Radicali?

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Debbo essere politicamente ottuso. Infatti, non capisco il senso dell’immissione di un gruppo di radicali nelle liste del PD. Credevo che il PD nascesse dal tentativo di fusione di due culture politiche, quella di origine comunista (all’italiana e diluita) e quella del cattolicesimo di sinistra (grosso modo, e meno diluita). Entrambe queste culture politiche non hanno mai amato i radicali, sono profondamente estranee al modo di essere e di pensare l’azione politica che è proprio dei radicali. Io non ho mai amato, a mia volta, costoro: anzitutto per una questione di stile. Non mi piacciono i commedianti e i vittimisti, e i radicali incarnano questi due aspetti al massimo grado. Non fanno che lagnarsi di non essere al centro dell’attenzione mediatica e sono soliti digiunare per porvisi (ed hanno una fisiologia differente da quella comune, infatti io se non mangio per due giorni non sto in piedi, e loro dopo venti o trenta di digiuno vanno in TV a discutere con calore). E’ chiaro che non sono affatto un partito laico. Sono il meno laico di tutti. Infatti hanno un profeta e sacerdote (Pannella) il cui verbo è incontrovertibile, e la loro prassi politica ha tutte le connotazioni del sacro. Infatti il sacro è connotato da un Oggetto Centrale e da una Periferia composta dai membri del gruppo umano, che per il Centro provano un senso di attrazione irresistibile e insieme di orrore. Ogni membro della Periferia tende a farsi Centro, ma per collocarsi in quel punto deve passare attraverso il risentimento degli altri membri: deve farsi in qualche modo vittima prima di poter assumere il Potere Sacro. Il digiuno è da sempre il metodo per eccellenza dell’autovittimizzazione che consente l’accesso al Centro Sacro. I radicali, dunque, costituiscono il raggruppamento politico più arcaico presente sulla scena del Paese. Sono anche, non a caso, il gruppo più scenico, ma questo dimostra soltanto come la scena mediatica non sia altro che una riproposizione tecnologizzata dell’antica scena della rappresentazione sacra.
Detto questo, le due culture fondanti del PD sono culture politiche della mediazione, quella radicale è una cultura della rappresentazione sacra e dell’anti-mediazione sacrificale. Pensare che possano convivere è folle. Quello veltroniano è dunque un gesto machiavellico, di pura acquisizione di voti. Ma è un machiavellismo cieco. Una parte del possibile elettorato del PD detesta i radicali, e non li voterà mai. In termini biecamente contabili domanderei a Veltroni: quanto pensi di perderci e quanto di guadagnarci?

2 pensieri su “Radicali?

  1. I radicali portano contributi occulti e sopraffini.
    Un partito dalle percentuali esigue ma dalle aderenze importanti.
    La vera voce dell’illuminismo massonico.
    Pannella e Scalfari hanno cambiato l’Italia più di Cavour e Garibaldi.
    In peggio, ovviamente.

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