Rileggo Simone Weil 36

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Non ci si può impedire di amare. Ma si può scegliere ciò che si ama.
Bisogna amare ciò che è assolutamente degno d’amore, non ciò che è degno sotto certi aspetti, indegno sotto altri (Platone).
Niente di ciò che esiste è assolutamente degno d’amore.
Bisogna dunque amare ciò che non esiste. (II, 142)

Tutta la tradizione filosofica ci dice che l’uomo è un essere amante (o desiderante, che è lo stesso), e che si tratta solo di orientare questa tensione connaturale a noi. Ma se il modello è il Cristo, come debbo orientarmi? Il Cristo ha amato? Sì, ha amato gli umani fino al punto di dare la sua vita per essi. Ma erano gli umani assolutamente degni del suo (divino) amore? Non lo erano assolutamente, perché l’umanità è contingente nella sua interezza e nei singoli che la compongono. Dunque il Cristo ha amato qualcosa che esisteva nella relatività, nella fragilità e nella non assolutezza. Dunque, se l’esempio perfetto d’amore è il Cristo, quello che questo esempio ci dice è il perfetto contrario di quello che ci dice Simone Weil. E’ proprio l’affermazione che si può amare assolutamente solo ciò che è assoluto ad essere umana troppo umana, poiché l’Incarnazione la smentisce. Ed è questo che può essere afferrato solo per fede, oltre i limiti posti da ragione e filosofia.

Un pensiero su “Rileggo Simone Weil 36

  1. io la interpreto in modo diverso…
    è proprio perchè non esiste l’amore perfetto nell’umano, solo Dio lo è, si ama ciò che non esiste, se l’amore trascende l’umano e tocca solo Dio, l’amore stesso viene sublimato, l’amore è un’illusione.
    eppure è necessario amare.
    e qui sta la contraddizione.

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