Nomi, cose, città.

copj13

Ha come sottotitolo Viaggio nell’Italia che compra questo simpatico libro di Arnaldo Greco  Nomi, cose, città (Fandango 2009). Scritto con umorismo, è tuttavia molto serio nei suoi contenuti profondi. Dipinge un Paese che non sa dove va, dilaniato tra la ricerca della novità a tutti i costi e una difesa delle tradizioni volonterosa ma spesso ingenua e rozza.
Il quadro che Greco dipinge dell’Italia consumistica di oggi è molto variegato. Da un punto di vista antropologico è anche molto interessante, poiché vi si evidenza l’attuale fondersi di omologazione e frammentazione. Il modo in cui un popolo si nutre, la sua cucina, le sue abitudini alimentari sono sempre altamente significativi del suo ethos. L’Italia è un centone di cucine locali che dialogano tra loro e che mutano nella convinzione errata di rimanere fedeli a se stesse. Con fenomeni strani, come il dilagare del sushi a Milano, o le mutazioni del mercato delle verdure in una città del Sud (che l’autore ben conosce) a seguito della massiccia presenza delle badanti dell’Est, che governano le cucine degli anziani di cui si occupano, determinandone la dieta. Un libro sicuramente da leggere, perché nonostante la sua apparente disorganicità fornisce moltissimi spunti di riflessione.

psychobelievers

zab

Ho avuto una illuminazione sulla natura della psicoanalisi nel 1979, quando sono entrato in contatto diretto con ambienti intellettuali parigini. Nel 1979 (bei tempi) avevo un’amica francese, di Parigi. Così ebbi l’occasione di passare 10 giorni nella grande città, suo ospite. E potei conoscere i circoli intellettuali che lei frequentava, artisti, goscisti, psicoanalisti. Mi resi conto allora che la psicoanalisi è anzitutto una religione, coi suoi testi sacri, i suoi eretici e i suoi devoti. Ha anche una funzione sociale analoga a quella della religione: produrre legami sociali, un discorso comune, una visione del mondo con ricadute nei piccoli fatti della vita quotidiana. E i suoi fondamenti non sono importanti, bisogna crederci. Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 66

weilquaderni

Bisogna accettare completamente la morte come annientamento.
La credenza nell’immortalità dell’anima è nociva perché non è in nostro potere rappresentarci l’anima come veramente incorporea. Così questa credenza è di fatto credenza nel prolungamento della vita, e nega l’uso della morte. (III, 189) Continua a leggere

Una bambina sbagliata

 copj13Una bambina sbagliata di Cynthia Collu (Mondadori 2009) presenta molti caratteri del romanzo di formazione, con la protagonista (suppongo alquanto autobiografica) che viene seguita dalla prima infanzia ai quarant’anni, ovviamente mediante la tecnica che d’ora in poi chiamerò del ping-pong temporale. Si tratta della tecnica di taglio delle scene che tutti gli scrittori devono usare, e che sicuramente gli editor (questa vil razza dannata) impongono loro nel caso che essi abbiano l’ardire di sottrarvisi. Cioè, perché la narrazione appaia più sapiente e seguirla sia più difficoltoso per il lettore, che deve sudare, si sa, si passa ogni due pagine dal presente al lontano passato, al presente, al passato un po’ meno lontano, finché si giunge al presente-presente. E sempre più spesso la narrazione è tutta o quasi coi verbi al tempo presente (con l’io narrante imperversante, ovviamente), sia che l’evento narrato sia vicino o presente, sia che sia nel passato lontano. È al presente anche nel romanzo della Collu. Ho già scritto altrove che l’uso contempraneo del presente da parte dei narratori è contrario allo spirito profondo della narrazione. Penso che sia invece molto legato al primato del cinema e della TV nell’immaginario anche degli scrittori, i quali naturalmente sentono di aver raggiunto il successo solo quando la loro opera è tradotta in immagine filmica, e tendono anche inconsciamente alla sceneggiatura.
Il romanzo è divisibile in due parti: nella prima, quella dell’infanzia, la Collu riesce meglio. L’unico personaggio del libro che realmente si impone è la maestra Trebuchi, e l’unica scena che rimane indelebile nella memoria è quella del controllo delle merendine delle allieve alle pp. 73-74, con la maestra che ne divora gran parte. Per il resto, man mano che la protagonista Galathea cresce, l’interesse del lettore scema, e infine, nonostante le morti e le sofferenze, nella memoria poco rimane.

Nobel

zab

Il Nobel per la Pace ad Obama, un presidente americano all’inizio del suo mandato, è una follia. Ma è una follia che riflette in pieno i caratteri fondamentali della nostra epoca, che anzitutto è un’epoca dell’impazienza, della precipitazione, e della scommessa sul futuro. Se sono razionali i futures sul prezzo del petrolio, allora è razionale anche assegnare il Nobel ad un presidente che potrebbe ordinare da un giorno all’altro un attacco militare su grande scala.