Rileggo Simone Weil 15

Al contatto del ferro bisogna sentirsi separati da Dio, come il Cristo, altrimenti è un altro Dio. I martiri non si sentivano separati da Dio, ma era un altro Dio, e forse sarebbe stato meglio non essere martire. Il Dio in cui i martiri trovavano la gioia nelle torture e nella morte è vicino a quello che fu ufficialmente adottato dall’Impero Romano e in seguito imposto con gli stermini. (I, 234 – 235)

La spada che sempre disumanizza, sia colui che sta dalla parte dell’impugnatura sia colui che sta dalla parte della punta, l’uccisore e l’ucciso: è una delle più forti visioni che si trovano nell’opera di Simone Weil. Ma è anche una visione estremamente problematica. Ci sono casi in cui per difendere l’umanità è necessario brandire la spada, e qui non si può ragionare in termini di male e bene assoluti, ma parziali, e relativi ad una situazione.

L’affermazione che i martiri, coloro che la Chiesa venera come suo fondamento, fossero seguaci di un altro Dio, lo stesso dell’odiata Roma, dimostra tutta l’estraneità di Simone Weil ad un pensiero dialettico e storico. Manca, infatti, a Simone Weil un autentico pensiero dell’Incarnazione, e di conseguenza la storia si appiattisce sulla metafisica. E su di una metafisica di stampo cataro-manicheo, che è pervasiva di tutta l’opera più rilevante della scrittrice francese.

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