Decenza

Qualcuno trova “indecente” il Palio di Siena. Lo trova indecente perché i poveri cavalli vi subiscono violenza e rischiano la morte. La cultura vittimaria contemporanea si espande, ma rimane incoerente al suo interno e scarsamente critica. In realtà, essa non può che avere una natura parziale, e non vede mai l’intera scena. Per il semplice fatto che anch’essa è costantemente alla ricerca di oggetti da vittimizzare. Così, i teneri animalisti che vorrebbero sopprimere il Palio di Siena non si chiedono come viva la povera vacca il cui latte stanno sorseggiando al bar. Forse non sanno nemmeno che negli allevamenti industriali da cui quel latte proviene le vacche vivono in spazi ristretti, e sono costrette ad alimentarsi in modo totalmente innaturale per un ruminante, con pastoni che contengono di tutto, soprattutto mais che in natura la vacca non mangia (i ruminanti non mangiano semi). Sono fecondate artificialmente, perché per fare il latte una vacca deve prima partorire. Dunque, l’esistenza di un gran numero di vitelli destinati a diventare fettine in breve tempo è condizione necessaria perché vi sia un’ampia disponibilità di latte. Consumo di latte e strage di vitelli sono legati indissolubilmente. Perché una vacca deve avere meno diritti di un cavallo?

6 pensieri su “Decenza

  1. Sottoscrivo, caro Fabio, sottoscrivo.
    Simili “sviste” sono tipiche dell’ uomo moderno, che vi incorre in ogni campo, non soltanto in quel di Siena, e che investono la gran parte delle sue manifestazioni pseudo-affettive e della sua pietà.
    In un certo senso vi ravviso una sorta di cecità tutta infantile, ed un pizzico di malafede, ché quella non manca mai, quando si tratta di cose umane.
    Oggi ho anche appreso che i tori hanno più dignità in Spagna anziché in Francia: quest’ ultima, infatti, offre ospitalità alle corride che saranno sospese dai suoi vicini oltrepirenaici…

  2. Quella del toro è una questione parallela. Infatti vogliamo paragonare la vita del toro da combattimento prima del sacrificio a quella di un vitello da ingrasso? Io sceglierei la prima, anche perché più lunga.

  3. Anch’ io, ma non per la durata, però. Direi piuttostoi, per quel che mi riguarda, per quello spiraglio di “dignità” (in una visione tutta umana) che esiste tra avere o non avere affatto la possibilità di incornare il tuo carnefice prima che ti sacrifichi: almeno si avvicina ad un’ idea di scelta.

  4. L’argomento è interessante e sono d’accordo che vada affrontato senza fondamentalismi .

    Però razionalmente e senza trucchi retorici .

    1) La raffigurazione dei teneri animalisti che sorseggiando al bar vogliono sopprimere il palio di Siena senza minimamente preoccuparsi della vacca da latte non è reale .Che ne sa chi scrive delle preoccupazioni dei teneri animalisti ? Perché generalizzare un immagine che non è generale ?

    2) Perché mettere in conto agli animalisti quello che loro non hanno provocato ? Ossia il trattamento dei vitelli negli allevamenti intensivi ?

    3) Portando all’estremo il discorso contenuto in questo scritto, fino a che ci sarà qualche luogo della terra in cui un individuo soffre la fame non sarà piu’ possibile contestare la minima ingiustizia sociale o economica .
    Perché infatti quel bambino africano dello sperduto villaggio “dovrebbe avere meno diritti ” di un pensionato occidentale ?
    4) Chi ha detto “ ama il prossimo tuo” e non invece “ ama tutto ciò che si muove nello stesso modo “ probabilmente conosceva già la perversione di questo argomentare e le falle che esso apriva per la falsa coscienza dell’uomo umano .

  5. 1. Chi scrive sa parecchio dei “teneri animalisti” e della cultura vittimaria di cui sono espressione. E’ chiaro peraltro che una certa generalizzazione è inevitabile in molti generi letterari. Evitarla è impossibile, resterebbe solo il silenzio.
    2. Io non sostengo che siano stati gli animalisti a causare le condizioni in cui vivono le vacche. Essi fanno parte di un sistema che causa questo, e non lo mettono realmente in discussione, perché la maggior parte di loro sono animalisti puramente sentimentali.
    3. Qualsiasi discorso può essere portato all’estremo e al paradosso: è nella natura dell’umano, che è paradossale nella sua stessa fondazione. Ma il portare all’estremo non è una buona forma di argomentazione.
    4. In effetti, la tradizione ebraico-cristiana non è per nulla animalista.

  6. Ho comprato un coscio di tacchino fresco a 0,85 euro. Sono prezzi stracciati che mi fanno pensare che comunque queste vite di volatili disgraziati non abbiano alcun valore: gran parte di quelle bestie fatte nascere, allevate, ammazzate in men che non si dica, vanno anche buttate perchè le confezioni scadono. Non sono animalista ma per me si dovrebbero fare scelte diverse. Si potrebbe benissimo mangiare carne una o due volte e settimana e riconoscere un valore al povero animale di cui legittimamente ci nutriamo.

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