Arrigoni

Leggo un’intervista ad un amico di Arrigoni, che mi pare significativa di un modo di pensare (ahimè molto diffuso).

Quella della morte di Arrigoni è stata una notizia tragica. Ma è stata anche inaspettata?
«Quando ho saputo, mi è venuta in mente la morte di Pasolini: che è morto come era previsto, e come tutti immaginavano. Nessuno ha mai saputo la verità, ma tutti sanno chi è stato. E anche in questo caso è lo stesso. Indipendentemente da tutto quello che si sta dicendo, i fatti sono questi: Israele ha inviato un messaggio a tutta la comunità internazionale per impedire la partenza della Freedom flottilla, Berlusconi è stato l’unico a raccoglierla ufficialmente e dire che avrebbe fatto di tutto per impedire la partenza. Il giorno dopo Vittorio è stato rapito e poi è stato ucciso, senza aspettare l’ultimatum promesso. La verità è tutta qui. Il leggendario gruppo salafita di cui si parla è presentato come gruppo fondamentalista islamico e la ricostruzione fa pensare a una delirante lotta intestina tra palestinesi. E adesso i miei amici varesini filopalestinesi mi dicono “Che senso ha sbattersi per i palestinesi?”. Questo è il risultato migliore che Israele potesse ottenere, complimenti a Netanyau: è riuscito fare fuori il suo nemico principale e far pure passare la sua morte come una cosa tra palestinesi ».

Dunque: Hamas mente, i Salafiti non esistono, Hamas e Israele sono alleati, il pacifista che scriveva il blog dal titolo pacifico di Guerrilla Radio è stato ucciso dagli Israeliani. Il trionfo del pensiero semplice. In questo caso antisraeliano (dire filopalestinese mi sembra insufficiente).

5 pensieri su “Arrigoni

  1. Purtroppo funziona così. Siamo oltre la faziosità, siamo in una dimensione tutta da indagare nel quale quel poco di senso della realtà scompare nella menzogna pura e semplice. Sconfortante, perché in queste condizioni non solo è difficile se non impossibile dialogare, qui vengono meno le premesse dell’atto stesso di parlare.

  2. Nel pensiero corrente la menzogna è un atto e un modo di essere consapevole del potere. In realtà la menzogna è pervasiva: ubiquitaria nei poteri, negli antipoteri, nei contropoteri. Sicché spesso l’antitesi pratica della menzogna non è la verità ma una menzogna di senso opposto. Il che non significa che non ci sia alcuna verità, ma che la sua ricerca è difficile.

  3. L’antisemitismo è una vera e propria “passione”, ha poco a che fare con il controllo della ragione e, nel suo trasporto, non si cura di offendere la giustizia, la verità e la stessa memoria della vittima della sua propria passione e delle sue generose illusioni di pacifista ad oltranza.
    Le parole più sensate sul povero Arrigoni, pacifista a senso unico che idealizzava i palestinesi di Gaza che lo hanno ucciso e chiamava “ratti” gli israeliani, mi pare le abbia dette il giornalista Fausto Biroslao, che lo conosceva bene: ” Arrigoni diceva che ‘apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini, alla stessa famiglia umana’. Non la pensano così i fanatici genocidi che tengono in scacco Israele da oltre sessant’anni. Il suo ultimo video, la testa strattonata per i capelli e gli occhi bendati, ricorda quelli della giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, generosa pacifista dal volto sciupato e dolente e dal sorriso spento nel pianto. Anche la ‘resistenza irachena’, per cui Sgrena aveva patteggiato, la costrinse a farsi megafono del banditismo omicida che ha infestato l’Iraq, facendo esplodere i seggi elettorali. Baldoni, Santoro, Sgrena, le due Simone, Frammartino, Arrigoni, sono tutti pacifisti finiti, letteralmente, nelle mani del nemico. Ma il nemico non era quello che immaginavano loro, i marines, le truppe italiane di Nassiriyah, i cingolati israeliani. E’ un odio puro, feroce, che non discrimina fra ebrei, crociati o apostati del vizio occidentale. Eccola la tragedia dei nostri pacifisti”.

  4. Cmq nell’intervista c’è qualcosa di più dell’antisemitismo, che nel caso di quel tipo di pacifismo è aggirato dalla proposizione che dice “siamo dalla parte dei deboli che in questo caso sono i palestinesi”. C’è proprio la negazione del reale: i salafiti ci sono, due sono stati arrestati dagli stessi miliziani di Hamasa ma a questo dato di fatto se ne sovrappone un altro, anzi si sovrappone una proposizione che dice “Israele se ne avvantaggerà quindi Israele è responsabile della morte di Arrigoni”. È questo modo di procedere che annulla non tanto la verità, sostituita da una menzogna, quanto la possibilità stessa di cercarla. Qui non è difficile cercare la verità, qui non la si vuole cercare. La verità è già data come proposizione inverificata e inverificabile. Non c’era da dimostrare la colpevolezza degli ebrei per i nazisti, era un dato di fatto. Così come non c’era da dimostrare la colpevolezza dei kulaki, il fatto stesso che c’erano ebrei, c’erano kulaki meritava il trattamento politico che nazismo e comunismo loro riservavano. Non possiamo permetterci di tornare a questo schema, significherebbe tornare al Novecento, significa rimanerci. È una regressione senza possibilità di evoluzione. Il nostro dramma culturale è non poterci muovere da qui.

  5. Si vede che non è facile rinunciare ai dèmoni del Novecento. Rossi, neri o bruni che fossero, non sono andati in pensione e conservano ancora una certa attrattiva. Si dà anche il caso, che – come accade negli ultimi tempi – talvolta ritornino trasformandosi in verdi. Potrebbe trattarsi davvero di una regressione, dovuta, in parte, all’attrattiva torbida dei dèmoni e lo schema del Novecento.

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