé il principio di conservazione. Solo la privazione fa sentire il bisogno. E, in caso di privazione, egli non può impedirsi di volgersi verso un commestibile QUALSIASI.
Un solo rimedio a questo: una clorofilla che permetta di nutrirsi di luce. Infatti, essendo questa capacità assente, tutte le colpe sono possibili e nessuna evitabile.
“Il mio nutrimento è fare la volontà di colui che mi invia”.

Non vi è altro bene che questa capacità. (II, 145) Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 36

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Non ci si può impedire di amare. Ma si può scegliere ciò che si ama.
Bisogna amare ciò che è assolutamente degno d’amore, non ciò che è degno sotto certi aspetti, indegno sotto altri (Platone).
Niente di ciò che esiste è assolutamente degno d’amore.
Bisogna dunque amare ciò che non esiste. (II, 142) Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 35

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Amare con distacco. Sopportare il pensiero che coloro che amiamo, a cui si pensa con amore, sono mortali, forse sono morti nell’istante stesso in cui si pensa a loro. E’ un dolore. Non cercare consolazione a questo dolore; ma sopportarlo. Si sopporta questo pensiero tanto meglio quanto più si ama. Non pensare mai ad un essere umano, se non lo si ha accanto, senza pensare che forse è morto. (II, 139) Continua a leggere