Visita a Godenholm

Sono due i racconti di Ernst Jünger tradotti da A. Vigliani e pubblicati sotto il titolo del più lungo di essi, Visita a Godenholm (Adelphi 2008). Quest’ultimo è dello Jünger che mi piace meno, il narratore esoterico cui dell’autentico narratore manca la forza di creare personaggi vivi, veri caratteri.
Quello che davvero è bello, nella sua concentrata brevità, è il racconto più breve, un pugno di pagine: La caccia al cinghiale, di algida perfezione. Narra di un giovane che ha sempre bramato diventare un cacciatore perché si è innamorato di un fucile, e lo ha quasi ipostatizzato. La prima volta però che si trova fra cacciatori autentici, e ha la ventura di abbattere, fortuitamente, un poderoso verro, viene spiritualmente a sua volta abbattuto dal gesto compiuto, dall’uccisione di un essere così vitale, e dallo squartamento che, secondo il rito, ne fanno gli uomini.
«Quella fu la prima sera in cui Richard si addormentò senza aver pensato al fucile, e fu il cinghiale a prenderne da allora il posto nei suoi sogni» (p. 23). In verità, è malsano l’approdo alla caccia che viene dall’innamoramento per le armi. Solo il cammino opposto, dall’innamoramento per gli animali alla loro caccia è saggio e divino.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...