Adulterio & altri diversivi

Tutti quanti abbiamo un grosso potenziale impossibile da realizzare entro i confini necessari a tessere il tutto. Lavoro e matrimonio sono le nostre massime prigioni. Quando le chiedeva cosa non andava, e come faceva lui a capire se lei non gliene parlava, gli ribatteva che se solo le avesse dedicato un attimo di attenzione avrebbe capito da solo. Qualunque intimità, si sa, è un potenziale inferno. Alistair definiva il sesso con la moglie “scopata d’obbligo”. (pp. 16-17)

Questo è un passo di Adulterio & altri diversivi, (Adultery & Other Diversions, 1998, trad. it. di G. Granato, Adelphi, Milano 2000), di Tim Parks, scrittore intelligente e moralista nel senso autentico di indagatore dei costumi e degli atteggiamenti umani (e italiani). In realtà, il libro parla poco, e solo all’inizio, di adulterio, ma tocca molti temi, tra cui quello della traduzione da un’altra lingua, su cui Parks, che ha tradotto in inglese Calasso, scrive pagine deliziose. Nel testo, le note di vita quotidiana dell’autore (relazioni con i figli, passeggiate, episodi di vita universitaria) si intrecciano con riflessioni, considerazioni, spunti di pensiero. Dove appare la non-consistenza della cultura in cui viviamo immersi.

La nostra cultura ha un’avversione implacabile per la vecchiaia, che va molto al di là della sua bruttezza e dei suoi acciacchi, al di là del puro e semplice egoismo di chi non ha tempo per genitori al tramonto, al di là della comprensibile vanità decisa a contrastare la caduta dei capelli o a tirare su un seno cascante, al di là perfino della paura della morte. La gente, che sembra accettare l’idea di morire, non vuole saperne di invecchiare. Eppure il processo è ben avviato. Già bisogna stare attenti a quello che si mangia. Già ami le donne giovani senza innamorarti di nessuna in particolare. D’un tratto, l’appetito non è più parte integrante di me, oppure sì, ma è anche un potenziale nemico. Si sta verificando una scissione. Devo decidere da che parte stare? Che condotta seguire d’ora in avanti? Tuffarsi negli appetiti o rinunciare? Stabilirsi in “questo paese” o preparare la valigia nell’eventualità di una partenza? E per dove? Solcare i mari con Yeats e raggiungere “la città santa di Bisanzio”? Città d’arte e d’intelletto. D’oro battuto e d’oro a smalto. Che razza di viaggio sarebbe? Mantieniti giovane, non fa che ribadire la mia cultura. Guardati intorno. (pp. 96 – 97)

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