L’anima

Cheng - L'anima cop.qxp

François Cheng, nato in Cina nel 1929, vive in Francia dal 1949. Scrive in francese. Quanto questo scrittore sia francesizzato lo dimostra il suo uso della parola spirito a indicare la mente-intelligenza. In questo libro del 2016 – L’anima. Sette lettere a un’amica, tradotto da C. Tartarini per Bollati Boringhieri, 2018) – la tripartizione che Cheng presenta (corpo-materia, spirito-intelligenza e anima) non corrisponde a quella della tradizione ebraico-cristiana, in cui lo spirito è il pneuma divino, non l’esprit laico-francese. Questo modo di intendere lo spirito comporta, a mio giudizio, un serio fraintendimento della tradizione religiosa occidentale, alla quale peraltro Cheng è molto interessato.
Il libro, costituito come sette lunghe lettere indirizzate ad un’amica, è ai miei occhi anche viziato da una esaltazione della natura come armonia, quasi vi fosse in Cheng – e forse vi è – una fusione tra taoismo e romanticismo tedesco. Ne è prova il passo più bello del libro, in cui Cheng ricorda, trasfigurandola, una sua esperienza di adolescente in Cina, prima della fuga in Occidente.
«Prestiamo orecchie agli echi che ci giungono dall’altro versante della collina. Il richiamo di un precipitare d’acqua si fa sempre più insistente. Scendiamo per la collina, di nuovo verso il fiume, là dove tra due precipizi forma un’ampia cascata sormontata da un ponte. Con la sua frescura e il rombo dell’acqua, il ponte è propizio all’esaltazione e alle confidenze. È il luogo dove si incontrano gli innamorati. Il mio cuore palpita, accarezzando il folle sogno che l’essere segretamente amato sia lì. Fra tutti i volti presenti e rapiti dall’istante, ce n’è uno, unico, senza il quale tutto è assenza. Ma, specchio rivolto verso la luce che viene dalla notte dei tempi, il viso amato è proprio lì, sì, e mi sorride. Su questa terra, il miracolo ha dunque luogo. E’ come se, al di là di tutte le stelle, ci fossimo dati appuntamento qui, e avessimo mantenuto la parola. Istantaneamente, l’istante si trasforma in eternità. Mi basta? Ne nascerà un amore duraturo? Una cosa è certa: tutto il resto della mia vita sarà nostalgia. Niente saprà superare in splendore questo dono accordato da un ponte che congiunge due precipizi.» (p. 86)

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