La felicità del testimone

La felicità del testimone

La cosa che più mi piace nel nuovo romanzo di Elisabetta Liguori (Manni 2011) è la protagonista, l’assistente sociale presso il tribunale dei minori, Concetta. Mi piace perché non ha nulla che l’assimili al tipo comune della donna dei romanzi, che è fondamentalmente una proiezione del desiderio maschile, anche quando vi si sottrae o si oppone ad esso – come un negativo fotografico. Infatti le donne nei romanzi sono quasi sempre belle e giovani e desiderabili (desiderabili lo sono anche quando non più giovani, come in Galline). E dietro questa desiderabilità si cela il loro statuto vittimario. Qui invece abbiamo una donna pienamente cresciuta e consapevole. Non bella, però, e anche grassoccia: non è un oggetto di desiderio, ma non è nemmeno una vittima. 
Benché la storia sia ambientata nel Sud, e nonostante questo Sud il cui fondamentale arcaismo, da cui sembra impossibile uscire, si riflette nel paesaggio segnato da emblematici muretti a secco , Concetta è una donna libera, in grado di prendere decisioni importanti, di scegliere e agire. Romanzo femminile ma non femminista, in questo senso La felicità del testimone si sottrae ad ogni ideologismo. E il rapporto che si viene sviluppando tra l’assistente sociale e la bambina che ha assistito ad un delitto (il testimone) si fonda su di una duplice supplenza: mancano alla bambina, nella sua difficile posizione, sia una giustizia efficiente ed umana sia una famiglia adeguata (la sua è, per così dire, radicalmente inadeguata). Il peso che si sobbarca Concetta è infine quello del riempimento di un vuoto. La storia è anche quella di una elaborazione della felicità: nel suo concetto e nell’atto. La felicità cui Concetta approda è una felicità dialettica, insieme sua e dell’altro da sé: la bambina Flavia, che cresce, e della quale ella non intende appropriarsi con un amore paramaterno che fagocita il suo oggetto, ma che invece rispetta nella sua alterità. Correre insieme a Flavia – salutare attività che la fa dimagrire – è il simbolo di un amore non-inglobante.

 

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3 thoughts on “La felicità del testimone

  1. Bella recensione che offre un nuova prospettiva nella lettura di questo romanzo.
    E’ vero il personaggio femminile è assolutamente unico. Elisabetta non ha ceduto all’immagine della donna sempre comunque specchio (anche in negativo) dello sguardo maschile e assieme a questo c’è un altro luogo comune che viene sfatato ma che chi conosce il sud senza pregiudizi sa vive e vede: ovvero che questa donna libera viva a sud.

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