Fuga dal campeggio

In fuga dalla tendopoli di Manduria (Infophoto)

Si vedono foto eloquentissime, come quella pubblicata sul Corriere, che raccontano la grande e subitanea fuga dalla neonata tendopoli di Manduria. Un abominio: Maroni pensava davvero che centinaia di giovani tunisini se ne sarebbero stati buoni buoni e fermi nel campeggio, desiderosi solo di farsi identificare e magari rispedire a casa? Il ministro leghista si è dimostrato impreparato ad un’emergenza che non dovrebbe nemmeno essere considerata tale. L’Africa si sta muovendo, e le immagini della facilità con cui si può entrare in Italia e muoversi nel suo territorio incentiverà altri flussi, moltiplicherà gli arrivi. Altro che il bossiano “fuori dalle palle”, icastico riassunto di una strategia raffinata e intelligentissima. Il problema dell’Africa in espansione demografica incontrollata è gigantesco, e le menti dei governanti italiani piccine piccine.

10 pensieri su “Fuga dal campeggio

  1. Fabio, sono convinto anch’io che Maroni si sia fatto trovare impreparato. Ma detto questo è palese che se uno Stato accetta che sul suo territorio si muovano cittadini non identificati viene meno alla sua ragione d’essere. Lo Stato moderno non può prescindere dal riconoscimento di coloro sui quali esercita il potere e dai quali riceve il potere. Dopo di che esistono posizioni che dicono lo Stato moderno non ha alcuna ragion d’essere. Ma di questo parere non sono i nostri vicini che non credono affatto alla diluizione degli stati nel crogiuolo improbabile (dal punto di vista istituzionale) dell’Europa unita e che delle nostre fole umanitarie se ne fregano bellamente. Le tendopoli saranno un abominio ma questi non sono profughi o se lo sono provengono da una situazione che loro stessi hanno creato con la loro rivoluzione che mi pare non si sia trasformata in alcuna guerra civile. Sulla natura di queste presunte rivoluzioni poi ci sarebbe molto da sapere. Se fatte da chi era oppresso non si capisce perché appena levata l’oppressione ci siano masse che sentano l’insopprimibile bisogno di emigrare senza provare almeno a migliorare la loro situazione visto che hanno dato prova di imporre un cambio di regime. Mah. Mi suona molto strano o molto ben orchestrato. Cmq noi siamo il ventre molle dell’Europa in tutti i sensi e forse siamo alla fine dell’Italia come l’avevamo pensata: un paese che ormai aspetta solo di essere sostituito da altri popoli e da altre genti… le nostre hanno finito.

  2. Ci sarebbe poi molto da commentare sul titolo del Corriere che attribuisce a Mantovano la frase: «Basta con la logica del tutti al Sud». Da due giorni alla Stazione centrale di Milano ne arrivano a decine. Ieri sera. complice lo sciopero. tornavo dal lavoro e ho preso la circolare di superficie 90, soprannominata Marakesh Express, alle 23: non ti dico l’affannarsi nello smistamento di persone, sacchi sacchetti, il tutto nel caos e nella follia di una città ormai abbandonata dai suoi stessi cittadini. I pochissimi italiani erano accantucciati nell’angolo vicino al manovratore. Quando la 90 è passata davanti a un pacchetto da sempre luogo di prostituzione, tutto uno sbracciarsi e urlare dai finestrini del tram. Malebolgie è un posto migliore. Non va bene così, così c’è solo la fine di qualsiasi tessuto sociale perché il cittadino non deve sentirsi al sicuro e tranquillo solo se frequenta i centri Caritas, i comitati di quartiere che fanno le cene multietniche, o i centri di ascolto o gli avvocati di strada o tutte le altre mille iniziative che rendono ospitale il mondo. Il cittadino deve sentirsi sicuro e tranquillo anche se non porge la carità a chi gli tende la mano; anche se fa i fatti suoi, anzi proprio quando fa i fatti suoi perché questa è la cittadinanza moderna che dovrebbe essere garantita a tutti coloro che calcano un suolo determinato da storia, lingua e cultura. Tutto il resto viene dopo, ma prima ci devono essere in opera queste garanzie altrimenti è la fine.

  3. Caro Riccardo, il mio “abominio” non si riferiva certo all’idea di trattenere i migranti in un luogo per identificarli, ma al modo dilettantesco in cui è stato attuato. Sicché uno si interroga sulla selezione della classe politica. Siamo governati da cretini, incapaci di elaborare strategie a qualsiasi livello. E’ chiaro che uno Stato, finché è tale, non può farsi impunemente invadere, neppure pacificamente. La domanda “che farete se invece di 5.000 ne arrivano di colpo 50.000 o 100.000?” non è peregrina.

  4. La domanda sulla selezione della classe politica è legittima ma conosciamo la risposta almeno da 150 anni. Cerchiamo almeno noi che non abbiamo nulla da perdere di dirci le cose che vediamo. Non c’è momento della storia unitaria nel quale la classe politica non si sia dimostrata deficitaria nei confronti del movimento storico. Tutta, compresa quella che di volta in volta esce perdente… o vincente a a metà. Nota anche questo unico e straordinario modo di vedere le cose che è solo italiano: la vittoria nella Grande Guerra? È mutilata! La Resistenza? È tradita! La Costituzione? È inapplicata! Noi procediamo con questa mitologia dimidiata che attanaglia il vivere civico. Ma dal momento che consente cmq la decenza di certi nostri bisogni elementari, che si riducono al mangiar bene e al godere del buon clima e di ciò che resta del nostro bel paesaggio (concetto per altro introdotto da altri) ci va bene così, anzi è grasso che cola. Vuoi mettere a romperci le balle a far funzionare una macchina amministrativa quando fuori c’è Posillipo? O quando a un tiro di schioppo vai a pescare? Ma no dai è ora di finirla con l’Italia. Era considerata espressione geografica… che ci ritorni e si tolga una buona volta dai piedi! Noi siamo solo una comunità di linguaggio e ben che ci vada possiamo parlare tra di noi; ogni altra operazione più o meno complessa di costituzione e condivisione ci è ontologicamente vietata e si risolve in grottesche farse partecipate al mondo. Maroni è un cane? Va bene, ma per tirarlo giù non puoi abbattere i principi grazie ai quali se ci fosse un altro al suo posto sarebbe costretto a comportarsi con più efficacia! Non si può sempre giocare con le tre tavolette. Meglio, molto meglio, molto più dignitoso finire! Ma come ai disabili gravi, agli stati vegetativi si propone l’eutanasia e per una nazione che non è una nazione; per un agglomerato umano che è poco meno di un’orda e meno di una massa informe?

    1. Caro Riccardo, avendo io un figlio disabile intellettivo gravissimo, e facendo di tutto per assicurare a lui e a quelli come lui una condizione di vita dignitosa, devo affrontare la questione Italia in un altro modo.

  5. Ci mancherebbe. E il finale del post era proprio perché sperimentiamo la sbrigatività con cui la nostra comunità tratta le situazioni come le tue o le mie: la mia famiglia ha curato nostra madre malata di Alzheimer per nove anni risparmiandole la casa di riposo fino alla morte senza mai ricevere, dico mai, il benché minimo aiuto da parte del Comune, la minima attenzione; nessuno ha mai chiesto nulla, nessuno ci ha detto avete bisogno di aiuto? vi serve qualcosa? ce la fate? Solo l’assegno di accompagnamento che si aggiungeva alla pensione di casalinga di mia madre che era, lo giuro, di 12 euro e 50 centesimi al mese!!!! E mio padre ora ne prende poco più di 800 gli stessi che percepiva quando sua moglie era in vita. No, davvero basta: ognuno combatta la battaglia che si trova a combattere, ma basta con l’Italia, basta con la sua schifida retorica, con il dileggio ostentato di ogni soluzione razionale e giusta a vantaggio della mozione degli affetti, di quell’ansia moralista seconda la quale basta esprimere una compiaciuta compassione con qualcuno dei mille guai del mondo che la scatola di Pandora continua inesorabile e scaraventar fuori per sentirsi dalla parte giusta. Sto dalla parte sbagliata. Certo, snch’io continuo a battermi per le cose e i problemi che mi stanno a cuore cercando di risolverli. Ma sul piano della consapevolezza intellettuale, per quanto poca valga e significhi, ho imparato un assoluto, totale e privo di qualsiasi risipiscenza, ateismo politico. Mi servo di ciò che c’è, all’interno del quadro normativo dato, lo modifico come ho fatto (non da solo ovviamente e con persone che non la pensano come me) con il dlgs 122 ma non nutro alcuna illusione su ciò che riguarda le sorti della nostra comunità nazionale. Che vada a farsi fottere con le sue retoriche e le sue sceneggiate. Scusa lo sfogo ma che ci si debba piegare sempre sulle disgrazie altrui per far finta di aver risolto le nostre quando non sono mai state risolte e mai lo saranno, mi sembra un insulto a quel poco di sguardo che ancora riusciamo a dare sulla realtà.

  6. Per come la vedo io è un teatro di ipocrisie. Difendere l’inviolabilità del territorio alla vecchia maniera – impedendo gli sbarchi o adoperando la violenza nei rimpatri forzosi – significherebbe sostenere azioni che la nostra cultura attuale interpreterebbe come “naziste”, nessuna parte politica nello stato attuale di esasperazione può ancora farsene carico, né tantomeno immaginare di essere in grado di risolvere quei problemi “in casa loro”. Io suppongo che si sia lasciato deliberatamente sovraffollare Lampedusa, per poter gridare allo “tsunami umano” già con le prime 5000 persone, che per uno Stato di 50 milioni è una bazzecola. Strillare già da ora servirà a preparare la retorica necessaria alle varie azioni, un po’ spregevoli rispetto agli “ideali” da tutti conclamati, che serviranno a rendere l’esodo il più esiguo e penoso possibile, delegando alla provvidenziale fatalità mare e dei deserti la deterrenza che non è più nelle nostre corde. Tutto quanto si svolge miopemente, a tastoni e piccoli aggiustamenti, e d’altra parte chi mai dispone di una “visione” autenticamente più ampia? Crisi finanziaria, crisi economica, crisi energetica, crisi ambientale forse muteranno completamente il volto del mondo in pochi anni: l’umanità torna ad apparire un esperimento folle, come è sembrato per così tante volte nella sua storia, ma questa volta disponiamo di radioisotopi contaminanti che durano migliaia di anni e di virus progettati artificialmente. Forse è la volta buona per quegli scenari alla Mad Max che il cinema ha così meticolosamente prefigurato. O forse no, forse le cose andranno un poco meglio, o degraderanno un po’ più lentamente. Sinceramente non riesco proprio a sondare le reni della super-bestia, e capire quali scatti o contorsioni siano nelle sue possibilità.

  7. la mia mente non è certo più grande di quella dei politici e su questa immane questione, anche leggendo i commenti di riccardo mi è venuto alla mente un quadro con il mare, la luce che acceca, il vento saporoso delle onde, come un insieme unico, interrotto all’uimprovviso e inesorabilmente dalla sagoma di una fregata militare, acciaio, bandiera, torrette.
    in sottofondo, invece del rumore delle onde, arriva il suono di una canzone, quella di Patti Pravo, due accordi di chitarra e poi la voceche fa “pensiero stupendo…, nasce un poco strisciando . Meglio non dire, davvero. mentre invece
    mi è piaciuto l’accenno alla connaturata deficenza della classe politica, (ma la deficenza penso si possa estendere un po a tutte le classi,) di fronte all’irrompere della storia

    ciao,k.

  8. Almeno ricordiamo che l’emergenza kosovara, qualche anno fa, (50000 profughi, mi pare) è stata gestita diversamente. Detto da uno che non stravedeva per i governi di centro-sinistra. Insomma, non è che tutto è uguale a tutto: esiste anche la differenza tra organizzazione e dilettantismo.

  9. FOEURA DI BALL. “Gli immigrati arrivati in Italia sono illegali e devono tornare in Tunisia. Non hanno diritto alla protezione ex dir. Eu 55/2001”. Lo ha detto il ministro degli Interni spagnolo, Alfredo Rubalcaba, a Lussemburgo dove si è appena concluso il Consiglio dei ministri degli Interni Ue. Eppure Rubalcaba, detto Alfredo el Mediator, è il candidato socialista per il dopo-Zapatero, nonché un adepto del verbo multiculturalista, che però poi alla prova dei fatti agisce con maggiore spietatezza e inflessibilità del povero Maroni, definito addirittura « assassino », « assassino di migranti ». Quella di Alfredo Rubalcaba, è la stessa inflessibilità istituzionale dimostrata dagli altri ministri europei, espressa però in tono burocraticamente forbito, senza mai dire una parola fuori luogo. Da noi, invece, Bossi dice, anzi ringhia « foeura di ball », esprimendo lo stesso concetto degli altri ministri e politici europei, solo che lo fa in modo pittoresco, esagitato e volgare. Che dire ? Tra il formale ed elegante doppiopetto di un Alfredo Pérez Rubalcaba político- español- perteneciente –al- Partido -Socialista -Obrero -Español, e la canottiera del senatore Umberto Bossi, il più caruccio sembra Alfredo el Mediator. Il più caruccio, ma al redde rationem concreto, anche forse il più spietato e inflessibile, se non il più fetentone. E’ la politica, bellezza. Vatti a fidare delle apparenze ! D’altra parte, qualcuno potrebbe essere tentato di dire ai bossiani più esagitati di lasciar perdere le loro pittoresche dichiarazioni- foeura di ball – e mantenere un atteggiamento istituzionale più sobrio e dignitoso. Non sarebbe un consiglio molto produttivo. Non tanto perché “a lavare la testa all’asino, si perde il tempo, l’acqua ed il sapone!”, ma perché le colorite opinioni dei leghisti sono condivise da gran parte del popolo. Un popolo testardo, refrattario all’Alta Cultura e che può apparire gretto e meschino, e forse lo è, però non scemo al punto di lasciarsi sedurre dal Rifugiato onnipotente, come fa invece la classe letterata europea, pronta a celebrare e ad accogliere la barbarie, ieri nel nome di Che Guevara, Pol Pot e Mao Tse Tung con le bandiere rosse al vento, e oggi in nome del romantico, bellissimo e sfigatissimo Povero Rifugiato Onnipotente (PRO).
    In un seguito di travestimenti multipli e pirateschi, è la gioventù dell’Africa che viene dal mare, una gioventù verdeggiante , a un tempo esaltante ed oppressiva. Invece di finire schiacciato, immobile, bianco ed immobile per sempre, nel tentavo di difendere il proprio doppiopetto e la propria canottiera, le proprie favole e il proprio benessere, un vecchio ed onesto letterato europeo, medio-europeo, non può che augurarsi l’apertura alla bontà dei meticciati e delle contaminazioni di ogni genere ? Forse sogna di schiattare sotto una gioventù verdeggiante ? Sarebbe la ricchezza corrosiva della vita e di una storia che, per fortuna o sventura, non ha ancora chiuso bottega.

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