Il mancato riconoscimento sociale degli insegnanti, la loro frequente precarietà, le difficoltà di dialogo tra scuola e famiglia e il progressivo sgretolamento dei programmi formativi che definivano i percorsi dopo la scuola media contribuiscono a definire un quadro desolante. Chi oggi si trova a inserire un figlio nella scuola, in particolare a partire dalle superiori, deve spesso confrontarsi con problemi di ogni tipo. E questo è più o meno noto, con le dovute (grandi) differenze territoriali, che le citatissime ricerche Pisa-Ocse hanno ben evidenziato. Lo scrive Bruno Simili su il Mulino. Il resto qui.
Ma, ahimè, la scuola non solo non viene prima di tutto, come invoca il titolo dell’articolo: non è nemmeno a metà della graduatoria delle priorità. Quasi fosse un peso del quale un buon governo dovrebbe liberarsi. I cantori della descolarizzazione saranno serviti. Abbastanza rapidamente.
