Il ronzio

Nota di Giusi Meister

Jancar Drago, Il ronzio, Forum Edizioni 2007.

Il ronzio

La scrittura di Jancar è quella di un Kafka più muscolare; ma la paralisi dei giorni è la stessa, e la vertigine che investe il mondo, anche.
La Masada evocata da Jancar e il Castello di Kafka sono due grandi allegorie del Potere; della solitudine siderale dell’uomo. Luoghi dove le stelle sono corpi freddi e lontani, e l’uomo è orfano di qualsiasi messaggio di salvezza.
Menahem che si rivolge al suo Dio. Menahem che lotta contro Roma. Menahem e il fuoco che sbrana la Masada.
Keber. Keber e il suo ronzio che non è più voce di Dio ma interferenza disturbante, lucertola che rode. Keber e Leonca. Leonca e i suoi crocifissi, il suo quaderno, e la linea dell’orizzonte, sul mare e verso Odessa.
L’Agrimensore K. . K. e Frieda. Frieda e il suo amore senza conforto e senza risposte.
Un libro sulla difesa oplitica di uno spazio interiore; sul tentativo di costruire un Ordine non lontano dall’uomo ma nell’uomo; di trovare nell’altro la propria casa.
Sogni sbagliati per persone inadeguate. Sogni per notti senza alba.
Da leggere riprendendo (o prendendo in mano per la prima volta) ‘La guerra giudaica’ di Giuseppe Flavio: controverso politico, storico e scrittore. Doppio come ogni cosa umana e, forse, doppio anche come Dio.

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