L’epoca nostra vede l’annientamento della differenza morale: a ogni umano, per tutto il corso della vita e a prescindere dal genere, vengono attribuite le stesse caratteristiche, gli stessi bisogni, gli stessi appetiti, e conseguentemente gli stessi diritti. Per questo, si immagina, ad esempio, che un anziano abbia, anzi debba avere, lo stesso diritto alla sessualità che ha un giovane. Idem per gli handicappati mentali: anche loro hanno diritto alla felicità sessuale. Come se la soddisfazione degli impulsi sessuali coincidesse con l’essere felici, quando tutta l’esperienza dell’umanità dimostra che così non è. In questo io vedo la massima espressione del trionfo di una visione miseramente materialistica dell’esistenza umana.
Bruscandoli
L’umile luppolo selvatico in Veneto viene chiamato al plurale bruscàndoli. Oggetto di raccolta a primavera, perché le cime si prestano alla cottura, e ci si ricavano ottimi risotti e frittate. Ma più che di raccolta si tratta di una vera e propria caccia. Come dei funghi, anche di questi vegetali bisogna individuare il luogo. Un conto è raccogliere frutti di cui già si sa dove sono e quanti sono, altro è andare alla ventura, senza sapere né il come né il quanto né il dove. E questa è la caccia, qualunque ne sia l’oggetto.
Friends

Realtà, esistenza
Il pensiero della non esistenza di Dio è già un pensiero metafisico. Fondato su una proposizione dichiarativa-metafisica. In questo senso, tutto il gran darsi da fare di materialisti di ogni tipo per smontare la plausibilità della credenza è la conferma del fatto che il pensiero umano ha sempre bisogno della trascendenza, anche nella sua negazione. E il motivo è semplice: anche il pensiero più ateo è per sua natura una realtà trascendente. Mi impressiona, in questo senso, la faciloneria con cui si usa il termine realtà (oggi molto più usato del termine verità). Esso è maneggiato da tutti in modo superficiale ed acritico. Come se non fosse una bomba metafisico-epistemologica.
Arrigoni
Leggo un’intervista ad un amico di Arrigoni, che mi pare significativa di un modo di pensare (ahimè molto diffuso). Continua a leggere
Eterno, tempo
L’uomo non è reale se non nel rapporto tra passato e futuro. L’umano è essenzialmente temporalità cosciente. Anche quando fa esperienza di una “sospensione del tempo”, all’interno di questa gli si dà una scansione, una successione. Inoltre, il tempo sospeso è sempre congiunto, da una parte e dall’altra, per così dire, al tempo scorrente, cioè al puro e semplice tempo. Noi non possiamo pensarci, come esseri umani, se non in una dimensione temporale. Esattamente per questo il Dio dei filosofi è sempre prossimo ad una identificazione col nulla, e il tentativo di declinarlo teoreticamente conduce al kolakowskiano orrore metafisico. D’altra parte, la punta speculativamente più alta della teologia cristiana annaspa ogni qual volta deve pensare l’eterno e il suo rapporto al tempo, e solitamente se la cava con formule quali “il tempo assunto nell’eterno” che in realtà non significano propriamente nulla al di fuori di se stesse.
Girard e la libertà
Non è soprendente che anche nel pensiero di Girard la fondazione della libertà rimanga qualcosa di labile e casuale: il meccanismo originario della vittima, da cui scaturisce l’umano secondo la sua teoria, è infatti appunto un meccanismo che richiede un Deus ex machina. Una meccanica spirituale attira Simone Weil… Sia in Girard che nella Weil che in Mancuso la libertà appare sospesa su di un abisso senza fondo. Non è costitutiva dell’umano. Essa viene dal nulla, dunque essa è nulla.
Ancora sul desiderio
Il desiderio è per se fuori dell’ordinamento naturale. Infatti, è evidente da sempre alla filosofia, e alla saggezza in generale, che nessun oggetto mondano è atto a saziare la brama del desiderante: conseguito l’oggetto dei sogni, il desiderante non ne ricava la felicità sperata, e passa ad un altro oggetto, cui attribuisce una superiore capacità di dargli quella stessa felicità che va cercando. E tuttavia se in luogo del “mondo manifestato” poniamo il “mondo rappresentato” noi ci avviciniamo ad una soluzione (concettuale) del problema del desiderio. La sua infinitudine è infatti nient’altro che un’espressione della in-finitudine dei segni, la cui sfera è estensibile all’infinito per la natura stessa del segno umano, per la sua trascendenza rispetto al mondo-mondano e oggettuale, ove gli oggetti disponibili sono sempre limitati in numero e grandezza. Questo fa sì che sul piano pratico non si avrà mai una soluzione della questione del limite che gli umani dovrebbero porre al desiderio (e al bisogno), come il paradosso di Diogene che spezza anche la sua coppa di coccio, perché per bere basta il cavo della mano, dimostra perfettamente. Inevitabilmente, ciascuno negozierà con le condizioni del proprio tempo, e con se stesso, i termini del suo desiderio e dei suoi confini.
Gesù in azione

Et invenit in templo vendentes boves et oves et columbas, et nummularios sedentes; et cum fecisset flagellum de funiculis, omnes eiecit de templo, oves quoque et boves, et nummulariorum effudit aes et mensas subvertit; et his, qui columbas vendebant, dixit: “Auferte ista hinc! Nolite facere domum Patris mei domum negotiationis”. Recordati sunt discipuli eius quia scriptum est: “Zelus domus tuae comedit me”.
Per L’Orto di San Francesco
Su You Tube due nuovi video sull’ Orto di San Francesco:
http://www.youtube.com/watch?v=6__m0UGNAeg&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=oMKqqMhgOJc
Destinare il 5 per 1000 ad Autismo Treviso onlus non costa nulla: basta scrivere nell’apposita casella del modello per la dichiarazione dei redditi il nostro Codice Fiscale 94125090269.


