Prima dell’apocalisse

Un’intervista di Robert Doran a René Girard dal titolo Apocalyptic Thinking after 9/11, e un saggio di Jean-Pierre Dupuy comparso su Anthropoetics (autunno/inverno 2008) dal titolo Rational Choice before the Apocalypse, ed ecco un agile libretto di Transeuropa: Prima dell’apocalisse (2010). In copertina come autore compare solo Girard, e questo non mi pare molto corretto, visto che il volume degli scritti è uguale, e il peso teoretico della parte di Dupuy è anche superiore. Qui non vale tirare in ballo il marketing, Transeuropa non è Mondadori.

Il Girard dell’intervista è l’ultimo Girard, quello della curvatura apocalittica. Un’intervista ovviamente sollecita la semplificazione del pensiero, tuttavia qui si può notare una ritrattazione girardiana dell’idea di un cristianesimo totalmente antisacrificale sostenuta nel fondamentale Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo:

Il cristianesimo è sempre stato sacrificale. È vero, ho dato all’interpretazione non sacrificale troppa importanza, ma avevo uno scopo: volevo essere tacciato di eresia. Ancora qualche residuo del mio passato ribelle. Dovevo oppormi alla Chiesa in qualche modo. Ho avuto un atteggiamento istintivo dal momento che culturalmente venivo dal surrealismo, dall’esistenzialismo, dai movimenti d’avanguardia, tutti antagonisti al cristianesimo. Probabilmente è stato un bene, altrimenti il libro non avrebbe avuto tutto il successo che ha avuto (37-38).

Questo mi ricorda l’unica volta in cui ho potuto rivolgere una domanda  direttamente a Girard, anni fa a Treviso, quando gli chiesi perché nel suo pensiero il male coincidesse totalmente con la violenza, e lui rispose che se avesse scritto nei suoi libri la parola male, avrebbe utilizzato un termine che per la sua connotazione teologico-cristiana sarebbe stato immediatamente respinto dalla cultura attuale.

Il testo di Dupuy è molto differente. Intanto, non si tratta di una intervista, ma di un saggio abbastanza impegnativo dal punto di vista teoretico, e contiene passi per me problematici, come questo:

Un avvenimento è imprevedibile perché solo un calcolatore infinito sarebbe in grado di predire un futuro che, data la nostra finitezza, saremo sempre nell’impossibilità di anticipare. (57)

Il fatto è che un calcolatore infinito non sarebbe un calcolatore. Se, infatti, la sua infinitezza si estendesse nel tempo, non sarebbe un osservatore che pre-vede, ma che semplicemente vede. Come è per Dante nel XVII del Paradiso (La contingenza, che fuor del quaderno/de la vostra matera non si stende,/tutta è dipinta nel cospetto etterno; /necessità però quindi non prende /se non come dal viso in che si specchia /nave che per torrente giù discende. (37-42))

Ammesso, e non concesso, che una vista infinita sia pensabile.

 

2 pensieri su “Prima dell’apocalisse

  1. Dovrò leggere questo “ultimo Girard”. E devo dire che sono un po’ preoccupato. Spero che nell’intervista la questione circa il “cristianesimo sacrificale” si chiarisca, altrimenti:
    O io non ho mai capito nulla di Girard, o Girard finora ha scherzato (con il consenso), o comincia a dare quei segni tipici di un’età avanzata, che nessuno vorrebbe dare.

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