Donna educante

Nell’attuale insopportabile eruzione retorica sulla condizione femminile si dimentica totalmente un dato importantissimo: nelle società occidentali, e massimamente in Italia, unico caso nella storia dell’umanità, l’educazione e l’istruzione dei maschi fino ai 18 anni è affidata quasi totalmente alle femmine. Qui questione femminile e questione maschile si fondono.

15 pensieri su “Donna educante

  1. Forse perchè i cosiddetti maschi hanno sempre delegato le donne ad allevare e ad educare i figli, in quasi tutte le culture, occidentali e non. Forse anche perchè la donna è più portata a comprendere gli stati d’animo dei bambini, vista la lunga pratica avuta fin da quando li ha avuti in grembo. Non è forse la mamma dedita all’interpretazione dei dolorini, dei sorrisi e delle parole, ancora incomprensibili per gli altri, del neonato? Non è forse la mamma che cerca di consigliare e stimolare il bambino nei rapporti con gli altri fin dalla più tenera età. Ho sempre pensato che la tenerezza, la delicatezza e la capacità di comprensione della donna, sia essenzialmente nella sua natura che è molto diversa da quella dell’uomo, salvo qualche rara eccezione.

  2. I “cosiddetti maschi” mi suona un po’ come il “le cosiddette signore” berlusconiano. Spero di sbagliarmi.
    L’educazione dei figli non è solo quella domestica, della serie ti sei fatto la bua, vieni da mamma. Certo, oggi molte mamme trattano così i lori figli maschi anche oltre la maggiore età, ma che ci vogliamo fare, del resto va di moda così e non mi stupisco che la mia sia una generazione di smidollati.
    Il fatto che la donna sia più portata a comprendere lo stato d’animo dei bambini è una leggenda. La stessa leggenda che porta a stupirci di un fatto normalissimo in natura come l’uccisione dei figli da parte della madre. Anche il maschio sa tenere in considerazione lo stato d’animo del bambino o del ragazzo, in maniera spesso così disincantata rispetto alla donna, da essere di gran lunga più efficace e salutare. Basta pensare al ruolo dell’allenatore degli sport di squadra, ad esempio, una figura essenziale nella formazione del ragazzo.
    La tenerezza, la delicatezza e la capacità di comprensione della donna, sono un’altra bella leggenda. L’unica cosa su cui non dissento è il fatto che uomini e donne sono diversi, mai mi sognerei di sostenere il contrario.

    Ma tornando al punto: il luogo in cui si dovrebbe educare il cittadino, cioè la scuola, è caratterizzato da una massiccia femminilizzazione. Stiamo parlando non solo della società occidentale, ma anche del giorno d’oggi, infatti sappiamo che nell’antica Grecia e nell’antica Roma l’educazione dei maschi era fatta dai maschi, dall’infanzia alla maggiore età. Vorrei fare una domanda, cioè se e quanto questa differenza possa aver portato a dei cambiamenti nella società occidentale. E’una mia curiosità.

  3. Interessante post il tuo Fabio. Non ho idee chiare al proposito. Mi sento solo di fare un’osservazione che parrà provocatoria e, in effetti lo è. La controtendenza alla femminilizzazione dell’educazione è l’attuale prevalenza del discorso omoerotico. Quando Irene parla dell’educazione dei maschi fatta ai maschi parla di un processo nel quale ha piena legittimità, anche se in forme diverse dalle attuali, l’attrazione omoerotica. Regolamentata, come dimostrano le ricerche di Foucault e fortemente gerarchizzata, nel senso che non è l’amore tra uguali, seppure entrambi maschi; bensì tra maschi disuguali, uno dei quali sa di possedere la saggezza che manca all’altro ed è disposto a farne parte. L’attuale propensione degli omosessuali a presentare la propria disponibilità all’educazione rivestendo la relazione omosessuale degli aspetti prima stilnovistici e poi romantici dell’amore paritario è una forzatura culturale abbastanza posticcia e un po’ insincera. Quanto alle donne, va ricordato, che nelle società classiche, quelle ricordate da Irene, è proprio la trasmissione culturale così strutturata a coincidere con una sostanziale estromissione della donna dalla società, relegata alla sfera dell’oikos, cioè della produzione, insieme con gli schiavi e gli artigiani; il dato naturale che sia la donna a procreare la relegava in quel ruolo a dimostrazione di una concezione della cultura essenzialmente gerarchica e contrapposta alla natura. I maschi tra loro si trasmettono lo spirito, la continuità delle istituzioni, il logos, ciò che merita di essere ricordato e tramandato, il resto cade nella caducità ciclica della natura. Ovviamente sintetizzo e il panorama va arricchito di mille sfumature (Foucault, Hadot e Paul Veyne essenzialmente). Cosa ne consegue per la cultura occidentale attuale che affronta, se fosse vero il quadro descritto, spinte contrastanti che solo la retorica politica del momento mette insieme pacificamente è un discorso che non oso affrontare.

    1. Mi viene in mente questa frase di Simone de Beauvoir: “La peggior maledizione che pesa sulla donna è di essere esclusa da queste spedizioni guerriere; l’uomo si innalza al di sopra dell’animale, non suscitando, ma rischiando la vita; perciò nell’umanità la preminenza è accordata non al sesso che genera, ma a quello che uccide.”

      PS. Il discorso Gecoromano valeva per la civiltà occidentale.

  4. Ma non solo in Grecia e in Roma! In tutte le grandi civiltà (India, Cina, nel mondo arabo) e nelle società tradizionali dell’Africa l’educazione dei maschi è fatta da maschi. L’omoerotismo secondo me è un fatto secondario – io peraltro non amo affatto tutto quel filone del pensiero francese, Girard escluso – non sono “miei” pensatori – tra l’altro penso che ci sia una grande distanza in Italia tra chi pensa “alla francese” e chi pensa “alla tedesca” (ma sarebbe un discorso infinito).
    Il maschile e il femminile secondo me sono anzitutto separati dalle due sfere da cui originariamente la donna è esclusa: la caccia e la guerra. Prima dalla caccia, che come ben si sa è per sé del tutto anerotica, e lo dico con piena cognizione di causa, essendo spesso invasato dal demone artemisio – quando la si vuole erotizzare produce morte.
    Notate che oggi nei media e nelle conversazioni difficilmente si dice “maschio”, ma si preferisce dire “maschietto”: ciò è rivelatore più di mille ragionamenti.

  5. Mi permetto soltanto di prospettare una riflessione. Con tutti i vostri discorsi retorici, pur veritieri in larga parte, non vi sembra di dissacrare il ruolo della donna? Entrambi i sessi sono fondamentali per la crescita dei bambini e quindi per i futuri individui, sia per i maschi che per le femmine, ma mentre l’uomo “di solito” trasmette la forza, il coraggio e l’integrità morale (così dovrebbe essere secondo me!), la donna trasmette la sensibilità, la tenerezza, la solidarietà, l’amore, che sono caratteristiche sue naturali e che compensano le prime e non soltanto in ambito familiare. Certo oggi i giovani sono più disincantati e materialisti di alcuni anni fa, non per colpa loro ovviamente anche se ci sono molte eccezioni, ma a causa delle problematiche sociali ed per il fatto che il ruolo della donna viene a mancare in quanto fuori casa per lavoro. Ciò viene sostituito dalla TV e dal computer, in cui i ragazzi cercano di trovare la compensazione di quanto manca loro. Certo, il discorso apre molti spiragli di discussione e sarebbe molto lungo, ma la mia visione dell’educazione è basata sul tempo che gli si dedica e sulla natura dei due sessi, oggi molto più informata e consapevole da parte dei padri.

    1. E’ sempre un piacere confrontarsi con altre donne, ringrazio di questo spazio che ci viene fornito.
      La mia risposta alla prima domanda è no e mi incuriosisce non poco il termine “dissacrare”.
      Poi stiamo continuando a confondere la crescita dei bambini con l’educazione del giovane (dall’infanzia alla maggiore età) che era il tema posto inizialmente.
      Io penso che anche la donna (madre, maestra, nonna, fidanzata…) possa trasmettere forza, coraggio, integrità morale, dall’infanzia all’età adulta ed oltre. E penso che anche l’uomo (padre, fratello, professore, fidanzato…) possa trasmettere valori quali solidarietà, sensibilità, tenerezza, amore. Penso di conseguenza che non vi sia nessuna compensazione.
      Il discorso sui giovani d’oggi è davvero complesso, ma bisognerebbe individuare alcuni punti fermi. Non capisco cosa intende quando dice “non per colpa loro, ma a causa delle problematiche sociali”. Forse la stessa cosa che dico io, cioè che il discorso è complesso…
      Poi non capisco l’affermazione “il ruolo della donna viene a mancare in quanto fuori casa per lavoro”. Intanto immagino che la frase si riferisca solo alla famiglia, non all’educazione in senso lato. Quindi mi domando chi avrebbe deciso che il ruolo di una madre sia quello di non lavorare. Infine mi domando se per forza madre che lavora e madre fuori casa siano sinonimi, dal momento che una madre in casa mi risulta che lavori a meno che non abbia la servitù.
      La mia iniziale frase sulla tv era una provocazione in quanto io non penso che la tv sia sempre la responsabile, è un argomentazione semplicistica.

    2. maschi e femmine possono avere caratteristiche intercambiabili. Esistono donne “maschili” maschi “femminili. Nel caso delle monofamiglie che devono occuparsi dei figli è spesso la donna che deve assumere anche ruoli “maschili” di regole, di fermezza… Ma accade che padri siano “femminili”.
      Per non dire delle coppie “omo” che adottano figli in Paesi più evoluti del nostro… la biodiversità dei modi di essere per fortuna esiste ancora….

  6. Approfondire l’argomento è proprio fuori della mia portata, però vorrei osservare che spesso noto proprio tra le donne più attive, impegnate, colte una vena di suscettibilità esasperata che confina col risentimento: donne sempre vittime, uomini sempre prevaricatori.
    Non voglio fare questioni di colpe, ma spesso mi sorprendo a pensare che ruolo incerto e spesso misero ha oggi il maschio, quanto deve trovare difficile fare insieme il padre nel senso di una volta e il mammo che si pretenderebbe da lui e tante altre cose…Personalmente dopo aver presumibilmente rovinato generazioni di liceali maschi e femmine e i miei sette figli spero che, dopo questo periodo, che mi auguro di assestamento, si arrivi a una comprensione e collaborazione senza ostinate rivendicazioni e alla rivalutazione dell’amore, non di quella cosa smielata evanescente che afferra tutto, sfascia tutto, giustifica tutto . scusate l’inattualità

  7. Sono d’accordo. Così come sono d’accordo che l’attuale eruzione retorica sulla condizione femminile sia insopportabile.
    Tuttavia c’ho ragionato e una cosa la devo confessare: io sono risentita. Mi spiego. Qualche buontempone continua a provocare dicendo che alcune donne sono invidiose perché vorrebbero essere al posto di quelle che si fanno pagare migliaia di euro per sesso. Beh. Io non sono invidiosa: non mi piacerebbe fare sesso con chi non amo o non mi attrae per soldi, sinceramente. Però sono risentita. Non invidio la condizione delle prostitute d’alto bordo. Ma non sopporto l’idea che a persone che non si impegnano arrivino onorari da capogiro che persone che studiano, faticano, amano il proprio lavoro, si impegnano ogni giorno, rischiano la vita, si sognano quando invece se lo meriterebbero di più. Penso sia questo che mi dà fastidio. Non confonderei “vorrei essere come loro” e “sono migliore di loro eppure ho meno vantaggi di loro”.

  8. Mi dispiace che alcune donne siano risentite, hanno la mia comprensione anche se non condivido. Io non sono risentita perchè il mio ruolo di donna, di madre, di nonna mi piace e mi è sempre piaciuto. Non ho mai desiderato essere un uomo! Ma poi perchè una donna dovrebbe essere risentita se altre guadagnano di più senza tanta fatica? Anche un uomo operaio allora dovrebbe risentirsi sapendo che dei “tizi” dando un calcio al pallone guadagnano cifre da capogiro che non vedrà mai per tutta la sua vita! Le disparità e le ingiustizie sociali ci sono sempre state e sempre ci saranno. Certo bisogna migliorare lo stato di chi è più sfruttato, più emarginato, ecc.Chissà se ci riusciremo mai completamente?

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