Storia d’amore e d’eresia

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In Storia d’amore e di eresia (titolo originale The Good Men, trad. T. Riva, Bompiani 2002) di sesso esplicito ne troviamo molto. L’autrice di questo romanzo, che narra una storia collocata negli anni 1265-1322 è Charmaine Craig, che dopo aver studiato storia medievale a Harvard ha pure studiato scrittura creativa. E nel suo primo romanzo, storico, affronta con grande coraggio (ce ne vuole davvero) il tema del catarismo nella Francia medievale. Alla fine del libro c’è una pagina con una selva di ringraziamenti, in cui sono nominati circa cinquanta nomi di persone e istituzioni. Caspita! Manco fosse una ricerca storica in dieci volumi. Si tratta invece di un pessimo romanzo, che solo il mio divorante interesse per tutto ciò che ha a che fare con i catari (interesse acceso in me nel 1978 dalla lettura de L’Amore e l’Occidente di Denis de Rougemont) ha potuto indurmi ad acquistare e leggere. E’ un pessimo romanzo perché è perfettamente costruito, a tavolino, con un taglio delle scene e una successione degli eventi del tutto prevedibile, e con la solita tendenza di chi scrive romanzi storici, nonostante lo studio accademico profuso, a proiettare nel passato idee e sentimenti dell’oggi, anzi a filtrare gli eventi attraverso la propria ideologia. E quella della Craig è abbastanza semplice: positivo è vivere in una sorta di religione immanentistica naturale, come fa la sua eroina Grazida, accettare la propria omosessualità, come fa il maschio buono del libro, Arnaud, mentre negativo è perseguitare i nemici della fede, come fa il frate domenicano villain Bernard, che esprime il volto violento della Chiesa cattolica. Negativissimo poi è fare come i catari, che sono nemici di tutto ciò che è terreno e corporeo, che negano la natura, che amano la morte e la dissoluzione della fisicità. Amen. In verità, le problematiche profonde del catarismo non sono qui neanche intraviste, la natura appare semplicemente buona, si vuol far capire come la separazione dello spirituale dal fisico sia la grande follia dell’Occidente. In una semplice pagina de L’ordalia di Italo Alighiero Chiusano c’è più penetrazione dell’essenza del catarismo di quanta non ce ne sia in tutto questo romanzo di 397 pagine.

2 pensieri su “Storia d’amore e d’eresia

  1. Non sono per nulla d’accordo con la tua recensione. Un romanzo, infatti, è proprio un romanzo e non un libro di storia perché riesce a far compenetrare il lettore nella storia.
    Se il lettore volesse illuminarsi sulla storia dei catari, non comprerebbe un ”romanzo”…appunto.
    Maria

    1. Cara Maria, non si tratta di una recensione, ma di una nota, in cui mi sento libero di giudicare secondo il mio piacere. A mio avviso, se un romanzo si presenta come romanzo storico, e non come fantasy, deve rispondere alle regole del genere, e dunque fondarsi su di un quadro storico verosimile. Io posso anche ambientare una detective story nell’antica Atene (al modo di Margaret Doody), ma non posso alterare la realtà storica conosciuta. Qui è evidente che si vuole scrivere un romanzo storico con ambientazione catara, ma i risultati non sono buoni, no no.

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