
I santi che hanno approvato la Crociata, l’Inquisizione o la conquista dell’America. Penso che abbiano avuto torto. Non posso ricusare la luce della coscienza. Se, pur essendo tanto al di sotto di loro, su questo punto io vedo più chiaramente, dovevano essere accecati da qualcosa di ben potente. Questo qualcosa è la Chiesa come cosa sociale, come àmbito del Principe di questo mondo. Se ciò ha fatto loro tanto male, quale male non farebbe a me? (II, 250)
Questo passo pone il problema della verità nella sua relazione allo scorrere del tempo. Le visioni del mondo e i costumi mutano di società in società, di epoca in epoca. Leggiamo ora il Sillabo del 1864, nel quale sono affermazioni della cattedra di Pietro che oggi ci appaiono assolutamente inaccettabili, anzi che oggi il Magistero ecclesiastico stesso rifiuta, proponendo invece il loro contrario.
Ad esempio, la proposizione condannata XXIV recita: “La Chiesa non ha potestà di usare la forza, né alcuna temporale potestà diretta o indiretta”. Quindi il Papa di allora afferma ex cathedra che la Chiesa ha il diritto di usare la forza, ed esercita di diritto un potere mondano. E si condanna altresì l’affermazione (LV) che “È da separarsi la Chiesa dallo Stato, e lo Stato dalla Chiesa”. Quindi secondo il Papa di allora Stato e Chiesa non devono essere separati. E si potrebbero citare molte altre affermazioni di quel pronunciamento dottrinale pontificio che la stragrande maggioranza dei cattolici di oggi non può accettare. Ma se vengono relativizzate al contesto storico-culturale divengono appunto relative. E si debbono pensare come relative anche le affermazioni papali odierne.
E’ possibile una “opinione pubblica” all’interno della Chiesa? Di fatto esiste, ma i suoi contorni sono confusi, e dal punto di vista dottrinale estremamente problematici. Lo si è visto nel recente caso Williamson. Nella sua lettera ai vescovi Benedetto XVI evidenzia un fortissimo disagio per le critiche al suo gesto di riconciliazione emerse all’interno della Chiesa, e loda quei cattolici che hanno mostrato “fedeltà immutata verso il Successore di san Pietro”. Ma che significa oggi “fedeltà al Papa”?
La consapevolezza della relatività di buona parte del modo di essere religioso allo spirito dei tempi (per cui ad esempio si dovrebbe “comprendere” la prassi dell’Inquisizione in relazione alla cultura del tempo, ecc. ecc.) è strettamente legata al relativismo come visione della realtà. Una volta accettato che si deve perdonare ad Agostino il suo teorizzare l’uso del braccio dello Stato contro gli eretici perché così volevano i suoi tempi, dove si porrà l’inviolabile locus del “vale per sempre”?