Sguardi dal passato 3

Che melanconia nello sguardo della nonna…  Carolina Rezzani, la mia nonna materna, era ligure. Sposò mio nonno Gino Ghedina, ladino di Cortina d’Ampezzo, pittore e irredentista. Ebbero tre figli: Teresa, Francesca e Gaetano. Non l’ho mai conosciuta: i miei mi raccontarono che morì di crepacuore a causa della tragica vicenda del figlio. Gaetano nel 1945, ragazzo di vent’anni con la testa piena di idee di eroismo, si arruolò nelle Brigate Nere e fu fatto prigioniero dei partigiani negli ultimi giorni di guerra. Non aveva fatto in tempo a sparare nemmeno un colpo. Qualche giorno dopo il  25 aprile era chiuso in una stanza assieme ad altri, qualcuno mise dentro la canna di un mitra e fece fuoco. Sua madre Carolina non gli sopravvisse a lungo.

In quest’epoca in cui si parla di nozze gay e dei temi connessi vedo delle spaventose cotraddizioni. Anzitutto questa: esattamente nel momento in cui la scienza enfatizza al massimo l’importanza del DNA e dei fattori ereditari nella costituzione di quello che ciascuno di noi è, il rapporto con chi ci ha generato, e con chi ha generato lui, viene svalutato, e la stessa sessualità e la differenza di genere con la sua fondamentale alterità interna al nucleo amoroso vengono affogate in una notte in cui tutte le vacche sono grige. Io penso che un bambino abbia diritto ad avere non solo un padre e una madre, cioè un genitore maschio e un genitore femmina, esattamente quei due che lo hanno reso quello che è mediante una eredità inestirpabile, ma anche dei nonni. Uno dei miei crucci è quello di aver goduto della presenza di un solo nonno, e per così pochi anni: non ho avuto la fortuna di conoscere l’affetto di una nonna, e senza dubbio mi è mancato qualcosa di importantissimo.

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9 thoughts on “Sguardi dal passato 3

  1. Uno sguardo presago, una generazione segnata dal dolore di vicende terribili.
    Un racconto della scrittrice italo canadese Elettra Bedon anticipa profeticamente il futuro dell’umanita’ di cui gia’ora si vede chiaramente il percorso tracciato.

  2. Le mie impressioni? Che tu sia “rigido”, anche quando dici cose sensate. E’ come se dovessi riconciliarti con la vita -la tua, personale- per poter abbracciare la vita degli altri. E non l’avessi ancora fatto.
    Non credere che non ti capisca, non credere.

    1. Appunto. Tutto sta nel significato che dai alle due parole. Se razionalizzi sempre e comunque è finita. E’ finita comunque.
      Mi viene da dirti che l’unico confine è l’in-finito.E compreso questo ?

      Tu cerchi, io forse non cerco più. Chissà.

      *** mi spiace risultare interlocutore anonimo: ho messo il mio indirizzo mail …

      ****un rischio nelle tue riflessioni e nelle reazioni che provocano è
      – a mio parere, a mio parere!- quello dell’intellettualismo. Dietro a paraventi culturali e a psicologismi a posteriori si nasconde la vita
      che non vuole non sa non deve venire fuori.
      Gli auguri più sinceri per la tua.

        1. Inevitabile constatare che la tua risposta conferma la rigidità. E che ci sia un abisso non trovo sia giusto: per rimanere sul culturale > humanum nihil mihi alienum est. Ma per te sì.
          Adieu, caro FB. Se questa è la tua sicurezza, non abbiamo altro da dirci, ti pare?

          1. Tu mi parli di “psicologismi a posteriori” e fin dal tuo primo commento additi una mia presunta rigidità, ovvero una tua impressione (negativa) sulla mia natura. A dire il vero, non lo trovo corretto, anche se l’accusa di rigidità non mi offende. Non si può pretendere di iniziare un dialogo con una persona evidenziandone quello che ci pare un aspetto poco simpatico. Io invece non provo nemmeno ad introdurre elementi di giudizio sulla tua personalità, di cui conosco solo queste due frasi, e mi limito a evidenziare una differenza di visioni. Abissale.

  3. Che melanconia nello sguardo della nonna….Mi permetto di evidenziare queste tue parole pregne di sentimento, per il resto descrivi la vita di tua nonna con una precisione “fredda”, quasi tu parlassi di un’estranea. Anna

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