Quel che manca a Mancuso

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Scrive sulla Repubblica di oggi Vito Mancuso, nell’articolo intitolato Perché questo è il tempo di riscoprire la confessione: «È solo dalla connessione organica e fiduciosa con il mondo naturale che gli esseri umani  possono ritrovare il coraggio di essere liberi: liberi dal potere economico e politico, liberi dal pervadente erotismo mercantile che imprigiona i corpi rendendoli merci, liberi dalle ossessive connessioni alla rete che li irretisce, di nuovo felici di stare soli, di tacere, di respirare, di essere.» Meravigliosa la capacità di Mancuso di accumulare in poche righe un gran numero di luoghi comuni, tenuti insieme da una zuccherosa e da me insopportabile retorica progressivo-veganeggiante. Egli accumula espressioni che per uno spirito critico sono stilettate: liberi dal potere economico e politico, ma certo, come no? È così semplice, basta poco. Liberi dall’erotismo mercantile che mercifica i corpi, nulla di più facile, i miliardi di consumatori di porno si persuaderanno subito. Felici di stare soli: bellissimo, già c’è qualche reality che lo spiega al volgo. Felici, oltre che di tacere e di respirare (oggi è pieno di gente in apnea, il potere economico ci vuol tutti così) anche di essere. Una felicità metafisica, addirittura. E da dove deriverebbe? Dalla connessione organica e fiduciosa con il mondo naturale. Questa è una perla, una gemma di sapienza mancusiana. Chissà a chi pensava quando ha scritto quelle parole ispirate. Ai contadini davanti alla carestia, agli abitanti di un’isola del Pacifico durante uno tsunami, agli abitanti di Pompei durante l’eruzione? O piuttosto agli ospiti di qualche resort immerso nella natura? Come ho scritto varie volte (ad es. qui), Quel che manca a Mancuso è anzitutto questo: una visione della natura che non sia filosoficamente dilettantesca. Mancuso pensa il naturale come intrinsecamente ordinato al bene e alla giustizia, armonioso e felice, e questo è semplicemente una forma di accecamento. La curvatura veganeggiante del suo pensiero si accentua sempre più, con esiti penosi. Peccato.

La natura di Mancuso

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Mancuso fatica, da sempre, a pensare la natura. La vede (qui) come un ordine armonioso, che non esiste. Ecco un passo che rende bene il suo pensiero:

«Il problema, in altri termini, è la mancanza di fondamento dell’etica. Torna la domanda che mi è stata posta da uno studente: perché il bene dovrebbe essere meglio del male, se il male talora risulta più efficace? Io penso che a questa domanda si possa rispondere solo andando ad appoggiarsi al fondamento ultimo dell’etica, e penso altresì che tale fondamento abbia molto a che fare con la fisica, con la natura intima della realtà. È infatti un clamoroso falso che la cattiveria e l’immoralità siano più produttivi e più appaganti del bene e della giustizia. Che non lo siano lo dimostrano gli stati nei quali è più bassa la corruzione (Danimarca, Norvegia e in genere i paesi del nord Europa) e nei quali corrispettivamente è più alto il tasso di benessere sociale e individuale. L’etica infatti non fa che esprimere a livello interpersonale la logica della relazione armoniosa che abita l’organismo a livello fisico e che lo fa essere in salute, l’armonia tra le componenti subatomiche che compongono gli atomi, tra gli atomi che compongono le molecole, e così sempre più su, passando per cellule, tessuti, organi, sistemi, fino all’insieme dell’organismo. Lo stesso vale per la vita psichica, tanto più sana quanto più alimentata da relazioni armoniose, in famiglia, a scuola, al lavoro, e viceversa tanto più malata quanto più esposta, magari fin da piccoli, a relazioni disarmoniche e violente. Il segreto della vita in tutte le sue dimensioni è l’equilibrio, e l’etica non è altro che l’equilibrio esercitato tra persone responsabili.»

Ai miei occhi questi concetti rivelano un semplicismo disarmante…  Ed ecco che un bambino africano, che vive una vita armoniosa nella sua famiglia e il cui organismo è tutta una relazione armoniosa, va a giocare nell’acqua bassa del fiume. E lì c’è un coccodrillo, il cui organismo, dai livelli subatomici alle proteine ecc., è tutta una relazione armoniosa. E quel coccodrillo, armoniosamente secondo l’ordinamento naturale, si pappa quell’armonioso bambino. Su questa armonia naturale vogliamo fondare l’etica?

Obbedienza e libertà

Obbedienza e libertà. Critica e rinnovamento della coscienza cristiana

Vito Mancuso scrive molti libri, ha un grande successo, i suoi articoli compaiono in un giornale della borghesia laica di sinistra, piace ai laici (qui uso il maledetto termine laico nei suoi due sensi), è detestato dai cattolici tradizionalisti. Non sono tra questi, e il successo di Mancuso non suscita in me alcun risentimento. Il suo ultimo lavoro è questo Obbedienza e libertà (Fazi 2012).  A suo tempo ho scritto una critica di quello che ritengo tuttora il libro più importante di Vito Mancuso, L’anima e il suo destino, e dissento da alcune delle idee principali di questo teologo, e tuttavia ritengo che meriti molta attenzione. Mancuso è anzitutto un teologo che non è un prete, e questo da noi è cosa abbastanza rara. Inoltre è uno che si esprime con libertà su temi di fondo, è questo tra i cattolici italiani è cosa ancor più rara. Che poi Mancuso possa essere ritenuto senza problemi un cattolico tra tanti, questo non mi appare certo. Io lo vedo decisamente eterodosso, e mi piacerebbe che le sue posizioni suscitassero un vivace dibattito nella Chiesa italiana, con una libera partecipazione di chierici e laici, ma questo non avviene. Non avviene perché il laicato cattolico da sempre non si esprime sulle questioni di fede, avendo delegato il pensiero alla classe sacerdotale, che costituisce a sua volta una struttura autoritaria, che non ama il dibattito e intende il dialogo solo come strumento. E con questo io stesso mi colloco tra gli eterodossi e i critici della Chiesa cattolica gerarchica e papista, come sono in realtà da sempre. Continua a leggere