3 pensieri su “Aleksandr Solženicyn

  1. Io non avverto la cosiddetta “dissonanza cognitiva” come spiacevole: è un elemento di curiosità, di stupore, senza ritenere, riconoscendola, di essere necessariamente dalla parte del “meglio”. Così mi stupisco di quanto poco sia stato ricordato, in certi ambiti, quest’uomo, nella cui opera (soprattutto in quella, corale e “totale”, che è Arcipelago Gulag) ho trovato forse l’approssimazione migliore (e priva di tutte quelle affettazioni sentimentali ..) a quel “flatus voci” che continuo a ritenere essere la parola “spirito”: se c’è uno spirito, è forse quella misteriosa componente che rende possibile simili vite, e simili opere.

  2. PS – mi accorgo come l’uso del termine “dissonanza cognitiva” non sia molto corretto, eppure, rispetto ad un più comune “contrasto di opinioni”, o di sentimenti, mi rievoca meglio quella sorta di continuo adattamento cognitivo e sentimentale (in buona parte inconscio) che è correlato alla vita di queste comunità virtuali. In questa dinamica, il blog personale si pone forse come un necessario elemento di resistenza all’assimilazione :-)

  3. Sono d’accordo sul fatto che oggi per parlare di Spirito occorre leggere prima qualcosa. Per me sono le opere di Salamov, Herling, Wiesel e Solženicyn. Lo Spirito esiste in relazione all’Anti-Spirito.

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