Manifesto dei conservatori 1

scru.jpgRoger Scruton è un pensatore che a me piace molto. In parte per la mia anglofilia, in parte perché è un conservatore, in parte perché ha scritto un libro in difesa della caccia. Il suo Manifesto dei conservatori, che esce ora nella collana diretta da Giulio Giorello per Raffaello Cortina (trad. di D. Damiani – brutto titolo italiano, l’originale è A Political Philosophy), è un libro da leggere assolutamente. Qui esaminerò alcuni dei suoi passaggi fondamentali. Scruton è intanto un difensore dello Stato-Nazione, e sospettoso nei confronti degli organismi sovranazionali. Eccone un passo:

qualunque allargamento della giurisdizione oltre le frontiere dello stato-nazione conduce a un calo di responsabilità. Prendiamo l’esempio della Commissione Europea: dal momento della sua istituzione nessun contabile è stato in grado di far valere le sue relazioni e quando si permette di attirare l’attenzione pubblica su questo fatto può persino essere destituito dal (teoricamente responsabile) Commissario che lo considera incapace di ricoprire il suo ruolo. Lo scandalo che ne consegue dura per qualche giorno, ma il Commissario in causa – nel caso più recente Neil Kinnock – si limita a veleggiare nella tempesta con un sorriso, certo che nessuno sia autorizzato a destituire lui a causa di una così irrilevante interpretazione personale delle regole. Se si guarda ad altre istituzioni transnazionali, si scoprirà che prevale un analogo tipo di corruzione e gli organismi delle Nazioni Unite ne hanno data ampia dimostrazione – UNESCO, OMS, ILO (Organizzazione internazionale per il lavoro – OIL) in ugual misura.` Nessuno è autorizzato a fare la guardia a questi guardiani, visto che la catena di responsabilità che consente ai cittadini comuni di sollevarli dagli incarichi è stata efficacemente interrotta.
In poche parole, la responsabilità è un sottoprodotto naturale della sovranità nazionale messo in pericolo dall’autorità transnazionale. Anche se l’idea di diritti umani è associata alla Dichiarazione universale dei diritti umani, uno dei principi dello Statuto delle Nazioni Unite, questo universalismo va preso con un pizzico di buonsenso. I diritti non nascono solo perché si enunciano: nascono perché possano essere fatti rispettare; e possono essere fatti rispettare solo dove vi sia un principio di legalità. D’altra parte, si dà un principio di legalità solo dove esista una giurisdizione comune, grazie alla quale l’entità che applica la legge ne è anche soggetta. Al di fuori dello stato-nazione, in epoca moderna, queste condizioni non si sono mai prodotte. (p. 27)

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