Berlinguer e l’Aggiustatore

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Ho appena pubblicato la mia Cronica L. Comincia così:

Berlinguer e l’Aggiustatore. Qualche giorno fa, nell’ambito del dibattito tra le varie componenti del nascente Partito Democratico, è saltato fuori un Appello per il sapere, firmato tra gli altri da Giuseppe Fioroni e Luigi Berlinguer, appello che si presenta come semplice elenco di luoghi comuni, banalità, falso buonismo e buoni propositi, cui nessuno che sia dotato di un grano di sale può minimamente credere. Si comincia maluccio, direi. Ma già quell’accoppiata tra Ministro ed ex Ministro della Pubblica Istruzione doveva far riflettere. Soprattutto coloro (e non sono pochi) che vedono Fioroni come portatore – come dire? – di tradizionale ragionevolezza. Dovrebbe ancor più far riflettere la breve ma molto illuminante intervista rilasciata da Berlinguer a Giulio Benedetti, e pubblicata sul Corriere della Sera del 6 settembre (vorrei chiamarlo di nuovo il Corriere dello Zar, come faceva un foglio di sinistra tanti, tanti anni fa). L’intera pagina 6 è significativa del clima attuale. Titolone: Sanzioni ai prof assenteisti e medie più dure. Titolo dell’intervista a Berlinguer: Berlinguer: La mia riforma ha resistito. Ora sono possibili le pagelle ai docenti. Non occorre essere degli esperti della comunicazione massmediatica o dei semiologi raffinati per comprendere il senso di una titolazione del genere. Il problema della scuola sono i professori.

L’intervista va letta attentamente, e pesata parola per parola.

Chiede dunque il giornalista. “Professore, il ministro Fioroni sta smontando la riforma Moratti. Ha l’impressione che sia stato svitato qualche pezzo della sua riforma?” Noi abbiamo sempre sostenuto che tra la Signora Brichetto alias Moratti e Luigi Berlinguer non vi fosse una sostanziale differenza, e che ciò che appariva in essi fortemente divergente fosse soltanto marginale: abbiamo anche chiamato le due riforme riforma B&B, a indicare che in fondo la visione della scuola era la stessa ( soprattutto nel modo di intendere la modernizzazione e il ruolo – miserevole – dei docenti). Ma il Ministro del Concorsaccio e della distruzione dell’esame di maturità risponde: “No. mi sento fortemente valorizzato [corsivo mio] dagli interventi di Fioroni. Sono prima di tutto per la scuola di qualità, solo che penso che deve essere equa e deve poter insegnare a tutti“. Ovviamente, a questi Sinistri per decenni non è passato per la testa il sospetto che l’equità realizzata in quegli stessi decenni fosse essenzialmente una dequalificazione degli studi, che ha privato gli allievi poveri migliori della possibilità di affermazione sociale, e rafforzato l’egemonia delle classi ricche, che si possono permettere il master ad Harvard. Ma tranquilli, si stanno svegliando, come si vedrà fra breve.

Per leggere l’intera Cronica:
http://www.bibliosofia.net/files/CRONICA__50.htm

2 pensieri su “Berlinguer e l’Aggiustatore

  1. caro professore,
    vorrei poterle dire che non è così, e che lei vede sempre e solo il lato negativo delle cose. Speravo che avrei incontrato una situazione diversa all’università. Ma non è così. Ciò che conta non è la preparazione, lo studio, la passione per il sapere. Anche perchè ormai l’università non è più una conquista, ma solo un cuscinetto, un modo per temporeggiare prima di trovare un lavoro. E così mi trovo a seguire corsi con studenti svogliati che, a lettere, non conoscono nemmeno le regole dell’ortografia, ma vogliono diventare… professori!!! tremo quando penso che se avrò dei figli, qualcuno dei miei compagni di corso sarà il loro insegnante.
    Ma lei crede davvero che ci sia una soluzione? Penso che sia impossibile. Servirebbe una rivoluzione della mentalità comune e diffusa. Ma quando parlo di “scuole dell’eccellenza” mi sento dare della fascista (perchè poi?). E quando dico che il livello di preparazione fornito dall’università è bassissimo, che posso ottenere voti anche alti senza nemmeno aver studiato, che mi sto per laureare senza aver nemmeno seguito un corso sulla divina commedia, o che Tasso non fa parte di alcun programma d’esame… è sempre colpa dei professori.
    Ben venga l’equità, caro professore, ma non se si tratta di adattarsi sempre ai peggiori, o agli svogliati. Perchè voler fare o saper fare è oggi una colpa? Spero che sia come dice lei, che davvero qualcuno si stia svegliando.

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