Specismo

 

Il bosco, dentro il quale vivano anche specie animali inconciliate con noi, è più naturale e più vitale, perché amplia il concetto di vita e di natura. Anche gli animali hanno un progetto di vita e mirano a realizzarlo. Anzitutto, cercano ciò che gli fa piacere ed evitano ciò che gli dà dolore. In secondo luogo, mirano a riprodursi. Se un’altra specie vivente si attribuisce il diritto di stroncare questi progetti, stabilisce di fatto una graduatoria fra le specie, non molto diversa dalla graduatoria fra le razze, di recente memoria. Non sarà razzismo, ma è specismo.

Queste parole sono di Ferdinando Camon (La Stampa  20 agosto 2011). Il discorso, se lo analizziamo attentamente, fa acqua da tutte le parti, e il concetto stesso di specismo appare infondabile.

Anche gli animali hanno un progetto di vita e mirano a realizzarlo. Non è vero. Qui ci troviamo di fronte al solito antropomorfismo, alla proiezione dell’umanità su ciò che sta al di fuori di essa. In fondo, si tratta di qualcosa di infantile, che ritorna riverniciato di scientificità: il bambino attribuisce una intenzione umana ad animali e cose. Così, nel nostro tempo di maturità mai raggiunta, di adolescenza indefinita, di bambini-adulti e adulti-bambini, gli animali sono percepiti come quasi-umani. L’animale non ha un progetto di vita, che è una rappresentazione di possibilità future differenti, tra cui uno sceglie quella che preferisce, e poi lotta per conseguire la sua meta: io farò il medico, tu farai il soldato, lei farà l’avvocato, ecc. Progetti che possono riuscire o fallire. Una volpe non ha un progetto di vita. Vivrà cacciando e mangiando altri animali, integrando la dieta con bacche e frutti, da buon canide selvaggio, si accoppierà e riprodurrà secondo quanto le impone il suo dna. Non si porrà mai il problema se sia il caso di passare ad una dieta vegetariana né si sentirà colpevole per aver scannato un coniglio. E nemmeno potrà un giorno pensare: che sfortunata, il mio progetto di vita è fallito! Il progetto di vita implica la rappresentazione, che è una caratteristica soltanto umana, e che fonda la libertà (che a sua volta è una rappresentazione).

Se un’altra specie vivente si attribuisce il diritto di stroncare questi progetti … Ma anzitutto occorrerebbe specificare se si parla del progetto di un singolo individuo o di quello dell’intera specie. Perché se una volpe uccide una gallina, rimanendo nella terminologia camoniana, essa interromperà il progetto di vita di quella singola gallina, non altrimenti da come un assassino che mi uccidesse interromperebbe il mio progetto di vita. Non certo quello dei polli come specie. Ma gli umani hanno modificato profondamente e interrotto anche drasticamente molti progetti di vita di intere specie. Per esempio: qual era il progetto della specie bovina da cui derivano le vacche ridotte a fabbriche di latte, che vivono in pochi metri quadrati, nutrite di mangimi a base di mais, del tutto innaturali? Ma tutti quelli che si scandalizzano della sorte funesta dell’orso fucilato non dicono una parola sui lager dove vivono le mucche, e si bevono il loro bicchiere di latte e mangiano il loro stracchino.

 …stabilisce di fatto una graduatoria fra le specie, non molto diversa dalla graduatoria fra le razze, di recente memoria. Quindi l’allevatore di vacche o polli, il macellaio, per non dire il cacciatore, sarebbero assimilabili ai nazisti. Non so se Camon, solitamente acuto, abbia adeguatamente riflettuto sulla poratata delle sue parole. Temo di no, del resto oggi si parla e scrive molto pensando relativamente poco. Allora i predatori naturali, le volpi e i lupi, le aquile e i leoni, sarebbero specisti? Ogni gerarchia è assimilabile al razzismo? O lo specismo apparterrebbe invece soltanto all’unica specie che possiede rappresentazione e cultura, cioè a quella umana? Chiaramente, Camon pensa che lo specismo sia solo umano, ma non si accorge che l’unicità, che anche in questo modo viene affermata come propria della nostra specie, fonda la differenza radicale dall’animale, e rende lo specismo stesso un arnese concettualmente inutilizzabile, un pleonasmo che non spiega nulla, e che serve soltanto come espressione del senso di colpa occidentale, inizialmente legato alla Shoah e alla colonizzazione, poi esteso ad ogni forma di rapporto tra umano e natura (anch’essa peraltro una rappresentazione degli umani).

2 risposte a "Specismo"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...