Achille

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Mi riconobbe l’anima del celere Eacide
e piangendo mi rivolse alate parole:
“Divino figlio di Laerte, Odisseo pieno di astuzie,
temerario, quale impresa più audace penserai nella mente?
Come ardisti venire nell’Ade, dove i morti
privi di sensi dimorano, le ombre degli uomini estinti?”.
Disse così e io rispondendogli dissi:
“Achille, figlio di Peleo, tra gli Achei il più valoroso,
son venuto per sentire Tiresia, se un consiglio
mi dava, come giungere nella ripida Itaca.
Non giunsi mai vicino all’Acaide, non toccai mai
la nostra terra, ma sempre ho sventure. Nessuno
di te più beato, o Achille, in passato e in futuro:
prima infatti, da vivo, ti rendevamo onori di dei
noi Argivi, ed ora hai grande potere tra i morti
qui dimorando: non t’angusti, o Achille, la morte”.
Dissi così e subito rispondendomi disse:
“Non abbellirmi, illustre Odisseo, la morte!
Vorrei da bracciante servire un altro uomo,
un uomo senza podere che non ha molta roba;
pittosto che dominare tra tutti i morti defunti”.

Odissea XI, vv. 471-491
Trad. G. A. Privitera, Mondadori 1991

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