I blog e il Sistema

zab1.jpg

C’è un motivo ben preciso per cui il timore di molti bloggers circa un intervento censorio del Potere teso a limitare la libertà di espressione nella Rete è un timore vano. Le società tecnotroniche dell’Occidente, infatti, si fondano sulla continua alimentazione del desiderio. Senza una proliferazione dei soggetti desideranti e uno sviluppo incessante del loro desiderio, e il suo passare da un oggetto all’altro, la stessa produzione capitalistica stagnerebbe. Altro problema, ma non slegato, è quello della possibilità reale di tutti i membri della società di partecipare con eguali possibilità alla circolazione inesauribile del desiderio: qui si apre il discorso sul risentimento che è l’altra faccia del desiderio. Ma alla radice di tutti i desideri sta quello fondamentale, quello di ogni soggetto umano di collocarsi nel Centro. Persino il desiderio del soggetto islamista radicale, il massacratore suicida, non è il desiderio del nulla, e io non sono d’accordo con coloro che usano la parola nichilismo a proposito di questo soggetto. In realtà, l’islamista radicale non vuole annientarsi, ma collocarsi nel Centro Sacro, che per lui ha una dimensione trascendente: egli si colloca totalmente in Allah, annienta la propria realtà immanente e immediata per assumerne una più alta, quella di abitatore del Paradiso. Dunque, anche lui è un soggetto desiderante e che brama di porsi nel Centro. Ugualmente, il popolo dei bloggers, quasi tutti estremamente preoccupati del numero di contatti e di commenti che ricevono, cultori della loro piccola audience, non sono che copie mimetiche del modello corrente nella società della comunicazione e dei consumi di massa. Si tratta di persone che, non avendo accesso al Centro della scena della rappresentazione collettiva, che oggi è la televisione, si creano il loro piccolo surrogato di centro, il loro spazio di visibilità, la loro scena della rappresentazione particolare. Naturalmente, può ben accadere che un blog assuma un peso e una visibilità tanto grandi da sconfinare nella scena della rappresentazione generale: in Italia è il caso di quello di Beppe Grillo. Ma questo accade molto di rado. Un controllo dei blog non è dunque nelle corde di un sistema di libero mercato, per il fatto che quel sistema stesso ha bisogno del desiderio per crescere, e il desiderio non è mai di semplici e puri oggetti, ma di oggetti rappresentati, cioè di oggetti che acquistano il loro significato di generatori di desiderio solo in quanto assunti nella sfera della rappresentazione. Ma la sfera della rappresentazione è sempre creata nel rapporto tra Centro e Periferia, ove la Periferia è in perenne tensione verso il Centro. Se un sistema ostacola o addirittura blocca la spinta della sua Periferia verso il suo Centro, il Sistema si irridisce fino a crollare. E nessun Sistema vuole crollare, anche se può capitare che le sue contraddizioni lo conducano alla rovina. Per questo, anche, possiamo dire che il risentimento che scaturisce dal non avere libero accesso al Centro, cioè alla scena della rappresentazione collettiva incarnata dalla televisione, deve essere in qualche modo scaricato. Il blogging è oggi essenziale alla circolazione-scaricamento del risentimento che incessantemente si genera nella vasta Periferia che brama il Centro e non vi può accedere (le decine di migliaia di romanzieri, le centinaia di migliaia di poeti, ecc. ecc. che non hanno alcuna visibilità). Per questo il Sistema non metterà il bavaglio ai bloggers.

La Rete è il necessario prodotto finale del sistema di produzione capitalistico, cioè industriale, che fin dal suo inizio si fonda sul desiderio, ovvero sul continuo flusso di rappresentazioni di oggetti che possono essere scambiati. Che possa essere assoggettata a forme di controllo centralizzate è sicuramente un’idea dei Cinesi, e di altri, ma è un’idea alla lunga destinata a fallire. Dove c’è Internet, i sistemi di controllo centralizzati sono in affanno, tanto più grave quanto più quegli stessi sistemi di controllo vogliono che si sviluppi un mercato fondato sul desiderio dell’oggetto rappresentato.

Quanto detto spiega anche il fatto che buona parte della Rete sia occupata dalla pornografia, che dilaga incontrastata.

12 pensieri su “I blog e il Sistema

  1. Analisi eccellente.
    Anche se Grillo, tutto sommato, godeva già di una sua centralità mediatica. Ma questo nulla toglie e nulla aggiuge al valore della tua analisi.
    Diciamo che il “sistema” (capitalistico) strumentalizza molto bene, e a suo vantaggio, il naturale bisogno di riconoscimento dell’uomo.
    Ora, noi due in questo momento stiamo facendo il gioco del “sistema”? Sì e no. Perché nel tuo post di oggi, hai veicolato contenuti “alternativi”. Ed io commentandoli mostro di apprezzarli e recepirli. Avviando così una specie di circolo virtuoso… E, comunque sia, alla base di quel che scriviamo e ci diciamo c’è un fisiologico (attenzione non patologico), sano se vuoi, bisogno di riconoscimento. Bisogna prenderne atto.
    Perciò credo che nel lungo periodo, la veicolazione, anche se ridotta, di contenuti (e sottolineo contenuti) attraverso la blogosfera, possa comunque giocare un ruolo innovativo e di conseguenza provocare reazioni censorie. Ferma restando, come linea di tendenza, la logica sistemica da te così ben delineata.
    In conclusione, credo però che ogni “sistema” abbia comunque il suo punto debole nella qualità dei contenuti… Ovviamente, per individuare quelli “positivi” e rivolti al cambiamento (vero), è necessario essere, al tempo stesso, dentro e fuori una logica interpretativa di tipo funzionalistico. Cioè porsi il problema non solo della stabilità sistemica ma anche del mutamento, come passaggio da un sistema all’altro. E non solo in termini metodologici, ma anche esistenziali. E non tutti blogger vi riescono per le ragioni da te indicate. Finendo prigionieri della logica perversa di cui sopra, eccetera. Noi due almeno ci proviamo. A evadere. Credo. Spero.
    Ciao,
    Carlo

  2. Francamente, caro Carlo, non mi sembra di aver veicolato contenuti alternativi. Sarebbero alternativi se appartenessero in qualche modo ad un altro sistema (inteso magari solo come possibile). Ma io non intravedo affatto la possibilità di un sistema “altro”, bensì solo quella di uno sviluppo più positivo del sistema dello scambio, che è esattamente quello che ci ha fatto entrare in contatto.
    Né credo che la semplice innovatività provocherà reazioni censorie. Ci vuol altro. Mi risulta che solo un sito pedofilo o qaedista corra oggi in Italia il pericolo di essere oscurato…

  3. Ottima materia di riflessione. Ho solo qualche perplessità sull’uso dei termini Sistema e Potere con la maiuscola.
    Sul commento di Carlo: negli anni ’70, un secolo fa, leggevo Camatte e meditavo sul suo concetto di evasione “Ce monde qu’il faut quitter”, ma mi si è rivelato in seguito come un punto di vista gnostico. Da molto tempo penso al mondo come qualcosa nel quale le caratteristiche umane “eterne” permangono (tra le quali quelle che ricorda Fabio e che mostrano come la nostra non sia poi una “società dello spettacolo” tanto diversa da quella di “Apocalipto”), ma gli spazi per la Persona e la sua rete delle relazioni concrete non sono mai del tutto controllabili.
    Aggiungo che ormai mi riesce difficile a pensare alla scena del mondo senza vedervi anche le “ombre sacre”, come dice Dàvila, del divino.

  4. L’analisi è ineccepibile, quello che manca è una delle conseguenze possibili dell’interazione nel web, cioè la conoscenza, la frequentazione dei soggetti, la progettualità che ne può nascere, webbica o meno. Questo diventa vita e storia. E politica. Ad esempio io ho conosciuto Brotto, Borselli, Gambescia e Riccardo De Benedetti sui blog, e altri, cui mi piacerebbe proporre di fare “Rete”.
    Un blog collettivo, che unisce forze, collaborazioni e contatti, con un progetto culturale forte dietro. Che ne direste?

  5. A Stefano: tu scrivi qui Persona con la maiuscola… Io molte volte uso la maiuscola in un senso almeno parzialmente ironico, come nel caso di Sistema e Potere. Anche per distinguerli dal sistema e dal potere nel loro uso linguistico più comune, come nel caso in cui si scrive Stato per indicare il nostro comune leviatano, differenziandolo, che so, dal mio minuscolo stato di salute personale.

    A Valter: invidio la tua energia. A quale progetto culturale stai pensando?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...