Eternità
In quale notte, dimenticata
la beffa degli anni-luce
nel ticchettio dell’orologio
risuonante
per la tua brevità,
sentisti fermo
tutto con te il tuo cuore?
In quale notte mai
non votato all’oblio,
ma sempre a te presente
nell’amore di tanti,
escluso il divenire,
ti percepisti?
Quella passò.
Piccole eternità son seminate,
piccole morti.
interrogativi che allargano il sospiro e
tutto lo imprigionano in quell’attimo
in quelle piccole eternità non seminate…
caro Fabio, la tua poesia è vera arte, creata con minuzia e precisione, degna di un orafo esperto.
Buona domenia
Carla
Il titolo eternità è ciò che mi disturba: è come voler chiudere questa piccola eternità già morta perchè scritta in un residuo di falsa verità: la comprensione ragionata, linguisticamente definita. Eternità è ignoto e all’ignoto si comprende se allude. Non c’è poesia che possa avere un titolo perchè non c’è piccola eternità che possa dare un solo seme.
In calce aggiungo, forse.
Sono eternità menzognere, è evidente. L’eternità è una sola. Già il plurale è menzogna.