Englaro

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Ho spesso meditato sulla fine della vita (qui, ad esempio), e le modalità con cui avviene nelle nostre società tecnotroniche. Casi come quello di Eluana Englaro sono già accaduti, e altri se ne presenteranno, perché i continui progressi della tecnoscienza applicata alla medicina costituiscono un fronte mobile che l’etica collettiva fatica a seguire. Anche negli Stati Uniti casi analoghi hanno causato una spaccatura nell’opinione pubblica, ma in Italia questa avviene ora con i tipici tratti di ogni frattura del Paese dei Guelfi e Ghibellini. Che è anche il Paese di Machiavelli. Ingenuamente, ci si potrebbe chiedere come sia possibile che tutti i ministri in carica, senza eccezione alcuna, siano stati dell’opinione che occorresse intervenire con una legge approvata d’urgenza per impedire la morte della Englaro, mentre i pareri tra la gente (indipendentemente dal credo politico professato) sono molto più incerti e variegati. Naturalmente, si dovrebbe essere del tutto all’oscuro della costituzione mentale del politico italiano tipo per porsi una siffatta domanda ingenua. La verità evidente a tutti è che il caso, in sé terribile, è stato usato strumentalmente. Anche dal padre della sventurata.

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Tuttavia, penso che lo scandalo per gli schiamazzi e la guerra intorno alla povera lungo-morente, e ora intorno al suo cadavere, che sono continuamente denunciati da coloro stessi che schiamazzano (e urlano paradossalmente che bisognerebbe tacere, rispettare, e intanto denunciano gli altri che non tacciono), sia uno scandalo privo di fondamento. Infatti il corpo del morto è per sua natura un oggetto di accentramento, tende a costitursi sempre come oggetto centrale, è sempre sacro, e fa scaturire religione. Intorno al cadavere si combatte per appropriarsene, da sempre. Cambiano solo i modi dell’appropriazione. Questo è radicalmente umano: l’umano è colui che seppellisce i morti, ma lo fa perché essi sono l’oggetto di rappresentazione per eccellenza. Come tali, essi generano pacificazione  e conflitto. Per questo, le spoglie della Englaro saranno oggetto di battaglia ancora per molto tempo.

D’altra parte, Peppino Englaro ha compiuto un gesto pienamente comprensibile (anche se personalmente non lo condivido). Il gesto è quello di rendere il corpo della figlia amata centrale non solo per sé e per i familiari, come accade nella comune esperienza della morte , ma per l’intera nazione. Lo ha fatto utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione, e vi è riuscito. Con questo, senza esserne cosciente, ha reso quel corpo sacro e centrale per tutti. Così il sacro ancora una volta trionfa, pur in un contesto che si considera (erroneamente) estraneo ad esso. Trionfa per il semplice fatto che esso è costitutivo della paradossale natura dell’umano.

3 pensieri su “Englaro

  1. In effetti, ho visto ieri Pannella a “Otto e mezzo” citare la propria esperienza di digiuno della sete per sostenere che chi muore disidratato non soffre per nulla. Lui è uno che ben conosce la centralità del corpo morente. Poiché ambisce al Centro più di ogni altro in Italia, lì ha collocato il proprio corpo, sempre di nuovo per fame e sete (pseudo) morente…

  2. Quel che c’è di miserabile è proclamare a gran voce che la “liberazione” dal corpo della sventurata tarda-a-morire si svolge in un quadro di legalità giuridica. E che la morte sia “compatibile con il protocollo” – un protocollo terminale di gestione socialdemocratica dei cosiddetti “bisogni della gente” definito “ottimale” e “di routine”.
    Uno spettacolo molto brutto fra quello che resta dei riti e dei detriti del sacro.

    Sgradevole come se se si fossero invitati i giornalisti alla Crocifissione . Non se ne esce fieri. La vita e la stessa idea di vita ne escono mortificati.

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