Uccidi e mangia!

Il cristiano non può essere un vegetariano ideologico, perché la Scrittura prevede l’uccisione e il consumo alimentare degli animali, e negli Atti degli Apostoli (10, 9-16) vengono superati i limiti dell’impuro.

Il giorno dopo, mentre quelli erano in cammino e si avvicinavano alla città, Pietro, verso mezzogiorno, salì sulla terrazza a pregare. Gli venne fame e voleva prendere cibo. Mentre glielo preparavano, fu rapito in estasi: vide il cielo aperto e un oggetto che scendeva, simile a una grande tovaglia, calata a terra per i quattro capi. In essa c’era ogni sorta di quadrupedi, rettili della terra e uccelli del cielo. Allora risuonò una voce che gli diceva: “Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!”. 
Ma Pietro rispose: “Non sia mai, Signore, perché io non ho mai mangiato nulla di profano o di impuro”. E la voce di nuovo a lui: “Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano”. Questo accadde per tre volte; poi d’un tratto quell’oggetto fu risollevato nel cielo.

5 pensieri su “Uccidi e mangia!

  1. Perché questo impedirebbe a un cristiano di escludere dalla dieta un cibo (per esempio la carne) e di promuovere questa scelta, laddove ritenga che la preparazione di questo cibo sia dannosa per l’ambiente e in ultima analisi per gli stessi esseri umani, in queste precise condizioni di vita (industrializzazione, popolazione, flussi di commercio ecc.)? Ovviamente nella concreta speranza che questo stile di vita si diffonda, perché non è la rinuncia del singolo ad avere effetti, bensì un cambiamento delle abitudini sociali ecc.
    Parlo ovviamente di un giudizio formulato sulla base di dati raccolti con attenzione ecc., e sempre riformulabile sulla base di nuovi dati.
    Si tratterebbe, comunque, di vegetarianesimo ideologico (vale a dire frutto di una precisa analisi del mondo, di precisi valori e criteri di giudizio ecc.), o no?

  2. Credo che la scelta vegetariana di cui parli tu sarebbe una scelta “tecnica”, e non “ideologica”. Se il mio medico mi dicesse che mangiar carne a me fa male smetterei di mangiarne. Per vegetarianismo “ideologico” intendo quello basato sull’idea che uccidere un animale sia un male, ovvero il vegetarianismo animalista, comunque declinato (che ha antecedenti in visioni filosofico-religiose del mondo). E per animale intendo ogni animale, compreso il pesce che Gesù mangiava e faceva pescare.

  3. Bisognerebbe interpretare il passo di Atti 10 sotto due aspetti: (1) alla luce dell’intero racconto, che prevede il superamento dei razzismi, il sogno di Pietro gli serve per poter accogliere una fratellanza di fede da parte di pagani, che normalmente avrebbe considerato impuri e coi quali non avrebbe voluto avere nulla a che fare; (2) lo stesso superamento dell’impurità rituale dei cibi, tipica della fede ebraica (e anche di altre, vedi i divieti alimentari nell’islam) che è una “novità” di Gesù, già testimoniata dai Vangeli. Da questo punto di vista, tutto viene ricondotto ad una “sana” ottica relazionale: se mi privo di un cibo è in vista di un gesto di amore / compassione / cura, non per “obbedire” a delle supposte “leggi di Dio”.

    1. Il problema dei primi cristiani era quello se fosse possibile senza peccare il mangiare le carni di animali sacrificati agli idoli (sui mercati antichi molta carne proveniva dagli altari dei sacrifici). Si trattava dunque di un problema squisitamente religioso, di una possibile “contaminazione”. Per un cristiano o un ebreo di allora era assolutamente scontata la liceità morale di ammazzare gli animali per mangiarli.

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