Ipazia, scene XII, XIII e XIV

91eZc+mnoCL._SL1500_Miriam corre verso la sua casa nel quartiere ebraico, il rotolo ben stretto in seno. Vi giunge trafelata, non risponde al saluto della serva e si chiude nella sua camera. Con mani esperte dissigilla la lettera e la legge. Poi riavvolge il rotolo, e con mirabile destrezza lo sigilla nuovamente. Nessun occhio potrebbe accorgersi dell’operazione.

Una sala del palazzo del prefetto. Oreste sta giocando a dadi con Rafael Aben-Ezra. C’è ansia. Attendono la risposta di Ipazia.
Hai vinto di nuovo, dice il prefetto. Hai un demone grande in te, Rafael!
L’ho sempre pensato, risponde Rafael raccogliendo le monete d’oro.
Quando sarà qui la vecchia strega?
Quando avrà letto anche la risposta di Ipazia, oltre alla tua lettera.
Avrà letto?
Naturalmente, dice Rafael. Tu non immaginerai che lei sia tanto sciocca da consegnare messaggi a qualcuno senza conoscerne il contenuto? Non infuriarti, lei non dirà mezza parola. Lei darebbe uno di quei suoi occhi tenebrosi, pur di vedere la cosa andare a buon fine.
E perché?
L’eccellente prefetto lo saprà quando arriverà la lettera. Eccola qua! Sento i suoi passi. Ascoltami prima che entri, ti propongo una scommessa: due a uno che ti chiederà di ritornare al paganesimo.
Cosa scommettiamo? Qualche ragazzino negro?
Quello che vuoi.
D’accordo. Scommettiamo due schiavetti neri.
Entra Ipocorisma, imbronciato: Quella furia ebrea è qua fuori con una lettera in mano, e ha l’impudenza di dire che vuole dartela direttamente, senza consegnarla a me!
E allora falla entrare, dice il prefetto. Veloce!
Ma allora cosa ci sto a fare qui, mormora il ragazzo.
Non vorrai un bel nastro rosso e blu intorno a quelle tue bianche natiche, tu scimmiotto? Perché, se lo vuoi, ho uno staffile nuovo, di pelle di ippopotamo, sibila Oreste.
Rafael sogghigna: potremmo farlo stare qui a quattro zampe per un paio d’ore, usandolo come tavolo per il gioco dei dadi… come tu usavi fare con le ragazze in Armenia…
Ah, te lo ricordi quello? E come i loro babbi brontolavano, finché non mi sono deciso a farne crocifiggere un paio, eh? Quella era vita! Mi piacciono quelle terre di confine, dove non si deve rispondere delle proprie azioni… Invece qui è quasi come stare tra i monaci deserto, ma con tutti gli occhi addosso. Ma eccola qua la nostra Canidia! La risposta, prego!
Miriam si inchina e porge il rotolo a braccio teso. Oreste legge, la sua voce è un bisbiglio. La sua espressione perde ogni allegria.
Ho vinto? chiede Rafael.
Gli schiavi fuori! urla il prefetto. Se qualcuno origlia gli faccio tagliare le orecchie!
Allora ho vinto, non c’è dubbio, mormora l’ebreo.
Il prefetto gli lancia la lettera, e Rafael la legge velocemente:
«Gli Dei immortali non accettano che gli sia tributato un culto parziale, per la qual cosa colui che vorrebbe disporre dei consigli della loro profetessa deve ricordare che essi non si degneranno di illuminarla finché non si tornerà ad onorarli come avveniva un tempo. Se colui che aspira a farsi signore dell’Africa oserà finalmente calpestare l’odiosa croce, e restituire i sacri edifici a coloro per il cui culto furono edificati, se oserà proclamare a viso aperto, con parole e opere, quel disprezzo delle nuove e barbare superstizioni che gli è già stato infuso dal gusto e dalla ragione, allora soltanto egli si dimostrerà un uomo con cui sarà una gloria affrontare la fatica, il rischio, la morte per una grande causa. Ma finché dureranno le presenti ambiguità e incertezze questa unione sarà impossibile.»
Cosa devo fare? chiede il prefetto.
Accetta le sue condizioni, alla lettera, risponde Rafael.
Santo cielo! Verrò scomunicato! E… e… cosa sarà della mia anima?
Cosa ne sarà in ogni caso, prefetto eccellentissimo, risponde Rafael con fastidio.
Sì, lo so che voi maledetti ebrei pensate che dalla dannazione sarete salvati soltanto voi. Ma il mondo, il mondo che cosa dirà? Che io sono un apostata! E davanti a Cirillo e alla plebaglia cristiana! No, te lo dico: non oserò mai.
Ma nessuno chiede all’eccellente prefetto di apostatare…
Eh? E allora cosa intendevi dire?
Io ti ho chiesto solo di promettere, dice Rafael. Promettere. Non sarebbe la prima volta che alle promesse fatte prima del matrimonio non corrispondono i fatti dopo…
Non oso promettere, non voglio. Credo che sia un intrigo di voi giudei, per coinvolgermi nella vostra lotta contro i cristiani, che voi odiate.
Io disprezzo troppo profondamente l’intero genere umano per poter odiare i cristiani, replica Rafael. Non capirai mai quanto fosse disinteressato il mio consiglio quando ti ho proposto questo matrimonio. Non voglio farmene un vanto… Ma tu dovresti fare un piccolo sforzo per conquistare quella donna. Con la profondità del suo intelletto a tua disposizione, tu potresti essere arbitro tra Occidente, Oriente e Germani. E.. per quanto concerne la bellezza, c’è una fossetta in quel polso, proprio dove si attacca quella meravigliosa mano, che vale più di tutta la carne e il sangue di Alessandria…
Per Ercole! Tu l’ammiri tanto che io sospetto che tu ne sia innamorato. E allora perché non te la sposi tu? Io potrei darti un alto incarico di governo, e allora noi due potremmo disporre del suo sapere senza i problemi che possono derivare dalle sue fantasie di ripristino dell’ordine antico. Per gli Dei! Se tu la sposi e mi aiuti io ti darò tutto quello che vuoi.
Rafael si alza e si inchina profondamente.
La generosità del prefetto è sublime, e mi schiaccia. E tuttavia io non mi sono mai preoccupato degli interessi di alcuno al di fuori di me, per la qual cosa non ci si può attendere che ora mi dedichi all’interesse di un altro, fosse pure quello dell’illustre prefetto Oreste.
Parole oneste!
Certamente. E poi diciamo che se anche avessi di nuovo l’intenzione folle di sposarmi, la persona da me sposata sarebbe in pratica, e anche in teoria, una mia proprietà particolare e privata… Come tu comprendi…
Altre parole oneste!
Certamente. E va considerato che lei probabilmente rifiuterebbe anche una mia proposta di matrimonio. Inoltre il prefetto intenderà come non sia conveniente che nel mondo corra la voce che io, che sono un suddito, abbia come moglie una persona così sapiente e affascinante, soprattutto qualora la stessa persona abbia rifiutato seccamente una proposta di matrimonio del prefetto stesso.
Per Zeus! Ipazia mi ha rifiutato… ma farò in modo che se ne penta. Sono stato un idiota a chiederglielo. A che cosa serve il potere se non può essere usato per imporre la propria volontà? Se con le buone no, allora con le cattive! Manderò a prenderla immediatamente.
Illustrissimo prefetto, questo non è possibile. Dovresti conoscere la fermezza di quella donna. Nessuna tortura potrebbe piegare la sua volontà finché le resterà un soffio di vita. E da morta non ti servirà a niente, mentre servirà molto a Cirillo.
E come?
Cirillo sarà felice di poter usare l’intera faccenda contro di te: Ipazia che muore come una vergine martire… Inventerà che poco prima di morire è stata illuminata da Cristo, ha abbracciato la fede cattolica, subito pronta a testimoniarla con la vita. Sulla sua tomba andranno a pregare, ci saranno miracoli, e il tuo palazzo tremerà.
Ma Cirillo verrà a saperlo comunque. Ecco un altro regalo che mi hai fatto, tu coi tuoi intrighi! Pensa se quella donna diffondesse in tutta Alessandria la voce che io ho chiesto la sua mano e lei si è onorata di un rifiuto…
Volevi sposarla per la sua saggezza. Se si comportasse come tu dici si rivelerebbe una sciocca… Sa bene che se lei parlasse tu potresti informare la plebaglia cristiana delle condizioni che ti ha posto. Ipazia disprezza il peso della carne, ma non ha nessuna intenzione di alleggerirsi facendosi fare a pezzi da una folla di monaci cristiani. Anche se l’ho sentita qualche volta, quando era presa da melanconia, dire che in ogni caso la sua fine è già segnata. Una fine violenta.
Allora, cosa mi consigli di fare?
Semplicemente nulla. Lasciare che il suo sdegno filosofico si attenui. Ci vorrà qualche giorno. Vedrai che quando l’immagine di un trono emergerà dalle nebbie astrali e metafisiche che in questo momento sono davanti ai suoi occhi Ipazia capirà che per lei è giusto accettare la tua offerta. Anche lei è un essere umano, e io conosco gli esseri umani. Prima che passi un mese, lei spontaneamente ti scriverà per un accordo. Scommettiamo qualche mulo del Caucaso? Sei d’accordo? Dunque sia così. Tu non fare nulla.
Per un prefetto tormentato dal dubbio tu sei il consigliere più affascinante, dice Oreste. Se io avessi soltanto una fortuna privata, come te, io mi limiterei a godermela, lasciando che il denaro producesse denaro, senza affannarmi…
Non affannarsi: questo è il metodo più sicuro per governare con successo. Ora il tu servo ti lascia. Potrò averti a cena a casa mia domani?
Rafael si inchina ed esce. Appena fuori del palazzo, vede Miriam sull’altro lato della strada. Evidentemente lo sta aspettando, ma fa finta di nulla, lo segue e non appena lui gira un angolo lo raggiunge e lo afferra per un braccio.
Quel pazzo oserà farlo? sibila la donna.
Chi oserà fare cosa?
Sai quello che intendo. Non penserai che la vecchia Miriam porti in giro lettere senza preoccuparsi del loro contenuto? Lui apostaterà? Dimmelo. Sarò muta come una tomba.
Quel pazzo ha trovato in sé stesso una parte della sua anima ancora non divorata dai vermi, e non osa apostatare, risponde Rafael.
Maledetto vigliacco! E dire che avevo concepito un piano così bello. Nel giro di un anno tutti i cani cristiani sarebbero stati spazzati via dall’Africa. Ma di cosa ha paura quell’uomo?
Del fuoco dell’Inferno.
Ci andrà in ogni caso, quel maledetto gentile!
Gliel’ho accennato, con tutta la delicatezza del caso. Ma come tutti gli umani lui preferisce scegliersi personalmente una delle tante strade che portano là.
Che vigliacco! E di chi mi potrei servire ora? Oh, se quella Pelagia avesse tanto intelletto nel suo corpo intero quanto Ipazia ne ha nel suo mignolo, allora io potrei far sedere lei e quel suo goto sul trono dei Cesari. Ma…
Ma lei ha cinque sensi, e abbastanza buon senso da usarli bene, eh?
Non la deriderai per questo? Dopo tutto, a me piace molto. Anche il mio vecchio sangue si riscalda vedendo come conosce bene il suo mestiere. E come lo ama, una vera figlia di Eva!
Certamente lei è la tua allieva di maggior successo, madre. Davvero puoi essere orgogliosa di lei.
La vecchia sogghigna tra sé. D’un tratto si rivolge a Rafael: Guarda qua! Ho un dono per te. E tira fuori un anello meraviglioso.
Madre! Mi copri sempre di regali! Solo un mese fa mi hai mandato questo pugnale avvelenato…
Perché non dovrei? Perché? Prendi l’anello di questa vecchia!
Che splendido opale!
Sì, è proprio un opale. E ha inciso il nome impronunciabile… proprio come quello di Salomone. Prendilo, ti dico. Chiunque lo porti non temerà il fuoco, il ferro, il veleno, e l’occhio di una donna.
Compreso il tuo, eh?
Ti dico di prenderlo! E Miriam afferra la sua mano e glielo infila. Ecco! Adesso sei al sicuro. Ed ora chiamami ancora madre. Mi piace. Non so perché, ma mi piace. E, Rafael Aben-Ezra, non prendermi in giro, non chiamarmi strega e megera, come fai spesso. Sono abituata a sentirmi chiamare così dagli altri, non ci faccio caso. Ma quando lo fai tu… vorrei ucciderti. Per questo ti ho regalato il pugnale. Usavo portarlo io, e temevo che un giorno avrei potuto essere tentata di usarlo, al pensiero di te morto, bello, quieto, la tua anima felice nel seno di Abramo a contemplare tutti i Gentili fritti e arrostiti là sotto. Ti dico di non ridere di me, di non prendermi in giro. Un giorno potrei fare di te il primo ministro dell’imperatore. Se lo volessi, potrei…
Che il cielo non voglia, ride Rafael.
Non ridere! La notte scorsa ho fatto il tuo oroscopo, e so che non hai alcun motivo di ridere. Su di te pende un grave pericolo, ed una grande tentazione. Se supererai la tormenta, nessun potere ti sarà precluso… anche il soglio… Tu salirai al potere. Per i quattro Arcangeli! Tu salirai!
La vecchia svanisce in una stradina laterale, lasciando Rafael molto perplesso. Mosè e tutti i profeti! Ma cosa ci sarà in me, in questa persona pigra ed egoista, da suscitare un amore così selvaggio? Bene, caro Rafael Aben-Ezra, hai un altro che ti vuol bene in questo mondo oltre al mastino Bran. E quindi ancora noie, visto che gli amici si aspettano sempre un qualche ritorno dall’affetto e dai buoni uffici che ti prestano… Mi chiedo se la vecchia si sia impantanata in qualche sordido affare e aspetti un aiuto da me. Santo cielo! Per arrivare a casa dovrei camminare per tre quarti di miglia sotto questo sole. Devo salire su qualche veicolo… con un conducente fetido di cipolle, che magari ne sta ancora masticando una. E per mezzo miglio non ne troverò nemmeno uno. O etere divino! Come Prometeo… e voi brezze dalle ali veloci! Nemmeno una qui. Quando sarà finito tutto? Questa Babele di furfanti e di idioti la sopporto da trentatré anni… E con questa abominevole buona salute che mi accompagna non posso sperare nemmeno in una gotta o in una indigestione. Almeno altrettanti anni in questa Babele… Io non so nulla, non mi importa di nulla e non mi aspetto nulla. Ma non ho neanche la voglia di suicidarmi tanto per far uscire quel po’ di spirito che ho qua dentro, per vedere se ha una qualche forza… ma chi vedrebbe? E magari l’altro versante della tomba è stupido come questo… Quando sarà finito tutto? Quando sarò nel seno di Abramo… o di qualcun altro? Basta che non sia quello di una donna…

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