Berserkgang

La cosa più preoccupante che si è vista negli ultimi scontri di piazza è il furor dei poliziotti. Sono frustrati, non ne possono più, sono mal guidati e alla prima provocazione esplodono. Ma quando la gente comincia a vedere non solo i teppisti organizzati ma anche la polizia dello Stato democratico nei termini seguenti

allora la berserkgang dilagante diventa il segno del disastro imminente.

5 Stalle

Il Movimento 5 Stalle si batte per la liberazione di tutti i bovini. Nella foto si vede in primo piano il leader del movimento Beppe Bull, che sempre muggisce in modo aggressivo contro le vacche che non si conformano alle sue direttive. In secondo piano la vera eminenza grigia del Movimento 5 Stalle, Gianroberto Taleggio, che in un suo video profetizza che nel 2050 l’unico cibo sarà il formaggio.

5 stelle

Io sono violentemente allergico ai movimenti politici. Penso che all’umanità quello nazionalsocialista sarebbe dovuto bastare. Detesto la forma fluida che si accompagna sempre necessariamente al principio della Führertum, ovvero al principio del capo il cui verbo è superiore alla legge. Le caratteristiche essenziali del movimento politico sono del tutto evidenti nel 5 Stelle,  la cui denominazione è registrata come un marchio commerciale (nel regolamento grillesco all’art 3 – contrassegno si legge: « Il nome del Movimento 5 Stelle viene abbinato a un contrassegno registrato a nome di Beppe Grillo, unico titolare dei diritti d’uso dello stesso»), infatti il solo verbum Grilli è la fonte autentica della legittimità all’interno del movimento stesso. Davanti a questo peccato originale, a questo elemento totalitario, tutto ciò che di buono può esservi nel programma dei grillini perde ai miei occhi qualsiasi valore.

 

Autoricordi: Lancia Appia

Ricordo quanto mi piacevano da piccolo le Lancia, le preferivo ad ogni altra marca. E mi piacevano soprattutto i loro volanti, e il muso scudato. La Fiat ha gradualmente spento una gemma della meccanica italiana, e Marchionne le sta dando il colpo di grazia. Amen.

Dare il la

La ministra Fornero non gradisce essere chiamata la Fornero. In questo non amare l’articolo femminile prima del cognome, e voler quindi essere chiamata semplicemente Fornero, come Monti non viene chiamato il Monti, la contestata ministra non è sola. Molti italiani e italiane dei ceti intellettuali oggi si adeguano a tutti i modi degli Angli e dei Sassoni, avvertendo come politicamente corretto, perché non discriminante, e quindi progressivo e segno di modernità, non porre il la prima del cognome di una donna. Grave confusione tra disuguaglianza sociale e differenza. A me questo sembra davvero una sciocchezza: nel Veneto si usa dire la Maria, la Francesca, ecc., e io parlando di mia figlia dico la Beatrice, mentre non chiamo i miei figli maschi il Giacomo, il Guido. Ma un milanese magari lo farebbe. L’articolo non discrimina in effetti un bel nulla, sono usi che non hanno a che fare con la disuguaglianza, ma con la differenza. E la differenza di genere è un bene. Infatti anche mia figlia chiama le sue amiche col la davanti al nome, come tutti i veneti. Il mio grande amico Alberto Gallas mi chiamava il Brotto, e io chiamavo lui il Gallas, come forma di reciproca stima, e lo abbiamo fatto per decenni. Piuttosto, questo venir meno dell’articolo femminile, che impedisce di capire subito se la persona di cui si parla è maschio o femmina, mi sembra uno dei tanti segni del processo di indifferenziazione dilagante: un piccolo segno, ma forte.

Micronote 20

  1. Nella politica italiana ci sono molti galli. Ma c’è ancora un pollaio?
  2. Il finto cieco che prende la pensione da 30 anni è la più potente metafora della condizione della società italiana.
  3. In Italia l’unico pensiero conservatore serio si trova nella Chiesa. Ne servirebbe uno anche fuori di essa.
  4. Agli Italiani un controllo che non sia oppressivo risulta inconcepibile.
  5. In effetti agli Italiani risulta inconcepibile l’autocontrollo. Continua a leggere

Mal francese

Sono sempre stato un po’ misogallo, ma oggi lo sono ancor di più, vedendo cosa stanno combinando quelli di Hollande con le Disposizioni che mirano a rendere coerente il vocabolario del codice civile, qui nel post di Stefano Montefiori Mamma e papà? No, genitore 1 e 2 . Per nulla stupito, perché l’eventuale norma che sostituisce i vocaboli padre e madre con genitore 1 e genitore 2 rientra perfettamente nel processo di generalizzata indifferenziazione che ha investito l’Occidente. Una dopo l’altra, le differenze essenziali sulle quali si costituisce l’umano vanno cadendo. E il polo maschile e quello femminile nella coppia dei genitori (che sono coloro che generano) sono due pilastri che fondano la prima costitutiva differenza in cui si imbatte il bambino. Sperimentare questa differenza è un diritto assoluto del bambino. Continua a leggere