Questo delizioso cartone animato è francese. Con grande semplicità presenta l’autismo nella sua prima fase. La commozione non deve annebbiarci la mente, però. Lo stupore infantile della sorellina che ci presenta il fratello non deve farci dimenticare il dramma della realtà. I bambini dalla luna crescono e diventano adolescenti problematici e adulti con problemi gravissimi.
autismo
Petizione per il 5 per mille
Cari amici, cliccando sull’immagine potete andare a firmare una petizione per il ripristino del 5 per mille. Il Governo ha decurtato del 75% la somma erogabile ogni anno alle onlus impegnate nel sociale, che i cittadini possono devolvere all’atto della dichiarazione dei redditi, scegliendo quella o questa associazione o struttura. Sostanzialmente, viene colpita a morte una delle poche realtà democratiche del Paese, uno dei pochi momenti di scelta reale possibili. Questo mentre la Casta politica si guarda bene dal dare un vero esempio di rigore, tagliando i benefici e privilegi di cui gode. Perdendo così ogni credibilità. Vi prego di far girare e promuovere in ogni modo questa iniziativa!!!!
Taglio al 5 per mille
Nella Legge di Stabilità il finanziamento al 5 per mille, ovvero a quel fondo che ogni anno si costituisce grazie alla possibilità di devolvere appunto il 5 per mille all’atto della dichiarazione dei redditi a favore di onlus ecc., un finanziamento che serve a sostenere attività cosiddette di sussidiarietà, è tagliato del 75%. Le onlus impegnate nel sociale e a favore della disabilità, come Autismo Treviso, di cui io sono presidente, riceveranno dunque un quarto di quello che hanno ricevuto in questi anni. Che dire? Le persone indifese sono destinate a rimanere sempre più indifese? Ho scritto una lettera ai politici, e la sto inviando a molti di loro. Continua a leggere
Autismo e sogni
Che cosa sogna mio figlio Guido durante la notte? Sogna sicuramente, perché anche gli autistici sognano. Ma io non saprò mai cosa sogna, perché Guido non parla, e riesce a comunicare mediante immagini solo cose e bisogni e desideri elementari. Ma i sogni sono complicati e strani, e senza la parola non possono essere raccontati ad alcuno. A volte Guido si sveglia nel cuor della notte e piange e grida, e non si vuol più riaddormentare. Probabilmente ha avuto un incubo, un brutto sogno. Quando un bambino fa un brutto sogno, lo racconta alla mamma, e viene rassicurato. Con un autistico grave questa rassicurazione è impossibile. Non gli si può dire “è solo un sogno”, perché noi non sappiamo nemmeno quale sia esattamente la sua percezione di ciò che è reale. È una delle tante facce del problema autismo.
Incazziamoci
Ciò che avviene nella Rete è oggetto inesauribile di analisi psicologica e antropologica. La Rete si è infatti rivelata un potentissimo acceleratore virtuale, che innesca processi mimetici di ogni tipo, ed esalta i legami d’amore come quelli di odio (love & ressentiment). Il troll che infesta i siti e i blog altrui, cercando spazi ove sfogare il proprio risentimento e dove dare sfogo alla carica aggressiva che lo divora dall’interno, è un esempio molto interessante del fatto che anche nella Rete la mimesi opera con il meccanismo che ormai ben conosciamo. Si devono trovare dei capri espiatori, contro i quali formare quel circolo che Girard per primo ha illustrato. In luogo delle pietre, si scaglieranno commenti. Anche nel campo dell’autismo, i meccanismi mimetici sono potentemente operanti. Vi sono personaggi e siti e blog votati all’aggressione. Uno dei più emblematici è quello di Gianni Papa, che fin nel suo titolo è aggressivo, e mostra come una giusta battaglia possa essere volta in espressione di viscerali tendenze distruttive. Il blog in questione si chiama Autismo incazziamoci, e reca come sottotitolo autismo da combattimento. Dunque, esso presenta come farmaco l’incazzatura, e come farmakos, o vittima sacrificale, chiunque non condivida le idee del Papa rex ( http://autismoincazziamoci.org/). Invito i miei lettori, anche non interessati affatto alle problematiche dell’autismo, a visionare questo blog. Esso, tra l’altro, è frequentato da quel troll, mascherato come Paperinik, che ieri ha tentato in tutti i modi di infestare questo mio blog e il mio profilo facebook. Non mi pare privo di significato il fatto che il disabile mentale, il radicalmente diverso, un tempo vittima per eccellenza, sia ora divenuto il pretesto per innescare ulteriori, se pur differenti, processi di vittimizzazione.
Quante balle sull’autismo!
Sull’autismo scrivo in due blog specifici (sarebbe meglio dire: un blog con due indirizzi web). Qui e qui, come già ho segnalato. Tuttavia, penso che un argomento come quello del cosiddetto protocollo DAN! possa interessare anche a chi non ha motivo di occuparsi di autismo. Riporto qui l’ultimo post sull’argomento.

Un libro da raccomandare caldamente è La mente autistica, di Giacomo Vivanti (Edizioni Omega 2010). In questo libro un brillante ricercatore italiano fa il punto su quello che oggi è lo stato dell’arte sull’autismo. Ciò che sappiamo e ciò che non sappiamo, quali sono gli approcci validi e quali quelli che si sono dimostrati privi di base scientifica. Tra questi ultimi il più diffuso (anche in Italia) è il DAN! (Defeat Autism Now!).
Sul DAN! Vivanti scrive a pag. 131:
L’efficacia di questa terapia è stata testata di recente per la prima volta in una ricerca basata su un rigoroso disegno metodologico: lo studio randomizzato in doppio cieco (Elder, 2008; Elder, et. al., 2006). Questo tipo di disegno sperimentale prevede che i bambini vengano assegnati a caso a due gruppi: in questo caso un gruppo che avrebbe seguito la terapia del protocollo DAN, e un altro che avrebbe assunto un placebo (sostanze prive di qualsiasi effetto sull’organismo). Crucialmente, né i bambini, né i loro genitori, né gli sperimentatori incaricati di valutare i progressi dei bambini sapevano quali bambini prendessero gli integratori DAN e quali prendessero il placebo. Questa ricerca documenta che il protocollo DAN non ha alcuna efficacia (vedi anche Levy & Hackman, 2008; Weber & Newmark, 2007). Non solo il trattamento non funziona, ma anche la presenza anomala dei peptidi-oppioidi nelle urine dei bambini con autismo risulta essere falsa, quando testata scientificamente (Cass, et al., 2008). Come mai una terapia che non funziona e che condanna dei bambini innocenti a privarsi di latticini e formaggi è più diffusa delle terapie che invece funzionano? I dati che dimostrano l’inefficacia del protocollo sono disponibili per chiunque sappia leggere un articolo scientifico in inglese. Tuttavia, chi vende il prodotto DAN è in grado di raggiungere i genitori meglio delle pubblicazioni scientifiche ufficiali, e le “prove” offerte su internet risultano più accessibili dell’asciutta presentazione di dati numerici tipica degli articoli scientifici. Il fattore alla base del successo del protocollo DAN è probabilmente la capacità dei venditori del protocollo di piazzare con successo il loro prodotto nel “mercato della disperazione” dell’autismo: i genitori sono pronti a tutto perché i loro figli guariscano, e l’effetto persuasivo operato sui genitori è talmente efficace che, nella ricerca di Elder e colleghi (2006), i genitori riportavano che il bambino era migliorato quando pensavano che il figlio stesse seguendo il protocollo DAN, anche se in realtà il figlio stava assumendo un placebo.
Due blog sull’autismo
Sull’autismo tengo due blog dedicati. Uno su Libero e uno su WordPress. Qui sull’argomento farò solo qualche post di tanto in tanto, come ho fatto finora.
La cura del bambino autistico (5)
L’ultima parte del libro di Martin Egge si intitola Dalla parte degli autistici, e consiste in una disamina di tre casi celebri di autistici resi famosi dai libri che essi stessi hanno scritto. Sono Birger Sellin, Donna Williams e Temple Grandin. Non è un caso che l’attenzione e lo spazio maggiori siano da Egge dedicati a Birger Sellin, che ha scritto Prigioniero di me stesso utilizzando la tecnica della comunicazione facilitata, che, come abbiamo mostrato qui e qui, è priva di alcun fondamento e sostanzialmente menzognera. Ora sappiamo bene che il pensiero che passa nel computer e circola poi come prodotto da una mente autistica è essenzialmente il pensiero del facilitatore, colui che siede accanto alla persona con autismo, e senza la cui assistenza e presenza fisica la persona autistica non scriverebbe nulla o quasi nulla. Continua a leggere
La cura del bambino autistico (4)
Il terzo capitolo de La cura del bambino autistico si intitola “La pratica à plusieurs di Antonio Di Ciaccia”. Antonio Di Ciaccia, un seguace di Lacan, è il fondatore a Bruxelles di una istituzione, L’Antenne 110, che si propone di applicare alla cura di autismo e psicosi infantili la psicoanalisi nella versione lacaniana. Da questa deriva l’Antenna 112 dello stesso Martin Egge, a Mestre. Continua a leggere
La cura del bambino autistico (3)
Il secondo capitolo de La cura del bambino autistico si intitola significativamente Jacques Lacan e le psicosi. Il peccato mortale, come abbiamo già osservato, è quello dell’iscrizione dell’autismo in quanto tale nell’ambito delle psicosi, che tra l’altro giustifica il titolo. Infatti Egge pensa l’autismo come cosa infantile, e si colloca tra coloro che parlano di quelli che furono bambini autistici come adulti psicotici. Qui è la radice del famoso cambio di diagnosi che ha imperversato nel nostro paese, disorientando le famiglie, nel passaggio tra neuropsichiatria (nascita-16 anni) e psichiatria (16 anni -).
A pag. 61 Egge scrive: “Finalità di ogni cura è produrre il soggetto al di là della struttura cui egli appartiene. Cosa significa produrre il soggetto? Ogni bambino si trova alla nascita in posizione di oggetto dell’Altro materno”. Qui mi pare di poter muovere due obiezioni fondamentali, dal momento che Lacan e i lacaniani usano un linguaggio para-filosofico. E la prima obiezione è di natura puramente filosofica. Questa: un soggetto non può nascere da un non-soggetto, ma solo da ciò che, se pure è oggetto, ha in sé già da sempre la natura di soggetto, è già un soggetto – liminale, esordiente, in fieri, ma soggetto. E infatti anche il neonato ha una sua soggettività, e – seconda obiezione – la esprime con un attivismo di esplorazione del mondo già nei primi giorni di vita, dimostrando un evidente germe di capacità relazionale. Il considerare il bambino “a livello strutturale” come oggetto del desiderio della madre, come per lei costituente una identità col fallo (per la madre fallo=bambino), e il ritenere che “per tutti, all’inizio non c’è soggetto ” se non passando attraverso “la strada maestra chiamata Edipo” (62) mostra una rigidità categoriale del pensiero, un suo ideologico irrigidirsi in una costruzione a-dialettica.
La psicoanalisi ha un aspetto magico: si tratta di un sapere rigido costituito su una serie di mitologemi, che tuttavia riesce a presentare un aspetto, un ad-spectum incantatore e fluido proprio in virtù di affermazioni dogmatiche, e di posizioni che ad un pensiero non critico possono apparire come certezze. Se le parole hanno un senso, proposizioni come “quando il bambino si accorge della sua totale dipendenza dall’Altro materno e della sua impotenza, è profondamente depresso” (63) dovrebbero destare sospetto.
Che poi l’intero edificio della psicoanalisi sia ab origine segnato da un profondo e irredimibile maschilismo è stato messo in luce da tempo. Anche nel capitolo Jacques Lacan e le psicosi questo maschilismo deformante è ben visibile. Quando si parla di bambino (genere maschile, qui non si parla mai di bambina, e non deriva certo dal fatto che kind in tedesco è di genere neutro) l’interlocutore principale, il motore di tutto, è sempre il fallo. (73)



