Nella manovra tremontiana c’è un vergognoso attacco alla categoria più debole e indifesa, quella dei disabili. Sono introdotti nuovi criteri che porteranno molti invalidi a perdere la loro ricca pensione di 256,67 euro mensili, e molti a perdere l’indennità di accompagnamento (favolosa) di 480,47 euro mensili. Si salveranno solo le persone in coma vegetativo, e poche altre. Continua a leggere
autismo
La cura del bambino autistico (2)
Ovviamente, per Martin Egge gli approcci all’autismo si dividono in due grandi categorie: non psicoanalitici e psicoanalitici. Parlando dei primi, in termini liquidatori, l’autore afferma: “Il comune denominatore di queste terapie consiste nell’applicazione di una tecnica (di cui lo specialista è il detentore) a un oggetto da ‘curare’, il bambino. In quest’ottica il bambino psicotico o autistico è assimilato al disabile o al portatore di un deficit intellettivo e nella terapia viene sottolineata la mancanza o il difetto da eliminare, il tutto a scapito della soggettività del bambino stesso” (28)
Qui è evidente che molto si gioca sul concetto di disabilità. Se la disabilità è la non-abilità a compiere atti fondamentali per la vita sociale e per la stessa sopravvivenza fisica elementare dell’individuo, io conosco poche persone in buona salute fisica più disabili di mio figlio e degli altri bambini che frequentano l’Orto di San Francesco. E anche il concetto di soggettività non è così sicuro e scontato come potrebbe apparire a prima vista. Poiché ha un retroterra filosofico, prima che psicoanalitico, estremamente ramificato e vasto e nebuloso. Con differenze enormi tra Occidente e Oriente. Come osserva lo psichiatra Jean-Michel Oughourlian in The Genesis of Desire (Michigan State University Press 2010), la psicoanalisi parte da un’idea di soggetto autonomo, esistente per sé, che è l’idea tradizionale della filosofia classica occidentale. Ma questa idea di soggetto è un’ idea culturale, e storicamente determinata, e non ha la natura del dato scientifico.
Egge liquida, tra gli altri, l’approccio TEACCH, anzitutto per il fatto che in esso non si farebbe distinzione “tra disturbi disfasici del linguaggio, ritardo dell’acquisizione del linguaggio a causa di qualunque sindrome organica e autismo. Tutto entra nello spettro dell’handicap” (35)
E lamenta: “Dove sono andate a finire tutte le ricerche psicoanalitiche e psicodinamiche tese a isolare un certo gruppo di bambini che possono trarre notevoli miglioramenti da un certo trattamento o, nel caso dei bambini più piccoli o più gravi, da un lavoro preliminare che li sostenga e li conduca verso una maggiore apertura al mondo? Il lavoro sottile, gli sforzi per comprendere e sostenere questi bambini in difficoltà, apparentemente chiusi in se stessi, sembra fuori moda. La risposta moderna è pratica: si chiama addestramento”. (36)
Per alcune pagine Egge passa in rassegna i vari approcci, psicoanalitici e non, alla questione dell’autismo, e le differenti interpretazioni del medesimo. In realtà il punto teorico fondamentale, sul quale il lavoro del concetto dovrebbe anzitutto fare un’opera di pulizia, è la difficoltà di isolare un autismo puro. Il singolo soggetto autistico è sempre un individuo che porta in sé una costellazione di deficit e di problematiche. Anzitutto un’insufficienza mentale, più o meno severa. Quella autistica è dunque una condizione di pesante disabilità, sulla quale (e a causa della quale) possono certamente inserirsi forme di disturbo mentale di secondo grado, psicosi, ecc., come può essere per un cieco, in cui l’ handicap, con le difficoltà esistenziali che produce, faccia sorgere nevrosi, ecc. La cecità determinata dall’autismo è una cecità sociale, e questo può innnescare successivi disturbi del comportamento (ma il comportamento non è cosa totalmente altra rispetto alla mente di chi si comporta). Possiamo osservare come l’attuale arretratezza generale del trattamento dei soggetti autistici si verifichi anche nella scarsità di studi sui comportamenti problematici delle persone con autismo in relazione ai loro disturbi psichici specifici. Insomma: qui occorrerebbe aprire un settore di studi sui disturbi pischici dei soggetti autistici, e non limitarsi, come pare accada, solo alle comorbilità di tipo organico. Ma questo richiederebbe da un lato l’abbandono totale del concetto dell’autismo in sé come forma di psicosi (cosa che la psicoanalisi ed Egge non fanno assolutamente), dall’altro un’ apertura concettuale di coloro che pensano di poter risolvere tutto con il semplice apprendimento, da parte dei soggetti autistici, di schemi di comportamento socialmente accettabile. L’addestramento (training) è molto importante per il raggiungimento di autonomie anche elementari, ma certamente non elimina tutti i problemi delle persone con autismo, anche di quelle con più grave ritardo mentale, che sono moltissime. Rimarrà sempre una sfera opaca di non-comunicazione, di sofferenza, di disagio negli autistici e nelle persone che vivono con loro. Questo aspetto, con tutto ciò che comporta, mi sembra attualmente misconosciuto o sottovalutato.
La cura del bambino autistico (1)
Martin Egge, la cura del bambino autistico, Astrolabio-Ubaldini 2006. Un libro importante per questo: fa vedere con chiarezza come la psicoanalisi abbia costituito per decenni un ostacolo ad una comprensione reale, fondata su dati scientificamente accertati e su evidenze sperimentali, della sindrome autistica. Se c’è qualcosa di sicuro oggi nelle conoscenze sull’autismo è il fatto che la sua origine è neurobiologica, non relazionale, e che l’autismo non è una psicosi. Invece, nelle conclusioni del libro di Egge, che con una interessante forma di rimozione ignora tutto ciò che negli ultimi anni hanno fornito le tecniche delle neuroscienze, si legge (pag. 201): “La cura del bambino autistico affronta la più precoce e arcaica forma delle psicosi infantili: l’autismo”. Autismo come psicosi, dunque, ancora e sempre! Siamo quindi con Egge, nella sostanza, ad una sottile forma di colpevolizzazione della famiglia. Un libro che esprime una razionalità pervertita, che si ostina a chiudere gli occhi di fronte alla realtà, da leggere proprio per questo.
In un momento in cui l’approccio psicodimamico all’autismo si è rivelato improduttivo e fondato su presupposti erronei, Egge contesta tutti i principali punti fermi della corrente principale della scienza ufficiale contemporanea. A cominciare dalle classificazioni. Con affermazioni sorprendenti come quella a pag. 24. “Con l’introduzione delle classificazioni internazionali DSM IV e ICD 10, basate su una descrizione comportamentale dei fenomeni clinici e la larga diffusione di terapie cognitivo-comportamentali, soprattutto negli Stati Uniti, si assiste negli ultimi 15 anni allo sviluppo di una clinica non più radicata nella ricerca scientifica come scienza esatta, bensì basata sul consenso.”
Il rapporto di Egge con la scienza esatta (matematica?) e la ricerca scientifica in generale deve essere un po’ particolare, visto che buona parte del libro, nella sua pars construens, è legata all’idea della relazione tra la persona autistica e l’Altro persecutore, che può essere una bella immagine, ma certo non ha in sè nulla di verificabile e di esatto.
Egge quindi contesta alla radice la convinzione organogenetica dell’autismo, come lui la chiama, che “ha fatto rientrare gli autistici nel campo dell’handicap e non più in quello delle malattie mentali. I bambini avrebbero perciò bisogno di un’educazione speciale di tipo comportamentale, che in molti casi si traduce in un addestramento con l’obiettivo di farli evolvere, vale a dire sono diventati oggetti da trattare. Non sono più considerati bambini sofferenti a livello psichico, soggetti cioè a cui rivolgere un aiuto che vada nel senso di una soggettivazione.” (25)
Qui possiamo facilmente osservare come, se l’addestramento di un bambino autistico implicasse in quanto tale una sua trasformazione in mero oggetto, una negazione del processo di soggettivizzazione, questo dovrebbe in linea di principio essere detto di ogni addestramento. Dunque anche il piccolo aspirante pianista, cui il maestro fa ripetere scale su scale, sarebbe ridotto ad oggetto. Le cose non stanno evidentemente in questo modo, al contrario proprio l’applicazione al bambino autistico di tecniche che gli consentano di conquistare alcune autonomie personali vanno nel senso della sua liberazione. Inoltre, la convinzione organogenetica non è una convinzione, nel senso in cui la interpreta Egge. Essa, al livello delle attuali conoscenze, è una evidenza. Ma Egge ha come obiettivo fondamentale non solo quello di salvare le pratiche che si svolgono nella sua Antenna 112, ma anche quello di difendere la weltanschauung psicoanalitica che vi è sottesa. Per far questo, non esita a selezionare i dati, espellendo quelli che non concordano con la sua teoria, e sorvolando totalmente sulle recenti acquisizioni delle neuroscienze, da cui certo non risultano grossolane malformazioni dei cervelli delle persone autistiche, bensì evidenza chiarissima di malfunzionamento dei medesimi.
La mia tesi, che una lettura del libro di Egge conferma ampiamente, è che l’autismo oggi rappresenti un punto debole dell’edificio che la psicoanalisi in un secolo ha costruito, una breccia che potrebbe mettere in crisi il sistema di credenze che la psicoanalisi come dottrina e fede è, e che proprio per questo gli psicoanalisti oggi o si ritirano in buon ordine tacendo o, per così dire, inglobando l’autismo in una sacca; oppure contrattaccano, ma senza avere penne adeguate al volo, come è nel caso di Martin Egge.
Estate autistica
L’estate è un tempo difficile per le famiglie dei ragazzi autistici. In questi giorni Autismo Treviso onlus, l’associazione di cui sono il presidente, sta ricevendo telefonate da genitori disperati, non solo dalla provincia di Treviso. Le scuole stanno finendo, e per bambini e ragazzi autistici non c’è più niente. Avrebbero bisogno di attività adatte a loro, e di luoghi accoglienti. E non c’è nulla. Continua a leggere
Il falsario Wakefield definitivamente smascherato
Da tempo il disonesto dottor Andrew Wakefield, sostenitore di una stretta correlazione tra vaccinazioni e autismo, era stato smascherato. Ma quest’anno finalmente è stato anche ufficialmente condannato dal General Medical Council britannico. E tuttavia la sua opera ha in questi anni causato danni gravissimi, portando fuori strada innumerevoli famiglie con figli autistici in tutto il mondo, e dando un aiuto formidabile a molti ciarlatani, che dell’autismo stanno facendo un affare. Riporto un intervento di Lisa Vozza da Zanichelli Scienze. Continua a leggere
La macchina degli abbracci
La macchina degli abbracci. Parlare con gli animali ( trad. it. di I.C. Blum, Adelphi 2007) è un libro in cui Temple Grandin, forse la persona autistica più famosa del mondo, e sicuramente la più ricca grazie al suo lavoro, spiega la mente animale utilizzando la conoscenza della propria, quella di una persona con autismo. La prima cosa che mi viene da dire riguarda il titolo. Quello inglese è Animals in Translation. Using The Mysteries of Autism to Decode Animal Behavior. Si può facilmente notare come la traduzione italiana del titolo ne alteri profondamente il significato, privandolo della sua aura scientifica e ingannando il lettore. Infatti il libro non tratta affatto del parlare con gli animali, come recita il sottotitolo in italiano, ma si serve degli apparenti misteri della mente autistica, ovvero delle sue caratteristiche fondamentali, per decodificare il comportamento animale: operando appunto una traduzione, che si serve come medium dell’autismo. Per di più, la macchina del titolo, un congegno realmente ideato dalla Grandin, nel libro occupa uno spazio minimo. Dunque, il titolo italiano, che suona così dolciastro e animalista, è assolutamente mistificante. Continua a leggere
Anche in TG 2 Storie!
Documentarsi sul DAN!
https://www.facebook.com/brottof
Ho riflettuto molto sull’opportunità di lasciare ulteriore spazio in questo mio blog alla diatriba sul DAN! (Defeat Autism Now!). Infine ho deciso di mantenere uno spazio controllato, in cui i pochi lettori del blog possano cogliere qual è la posta in gioco, che non riguarda solo l’autismo in senso stretto, ma le condizioni della nostra società, in cui avanzano tendenze irrazionali, sempre ben sfruttate a fini di guadagno. Il libro di Offit sui falsi profeti dell’autismo, che andrebbe letto con cura da tutti coloro che si interessano della materia, e di cui ho citato passi nei due post sulla “bufala del DAN!”, mette bene in rilievo quali sono i meccanismi che si instaurano quando uno o più “falsi profeti”, come l’oculista dott. Verzella in Italia, proclamano con granitica convinzione di possedere la chiave del problema. Invito tutti ad esaminare il sito cui rimanda Cecilia Verzella nel recente commento http://www.autismdaneurope.com/ . La cosa più evidente nel sito è l’immagine di un carrello da supermercato. Spesso l’immagine rivela più di un lungo discorso.
Una lettera al giornale
Si sa come funzionano i giornali: sparano in prima pagina titoli che debbono attirare l’attenzione. Dovendomi occupare di autismo, sono estremamente attento alla qualità dell’informazione su questo tema, e vedo che continua ad essere molto bassa. Sabato scorso su un giornale della mia città è comparso un articolo, richiamato da un titolo in prima pagina che suonava folle. Il titolo parlava di un caso di guarigione dall’autismo, un miracolo per cui frequentando partite di pallavolo un bambino autistico sarebbe guarito. In realtà, poi l’articolo era più cauto, ma ben si sa quale danno possano fare i titoli, che sono letti piuù degli articoli. Ho mandato alla Tribuna di Treviso una lettera. Continua a leggere

